di Paolo Falconio*
Avevo deciso di non scrivere più della guerra in Ucraina e questo per due motivi. Il primo è che la nebbia di guerra è così fitta da non permettere valutazioni che abbiano davvero basi concrete. Il secondo motivo è che la propaganda anti russa è così solida e uniforme che in me genera fastidio, pur comprendendo bene le ragioni atlantiche a cui rimango fedele.
Il primo punto che vorrei ribadire sono le ragioni russe e americane. Entrambe utilizzano l’unica matematica che regola i rapporti internazionali e che poco ha a che fare con il buonismo con cui le si giustifica alle rispettive popolazioni, come se educare il popolo in termini politici e geopolitici sia una faticosa quanto inutile perdita di tempo… Non è detto che abbiano torto.
Le ragioni americane sono banali quanto concrete. L’America non vuole assolutamente ritrovarsi con la minaccia della Russia, la quale non ha fatto mistero di volersi riespandere verso ovest. Fatto non da poco se si considera che l’America è concentrata sul contenimento della Cina. Il fatto che molti non lo capiscano è il segno di una Europa che vive in un mondo tutto suo, attenta al suo benessere e disposta a tutto perché nulla turbi la placidità dello scorrere dei giorni. Se non fosse stato per gli Stati Uniti, da illo tempore avremmo iniziato a conoscere le sigle dei carri sovietici. Per inciso si fa finta di scordare che siamo stati noi a chiedere la presenza militare americana, come pegno di sangue a garanzia di una risposta americana in caso di attacco nucleare sovietico. Ora qui non è questione solo di gratitudine (perché se è vero che siamo clientes e anche vero che ci faceva comodo e non ce la siamo passata male. Provate a chiedere a uno qualsiasi dei Paesi ex Patto di Varsavia cosa voleva dire essere sotto il dominio sovietico). Una Russia rinforzata e che non nasconde un ritorno alla grandezza, dovrebbe preoccupare anche noi. Ora gli Stati Uniti hanno ben presente che questa Europa, non sarà mai in grado di contenere una Russia che recuperi anche parzialmente le dimensione che furono dell’URSS. Indovinate su chi cadrebbe il peso maggiore di un conflitto? L’inconsistenza dell’Europa in questa vicenda, anche come entità promotrice di una possibile pace, non è da imputarsi agli americani, ma agli europei. Di fatto le nazioni Europee diffidano l’una dalle altre e gli Stati Uniti sono considerati ancora l’interlocutore più affidabile. Questa è l’Europa dei venti, come Pasolini ebbe a definirla.
Le ragioni russe sono da individuarsi nella necessità di mettere chilometri tra Mosca e il confine occidentale e soprattutto di garantire il collegamento terrestre con la Crimea, che vuol dire anche porto di Sebastopoli. Per capire quanto sia fondamentale questo porto basta guardare ad una cartina dell’Africa e alla presenza russa in quel continente e nel mediterraneo, ma l’importanza strategica di quel porto non è un fatto che riguarda solo l’attualità. Sin dal 700 ossia quando Caterina la Grande sottrasse la Crimea all’Impero Ottomano (mai stata Ucraina per intenderci se non per un atto di Krusciov nell’ambito di una riorganizzazione interna all’URSS), è stata al centro di ogni battaglia che ha visto la Russia impegnata. Forse non è azzardato dire che senza la Crimea, non ci sarebbe neanche la Russia.
E’ vero che c’è stato un Dombass massacrato dal suo stesso governo, è vero che l’Ucraina è la nazione più nazificata al mondo e questo non perchè lo dica Putin o al contrario l’uscita di Prigozhin, ma semplicemente perché lo affermano chiaramente i rapporti della NATO ( che sono online ) e le risoluzioni dell’ONU. Per chi considerasse l’ONU poco attendibile suggerisco di leggersi i rapporti dell’unità militare antiterrorismo americana. Inciso per far capire che è tutto vero, ma non è la ragione dell’invasione.
Veniamo a quello che è successo nei scorsi giorni, che fondamentalmente è il motivo di questo mio intervento. Ad eccezione di un alto ufficiale dell’esercito, nelle varie analisi più o meno fantasiose che ho letto – anche di grande prestigio – manca un elemento di riflessione o meglio ancora le analisi che si leggono partono da un presupposto sbagliato che ovviamente incide sui vari tentativi di comprensione.
