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L’UCRAINA COMMISSARIATA DALL’ONU?

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L’Ucraina “commissariata” dall’ONU?

La proposta di Putin e i precedenti storici

La proposta avanzata dal presidente russo Vladimir Putin di affidare l’Ucraina a un’amministrazione transitoria sotto il mandato delle Nazioni Unite fino allo svolgimento di nuove elezioni non è priva di precedenti nella storia contemporanea. Tuttavia, il contesto specifico del conflitto russo-ucraino e la natura stessa di un simile intervento sollevano interrogativi complessi sul piano politico, diplomatico e giuridico. Secondo Putin, il presidente ucraino Volodymyr Zelensky ha perso legittimità, poiché le elezioni che avrebbero dovuto svolgersi nel marzo 2024 non sono avvenute a causa della legge marziale imposta per il conflitto in corso. La Russia, dunque, sostiene di non avere un interlocutore legittimo con cui negoziare un eventuale accordo di pace e propone una gestione internazionale temporanea del Paese in attesa di nuove elezioni.

Ma quali sono i reali precedenti di una simile misura? E quali implicazioni avrebbe un’ipotesi del genere per l’Ucraina e il contesto geopolitico globale?

I precedenti storici di amministrazioni transitorie dell’ONU

L’idea di affidare temporaneamente un Paese o una regione a una missione delle Nazioni Unite in attesa di elezioni o di una stabilizzazione politica è stata applicata in alcune occasioni nel XX secolo. Tuttavia, in ciascun caso, le circostanze erano molto diverse da quelle dell’Ucraina, e l’intervento internazionale era generalmente concordato tra le parti in conflitto.

La Cambogia (1992-1993)

Negli anni Novanta, la Cambogia fu posta sotto il controllo dell’Autorità transitoria delle Nazioni Unite in Cambogia (UNTAC). Questo intervento avvenne sulla base della risoluzione 745 del Consiglio di Sicurezza dell’ONU, approvata il 28 febbraio 1992, ed ebbe lo scopo di stabilizzare il Paese dopo anni di guerra civile e il regime sanguinario dei Khmer Rossi.

L’UNTAC fu il risultato di un complesso accordo tra le fazioni cambogiane e la comunità internazionale e aveva il mandato di:

supervisionare il cessate il fuoco tra le fazioni in conflitto;

organizzare elezioni democratiche;

gestire temporaneamente funzioni chiave dello Stato per garantire la transizione.

Alla fine del suo mandato, nel 1993, l’UNTAC lasciò il Paese con la nascita del Regno di Cambogia e l’elezione di un nuovo governo.

La Slavonia orientale (1996-1998)

Un altro esempio di amministrazione transitoria è quello della Slavonia orientale, Baranja e Sirmia occidentale, regioni della Croazia orientale che, dopo la guerra nei Balcani, furono poste sotto il controllo dell’Amministrazione transitoria delle Nazioni Unite (UNTAES) tra il 1996 e il 1998.

Questa misura fu decisa dopo gli Accordi di Dayton e l’Accordo di Erdut, che stabilivano il ritorno pacifico di queste aree sotto il controllo del governo croato dopo la loro occupazione da parte delle forze serbe.

Pertanto L’UNTAES svolse la funzione di garante del disarmo delle milizie locali, di supervisione riguardo il ritorno delle popolazioni sfollate e creare le
condizioni per una reintegrazione pacifica della regione nella Croazia, avvenuta il 15 gennaio 1998.

Timor Est (1999-2002)

Un altro caso di amministrazione ONU fu quello di Timor Est, occupato dall’Indonesia dal 1975 e teatro di violenze da parte delle milizie filo-indonesiane. Dopo un referendum per l’indipendenza nel 1999, il Paese precipitò nel caos, portando all’intervento delle Nazioni Unite.

Fu quindi istituita l’Amministrazione transitoria delle Nazioni Unite a Timor Est (UNTAET), che:

assunse il controllo del Paese per ristabilire l’ordine;

preparò la transizione politica verso l’indipendenza;

supervisionò le elezioni che portarono alla nascita ufficiale dello Stato di Timor Est nel maggio 2002.

Perché l’Ucraina è un caso diverso

Sebbene questi tre precedenti dimostrino che le Nazioni Unite possono assumere un’amministrazione temporanea in determinate circostanze, il caso ucraino è molto più complesso per diverse ragioni.

Il contesto di guerra in corso

A differenza di Cambogia, Timor Est o Slavonia orientale, dove l’amministrazione transitoria dell’ONU fu il risultato di accordi tra le parti in conflitto, in Ucraina non esiste alcun consenso tra le autorità ucraine e la Russia su una tale soluzione.

L’Ucraina considera illegittima qualsiasi imposizione russa sulla propria governance e non accetterebbe un “commissariamento” da parte di organismi internazionali se imposto come risultato di un’iniziativa russa.

Il rischio di legittimare l’occupazione russa

Un’amministrazione ONU potrebbe implicare un riconoscimento de facto delle posizioni russe, specialmente nei territori occupati. L’Ucraina teme che tale misura possa essere utilizzata per congelare il conflitto a vantaggio di Mosca, permettendo alla Russia di mantenere il controllo sulle regioni annesse illegalmente.

Il ruolo delle Nazioni Unite e delle potenze globali

L’ONU può agire solo con l’approvazione del Consiglio di Sicurezza, dove la Russia ha diritto di veto. Qualsiasi amministrazione transitoria in Ucraina dovrebbe quindi essere approvata da Mosca, ma anche dagli altri membri permanenti (USA, Cina, Regno Unito e Francia). Attualmente, gli Stati occidentali sostengono l’Ucraina e difficilmente approverebbero un simile intervento che potrebbe avvantaggiare la Russia.

La sovranità ucraina e la posizione di Zelensky

Il governo di Zelensky ha chiarito che non accetterà soluzioni che mettano in discussione la sovranità ucraina. Anche se le elezioni sono state rinviate a causa della legge marziale, la leadership ucraina rimane riconosciuta dalla comunità internazionale e non vi è alcun vuoto di potere che giustifichi un intervento ONU.

Una proposta irrealistica e strategica

La proposta di Putin di affidare l’Ucraina a un’amministrazione transitoria dell’ONU appare più come una mossa diplomatica e propagandistica che come una soluzione realmente praticabile.

Non esiste un consenso internazionale su un intervento ONU di questo tipo.

L’Ucraina considera la proposta un tentativo di Mosca di legittimare la sua invasione.

Il contesto è radicalmente diverso rispetto ai precedenti storici.

In definitiva, l’idea di un “commissariamento” dell’Ucraina non sembra destinata a concretizzarsi. Piuttosto, è parte della strategia russa per mettere in discussione la legittimità del governo ucraino e cercare di ottenere concessioni internazionali attraverso il negoziato.

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  • Redazione

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