
di Gianvito Caldararo
Intesa per le sberle. Non è bastato il risultato delle elezioni amministrative del 28 e 29 maggio di Brindisi, dove il candidato sindaco del centrodestra, Pino Marchionna, un socialista della Prima Repubblica, ora espressione di Forza Italia, vince sul candidato del M5S, l’avv. Roberto Fusco, voluto da Conte e subito dalla Schlein. Il PD si attesta sul 13,9%, mentre la lista del M5S si ferma sul 5,1%.
Dove si è mai visto che il candidato sindaco deve essere espresso dalla lista meno suffragata? Perchè il candidato del centro-sinistra non è stato scelto dalle primarie? Conte, che ha Brindisi è stato più volte per animare la campagna elettorale e sostenere il suo candidato, puntava alla vittoria per dimostrare che la coalizione a trazione “pentastellata” è quella vincente. Invece, è arrivata una sonora batosta.
Non contento del risultato di Brindisi, punta a rifarsi alle elezioni regionali del 25 e 26 giugno u.s. del Molise. Anche in tale realtà è Conte, l’avvocato del Popolo, ha imporre il suo candidato, forte di un 35% riportato cinque anni prima. La Schlein, subisce con il sorriso perché il suo obiettivo è il “campo largo”, fortemente motivata dal ritorno nel PD della ditta “Bersani-D’Alema -Speranza”. Anche in Molise arriva una pesantissima sconfitta, con il candidato del centro destra che vola oltre il 62% e il candidato di Conte che si ferma 36%.
Anche in tale situazione, la lista del PD riporta un 12% e il M5S appena il 7%. Una ulteriore scottante prova che l’asse M5S -PD non funziona e che il tentativo di Conte di assumere il ruolo del federatore è ormai svanito. La famosa coalizione “progressista” guidata da Conte non è riuscita a partire e meno che mai a conseguire qualche positivo risultato. Qualcuno dice che Conte, vuole tentare ancora qualche altra prova, ignorando la famosa regola del “non c’è due senza tre”.
La voce più insistente, invece, è quella di Grillo che starebbe maturando qualche idea. Aveva pensato di affiancare a Conte la on. Chiara Appendino, già sindaco di Torino, la quale ha subito in appello la conferma della condanna a 18 mesi di reclusione per i fatti di piazza San Carlo, che una volta conosciuta la motivazione, è decisa a ricorrere in Cassazione.
Tramontata l’ipotesi Chiara Appendino, pare che Grillo punta sulla Virginia Raggi, che ha avuto ragione anche in appello contro il quotidiano “Libero”, per lo scabroso titolo “Patata bollente”. Si narra che Grillo è ai ferri corti con Conte. Lo testimonia il seguente messaggio su Twitter, da molti interpretato come messaggio di allarme, quando scrive: “Figli miei, capisco la vostra spossatezza, il vostro sconforto. Ma è giunto il momento di rialzarvi e riprendervi dal torpore in cui siete sprofondati”. Pare che anche Alessandro Di Battista, sta riscaldando i motori, ma non si conosce in quale direzione intende marciare.
Quindi, di fronte a tanta profonda crisi del M5S, il compito della Schlein, diventa ancora più difficile. Deve convincersi che una coalizione non si costruisce con i veti e le esclusioni. La lezione che emerge dalle due recenti sconfitte, è quella che una coalizione vincente deve vedere la presenza di forze di centro, forze liberali e riformiste. Anche la presenza di Fratoianni non è sufficiente a realizzare una coalizione vincente. Ma il vero problema resta la identità del PD, che non può non puntare a divenire partito di un “Riformismo forte”, senza più sbandamenti, incertezze e contraddizioni.