Questo presupposto è che la Wagner sia un’Entità che faccia capo al cuoco di Putin ossia Prigozhin. I più attenti che sanno essere la Wagner una promanazione dello stato russo, la associano a Putin. Questo è vero, ma solo in parte perchè dire Wagner significa dire GRU ossia il più potente, militarizzato servizio di intelligence russo, con una presenza capillare sul territorio quanto nelle istituzioni. Non è mai stato ridotto o oggetto di divisioni o separazioni da quando è nato, ossia dai tempi dell’URSS. Del GRU sono i quadri e direi l’ossatura stessa della Wagner. E’ Il GRU ad essere l’azionista di maggioranza della Wagner anche se lo fa attraverso un suo ex Ufficiale il tenente colonello Utkin. Cose come queste, in Russia dove tutto viene deciso a Mosca e che soprattutto non è il Sud America sono da escludersi. Escludete senza tema che un fatto del genere possa avvenire senza un ordine diretto dall’alto (e da Mosca), altro che il cuoco di Putin. E questo Putin lo sa bene.
Quello che è successo ( e così vi spigate perché cinquemila uomini sono riusciti ad arrivare a duecento chilometri da Mosca o il ritardo con cui molte unità dell’esercito si sono mosse… in sostanza davvero troppi spettatori) è che un pezzo di Stato ha dato un avvertimento al Presidente Russo. Così non va. E non c’è da essere felici o gozzovigliare sulle sciagure di Putin. Il silenzio assordante dell’occidente, America in testa in quei due giorni, sono la spia che quel pezzo di Stato che ha lanciato il monito al Presidente Russo non si possa escludere essere quello che spinge per far pesare maggiormente il deterrente nucleare russo… che rimane un’opzione per chiudere in via definitiva il conflitto ucraino. E’ vero che sul tavolo c’era anche l’assorbimento della Wagner nei ranghi dell’esercito, ma non giustifica quanto accaduto in quei giorni anche perché verrà comunque riassorbita, ad eccezione della Wagner “sud americana, ma soprattutto africana” di cui la Russia non può fare a meno . Tanto era lo sconcerto che pare che addirittura Zelensky abbia telefonato a Biden per sapere cosa fare.
I Russi possono perdonare tante cose ai loro leader , assenza di diritti, una certa mancanza di agio nelle condizioni di vita, ma non perdonano l’umiliazione in guerra. E questo è un fatto che gli americani sanno molto bene, ed e per questo che la vicenda ha seriamente preoccupato i vertici occidentali. In Russia gli apparati pesano e molto. Visto l’argomento suggerisco a tutti di riflettere prima di scrivere. Non è davvero il caso.
In ultimo considerate la telefonata fatta da Biden a Germania, Francia ed Inghilterra. Anche quello è stato il segnale che qualcosa di davvero preoccupante poteva accadere.
Il fatto che quella telefonata non sia arrivata alla Meloni (ma sarebbe stato lo stesso anche se al governo ci fosse stata la Schlein) non deve farci saltare sulla sedia, siamo la prima delle piccole potenze. Peccato che la categoria non esista e anche non chiamare serve a ricordare le gerarchie. Io personalmente ritengo che la Meloni abbia lavorato molto bene sul piano internazionale , ma dobbiamo essere seri e armati di realismo. Per scalare la classifica in quegli ambienti non basta una generazione , Ovviamente se sei la prima industria al mondo sei ammesso de plano. Quanto accaduto non avrebbe potuto avere soltanto un riflesso regionale sul Mediterraneo , ma avrebbe potuto avere conseguenze globali ed per questo che quella telefonata a noi, come alla Spagna o al Portogallo non è stata fatta. A chi si sentirà offeso per la mancanza di garbo o perché si è illuso che certi equilibri possano mutare per un Draghi (forse Draghi l’avrebbero avvertito, ma è un caso isolato) o una Meloni al governo, chiedo di usare il suo disagio per lavorare seriamente per la Nazione, un dovere che andrebbe osservato anche nel piccolo di ciascuno di noi. Magari un giorno la riceveremo anche noi quella telefonata.
