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M. Il FIGLIO DEL SECOLO: LA CARICATURA MEDIOCRE DEL DUCE

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di Adolfo Tasinato

Nel panorama della letteratura italiana contemporanea, si erge un’opera che riesce nell’impresa di essere tanto audace quanto inconcludente: “M il figlio del secolo” di Antonio Scurati. Il romanzo, che ambisce a raccontare l’ascesa di Benito Mussolini e la fondazione del fascismo, finisce invece per essere una rappresentazione grottesca e superficiale del fondatore del fascismo. M come mediocrità figlia della sinistra sarebbe il titolo più adatto alla fiction che porta sul piccolo schermo il libro di Scurati.

Dimenticate qualsiasi tentativo di introspezione psicologica o di analisi storica approfondita. Qui Mussolini non è un uomo complesso, ma una caricatura, un cartone animato mal disegnato che si muove con la grazia di un elefante in una cristalleria.

Oggi la prima puntata della fiction, ben fatta dal punto di vista cinematografico, ma basta vedere alcune scene per farsi un’idea; gli squadristi guidati da un energumeno, simili a hooligans portano in trionfo Mussolini come fosse Totti, il Benito infoiato come un camionista che si tocca soddisfatto gli attributi con la Sarfatti ninfomane che gli corregge gli articoli. C’è persino il momento in cui il futuro Duce si dice geloso di D’Annunzio perché c’è l’ha più grosso! Ma per favore, questa sarebbe una operazione culturale?

Una fiction buona, forse, per la festa dell’Unità in una calda sera d’estate,  rappresentazione caricaturale da avanspettacolo di 4a categoria. La Storia scritta dai comunisti italiani quelli che ancora oggi vogliono la guerra civile tra italiani, ma anche dimostrazione di come certa parte politica ed il suo codazzo pseudo culturale siano alla frutta, chiusi dentro un recinto che loro stessi hanno eretto e nel quale e’ bene per tutti che vi rimangano per molto tempo, magari a meditare sul tradimento dei loro ideali veri o presunti.

Una prece poi per il protagonista che interpreta Mussolini sulla base di ricostruzioni storiche opera forse di qualche centro sociale o di un salotto radical chic modello La Grande bellezza, dopo la quarta sniffata magari bagnata con champagne francese doc.

Povero attore che ha confessato di aver provato dolore nel dover interpretare il ruolo del Duce per altro ben ricompensato di denari utili per curare l’atroce dolore in una bella clinica privata. Qui mi aiuta il buon Vittorio Feltri con il consiglio rivolto all’attore: “fatti curare”, non ho ben capito se dal punto di vista fisico o psichico.

“M il figlio del secolo” è un’opera che tenta di esplorare il contesto storico e sociale che ha portato alla nascita del fascismo in Italia. Ma anziché offrire una visione critica e profonda, Scurati e il film ci offrono un Mussolini che sembra uscito da un fumetto satirico, più interessato a fare la parte del buffone che a governare una nazione. E’ quindi una lettura politica di parte utilizzata forse per sovrapporre l’immagine del Duce a quella della Presidente del Consiglio che a mio parere se la ride di gusto pensando a come è mal ridotta l’opposizione se, per avere un pò di visibilità, deve arrivare a tanto.

Ecco il Mussolini che vediamo nella versione televisiva non avrebbe governato neanche un condominio di periferia figuriamoci se avrebbe potuto raccogliere gli elogi di un certo Churchill che lo definì il baluardo contro il comunismo che minacciava l’Europa.

Mussolini, nel romanzo e ancor più nella trasposizione video, è ridotto a una serie di cliché e stereotipi, un personaggio che sembra più adatto a una commedia dell’arte che a una riflessione sul fascismo. La sua caratterizzazione è talmente piatta che ci si chiede se il regista britannico abbia mai letto qualcosa oltre ai titoli dei giornali dell’epoca, tradotti in inglese.

La narrazione, poi, è disseminata di dialoghi che sembrano scritti per un pubblico che non ha mai sentito parlare di Mussolini, con un tono che oscilla tra l’infantile e il pateticamente didascalico. Ogni pagina gronda di una ironia che vuole essere sottile ma che risulta invece pesante come il piombo. Anche il fondatore del movimento futurista, Filippo Tommaso Marinetti, viene ridotto ad un pazzoide con velleità d’artista.

Vogliamo parlare del contesto storico? Ah, sì, quello che dovrebbe essere il cuore pulsante del libro e della fiction. Invece, ci troviamo con una serie di eventi storici ridotti a scenografie di cartapesta, dove i personaggi si muovono come marionette senza vita. La complessità del periodo, le tensioni sociali, le dinamiche politiche tutto viene appiattito in una narrazione che sembra più interessata a fare colpo con la sua supposta “verità” storica che a raccontare realmente la storia.

In conclusione, “M il figlio del secolo” non è solo a mio parere un’operazione deludente, è un affronto alla memoria storica e alla corretta analisi dei fatti e dei protagonisti. Se volete davvero capire Mussolini e il fascismo, chiudete la tv e il libro e cercate altrove magari in opere di storici e non di romanzieri, che non trattano la storia come un reality show pieno di forzature ma che analizzano il perché degli eventi, insomma fanno gli storici e non gli spin doctor di una parte politica.

Sarebbe anche opportuno chiudere la polemica sterile su una epoca storica ormai più che passata e fare attenzione alla dittatura abilmente mascherata che abbiamo oggi, quella della finanza che decide a suo uso e consumo come devono vivere gli essere umani, in cosa devono credere, come devono obbedire, contro chi devono combattere (magari un virus misterioso). La vera dittatura oggi è il controllo dell’informazione e la conseguente manipolazione mentale da parte di poche multinazionali più potenti di tante Nazioni, che vogliono imporre la loro lettura della realtà per sconfiggere i loro avversari e controllare la gente. La sinistra italiana su questo fronte è muta ma c’è un motivo: non le conviene parlare.

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  • Redazione

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