Home Opinioni L’UNIONE EUROPEA È FUORI DALLA REALTÀ, TORNIAMO ALLA CECA

L’UNIONE EUROPEA È FUORI DALLA REALTÀ, TORNIAMO ALLA CECA

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L’ubriacatura ideologica è il portato del Wto con sede a Ginevra, nato il 1° gennaio 1995 con le migliori intenzioni di sviluppo e di allargamento del benessere mondiale.

Oggi quelle intenzioni si sono dimostrate una pura illusione ed una degenerazione del mercato.

Lo scossone più significativo porta la data del’11 dicembre 2001, con l’ingresso nel Wto della Cina.

Il Prodotto interno lordo (Pil) della Cina era allora di 1.339 miliardi di dollari. Nel 2023, anche grazie a questo, il Pil è stato di 17.881 miliardi di dollari: circa 15 volte tanto.

Tutto questo ha segnato la tendenza del fenomeno di una delocalizzazione selvaggia del mondo dello sviluppo produttivo (e del mercato mondiale delle materie prime), che ha alterato tutte le regole del mercato mondiale, facendo prevalere logiche di dumping che hanno prodotto sul mondo delle istituzioni politiche internazionali un terremoto di grande profondità, con effetti che hanno privilegiato il mondo della finanza, ma devastato le radici del mondo che regola la geopolitica .

Oggi i nodi di fondo arrivano tutti al pettine ed impongono l’esigenza di un esame di realtà.

Se un paio di jeans prodotto nello Xijang  è in questi giorni sdoganato in un porto italiano al costo di 3 euro e venduto a 150 euro ,questo è il segno più tangibile di una degenerazione del mercato ,dove si è istituzionalizzata la regola del produttore unico.

Sono in molti che pensano che in politica sia centrale il problema di capire cosa sta succedendo nella realtà .

Per questo d’ora in poi è importante procedere con il principio di un doveroso consuntivo su quello che è successo in questi anni . Specialmente in una realtà come quella Europea , da tempo governata da “trasformisti “ che meccanicamente procedono burocraticamente con una pianificazione impositiva di obbiettivi che ripetono quello schema di approccio che molto tempo fa era in uso solo nella vecchia Unione sovietica.

Il tutto senza uno straccio di costituzione federale europea di riferimento. Oggi la fanno da padrone 31.000 burocrati, sacerdoti di una liturgia di altrettante marcate lobby, con dissoluzione di risorse per pura finalità ideologica sul versante del green deal. Va in onda ogni giorno una sistematica rapina diffusa casa per casa ,azienda per azienda. Basta leggere le bollette della luce e gas nelle espressioni di singole voci di riferimento , per capire cosa succede nella realtà per toccare con mano la follia del “green deal”.

Se osserviamo l’effetto storico prodotto dal Wto ma rifiutiamo la naturale verifica degli effetti prodotti nel lungo periodo significa che siamo ad uno stato degenerativo che sfiora la schizofrenia politica: un effetto che ha depotenziato ovunque nel mondo occidentale i diritti sociali e prodotto nei paesi poveri un sistema di schiavitù permanente .

Osservando sul piano prettamente politico, non si può non costatare una presunta sinistra in pieno stato di confusione avendo rinunciato a forme di partecipazione attiva e propositiva nel mondo dello sviluppo produttivo.

Ecco perché in Europa è più che opportuno tornare alla realtà. Serve ripartire da quel principio su cui fu fondata negli anni 50 la C.E.C.A dove coabitavano tutte le espressioni del mondo delle istituzioni e dei rappresentanti del mondo del lavoro: fu il primo organismo dell’istituzione Europea che ha seriamente funzionato e dato risultati per la sua ricostruzione dei paesi usciti dalla guerra e sviluppato stimoli reali di sviluppo produttivo.

Quella realtà ha funzionato alla grande perché erano chiari e condivisi gli obbiettivi della ricostruzione dei sistemi dei paesi dell’Europa.

Serve ritornare a quello spirito e a quello schema pratico e concreto aggiornando la base di partenza basata su acciaio, politica energetica e I.A. e  cancellando totalmente la questione del green deal, per puntare ad una difesa dello sviluppo dei manufatti e del settore dell’agricoltura.

Va sempre più rimarcato è preso coscienza che il costo in Europa del gioco del “green deal “ pesa annualmente per 1.285 miliardi di euro ogni anno alleggerendo le tasche dei cittadini: un costo folle per un progetto ideologico insensato .

Risorse che meglio andrebbero privilegiate e preventivate per chi ha talento da sviluppare anche a livello individuale.

I nodi storici, visibili ad occhio nudo, attualmente espressi da una dirigismo fatto di cooptazioni insensate dal gruppo dirigente UE rappresentato da Ursula Von der Leyen sono sostanzialmente tre :

a- la politica dirigistica di un green deal ;

b- un improvvisato e scriteriato riarmo;

C- il controllo vessatorio e irresponsabile e degenerato delle opinioni di ogni cittadino .

Va cambiato il paradigma di un asfissiante dirigismo autoritario e va sviluppata una cultura politica incentrata sullo stimolo a “ capire e sviluppare idee propositive “utili per stare in un contesto propositivo di costruzione di aree di influenza di una geopolitica che stabilizzi un futuro di sviluppo equo, senza sotterfugi di dumping degenerativo.

Va affermato il primato della politica, esaltando la funzione del mandato elettivo degli organismi istituzionali:  il bisogno di autorevolezza.

Oggi c’è una regressione che va corretta alla base : troppi sono gli eletti nelle istituzioni che operano con la priorità di far sopravvivere il proprio incarico .

Li si riscontra la degenerazione di assecondare logiche degenerative “di ottimati “ ai vertici delle massime istituzioni anche europee.

C’è un fatto eclatante è significativo avvenuto in Italia in questi giorni che dimostra una divaricazione fra la liturgia e la realtà politica fattuale tanto amata dal mondo degenerato della comunicazione di giornali e tv .

Lo ha dimostrato la visita in Italia di Carlo d’Inghilterra quanto la liturgia politica sia fuori dalla realtà . Due giorni dopo la visita in Italia il governo Inglese ha dichiarato la nazionalizzazione della British Steel cacciando i cinesi dall’azienda . Un’inversione di marcia rispetto alle vecchie politiche globaliste che hanno fatto da avanguardia al primato della finanza e al Wto. Un fatto di grande rilevanza politica che segnerà una inversione a U della tendenza economica e produttiva che durava in Inghilterra da più di 40 anni .

Questa decisione eclatante anche da un punto di vista simbolico ,di fatto mette sul tavolo della geopolitica una moltitudine di domande a cui aspetta da oggi risposte non superficiali o improvvisate .

Quello che certo è  che la linea politica di comando non ha informato Re Carlo d’Inghilterra che si e speso nella sua personale difesa della cultura green. Questo la dice lunga di come gli obbiettivi cambiano mentre restano sul campo “trafficanti di alchimia “ di alleanze fuori tempo.

Autore

  • Pietro Imberti

    Pietro Imberti, sindacalista della UILM (metalmeccanici) di Brescia, Membro della Ceca (Comunità Europea del Carbone e dell'Acciaio) dal 1980 al 1992. Presidente del CREL (Centro Ricerche Economia del Lavoro) della Lombardia. Giornalista, ha contribuito attivamente al dibattito sociopolitico ed economico, firmando interventi e saggi.

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