Non voglio spingermi oltre, lascio al lettore di valutare quanto sopra, magari sarebbe opportuno non ridurre sempre tutto alla visione tipica dell’italietta (associando l’accaduto a colpi di Stato alla sudamericana o ad altre teorie un po’ bislacche)e non dell’Italia che comunque è la settima potenza al mondo e sarebbe bene che smettesse di guardarsi i piedi.
Voglio anche essere molto chiaro , secondo gli esperti lo scenario possibile o se preferite che non si è potuto escludere a priori, non una guerra nucleare globale né di un lancio su Kiev, ma la possibilità che si realizzare un cambio al vertice più propenso ad un uso non particolarmente letale dell’atomica come ad es. l’esplosione in una zona desolata dell’Ucraina con lo scopo di far capire agli Ucraini stessi che la partita è tanto vitale per loro quanto per la Russia e che quindi sono disposti ad arrivare fino in fondo. Questa interpretazione è un qualcosa di possibile, ma un uso non letale dell’atomica è un eufemismo che con mia grande preoccupazione è stato sdoganato. Il problema è che nessuno può dire cosa accadrebbe dopo. Uso il condizionale perché soprattutto oggi è impossibile avere contezza delle reali istanze di cui quei cinquemila uomini erano ambasciatori, mi è difficile tuttavia pensare che fossero gli alfieri di una rivoluzione liberale. Per serietà sottolineo che il quadro dipinto sopra potrebbe non essere quello reale. Mentre sono abbastanza certo che i vertici occidentali quello scenario lo abbiano considerato e a parere dello scrivente è più che sufficiente perché tutti si riprenda a ragionare con modalità che abbiano dei crismi di serietà.
L’intervista riduttiva rilasciata da Kissinger, nei giorni scorsi, la leggo come il tentativo di un uomo responsabile, e comunque parte degli apparati , di allontanare uno spettro che nella società americana potrebbe avere numerose e gravi conseguenze. Andate a vedervi il rapporto su Le Monde Diplomatique, circa la possibilità, tutt’altro che lontana che Trump possa essere rieletto e soprattutto di una società talmente spaccata che gli analisti parlano apertamente di “Guerra Civile Americana”
Un’ultima considerazione di folklore, gli americani stanno scoprendo quanto sia difficile gestire quella parte di Europa Orientale che è sempre stata origine di conflittualità. E non fatevi illusioni, finita l’Ucraina potremmo vederne di nuove. La vecchia URSS ha spostato molti confini e il nazionalismo dei nuovi Stati sta causando attriti con le minoranze (guarda caso linguistiche come accaduto nel Donbass) che per ora rimangono sotterranei. Date un’occhiata alla Romania e al suo malessere, per non parlare dei Balcani.
Forse questa generazione di americani comprenderà perché i loro padri alla fine , pur nella determinatezza a sconfiggere e a contenere il comunismo, riconoscevano all’URSS di essere d’aiuto nel governare pezzi di mondo che ascoltano soltanto il pugno di ferro. Un qualcosa che la democratica America non poteva permettersi.
Non voglio essere frainteso, ritengo salutare che ci siano molti chilometri tra noi e la Russia e che sia un bene che sia emerso un fronte compatto in Occidente, Quando la Russia dimostrerà di poter abbandonare non l’uso della forza che purtroppo è ancora assai di moda, ma l’uso smodato non arrivando neanche a pensare di potersi fare strada con altri mezzi, Ecco solo in quel momento cesseranno i mie timori.
In conclusione se è vero che la RussIa continua purtroppo a fare affidamento sulla violenza tanto all’estero quanto in Patria, è anche vero che questa guerra rischia di scapparci di mano in un paio di giorni come d’altra parte ci dimostra la Storia dei conflitti e nel nostro caso quanto è accaduto (sarebbe più giusto dire non è accaduto) nei giorni scorsi. Portare il conflitto in Europa è come soffiare su demone che si era sopito. Non conviene proprio a nessuno che si risvegli. Il crollo della Russia è uno scenario da incubo per chiunque, in primis per gli Americani.
Paolo Falconio
*Membro della “Faculty” dell’Università Luiss Guido Carli




