… le domande che avrei fatto
Premetto di aver chiesto l’accredito da giornalista per poter presenziare, come dice la locandina, ma non mi hanno nemmeno risposto dalla Fondazione Craxi.
Seconda premessa l’On. le Cicchitto batte sempre il tasto della rivolta interna contro Craxi a cui aggiungerei Andreotti, mentre, come confessò Reginald Bartholomew, all’epoca Ambasciatore USA a Roma, che “se fino a quel momento il mio predecessore Peter Secchia aveva consentito al Consolato di Milano di gestire un legame diretto col pool di Mani Pulite d’ora in avanti tutto ciò con me cessò”, quindi confermando la pista americana su quanto stava accadendo nel 1992.
A leggere la prefazione sembra che Cicchitto sia stato uno dei leader indiscussi del “riformismo” all’interno del Partito socialista mentre, in realtà, si cimentò in lunghe dissertazioni con approfondimenti filosofici di alto spessore in un “massimalismo” costante e continuo.
Viene in mente la sua posizione sui missili Cruise e Pershing in Italia, chiedendo al partito ma, soprattutto, alla corrente di sinistra guidata da Claudio Signorile, di essere acomunista.
Tale presa di posizione consentì a Gianni De Michelis di lasciare la sinistra socialista, maggioritaria nel comitato centrale dell’epoca, per passare con il gruppo di Craxi.
Secondo elemento la presenza dell’on. le Luciano Violante appare un po’ strana in quanto storicamente Cicchitto aveva criticato aspramente l’esponente comunista.
Comunque, l’elemento più caratterizzante, rispetto a quelli già citati, è quello di poter chiedere all’On. le Cicchitto una risposta su quanto riportato dall’On. le Luciano Barca, braccio destro dell’On. le Enrico Berlinguer a pag. 843 del secondo volume delle “Cronache dall’interno del vertice del PCI” laddove alla data del 19 marzo 1981 così scriveva:
“Alle 12,30 mi telefona a Botteghe Oscure Fabrizio Cicchitto chiedendomi un incontro urgente al caffè Rosati, a Piazza del Popolo. Abbandono la riunione della Direzione dedicata alla ricostruzione delle zone terremotate della Campania e della Basilicata e vado all’appuntamento. Lo trovo sconvolto. Mi confessa di far parte della loggia di Gelli – anche se lo ha incontrato una sola volta all’Hotel Excelsior di Roma – e che certamente il suo nome prima o poi verrà fuori. Mi chiede di informare Berlinguer e di avere da Enrico una indicazione sul da farsi. Lui è pronto a pagare il suo errore. Gli chiedo con amicizia che cosa lo ha portato a finire nelle mani di Gelli. Mi racconta di essere stato perseguitato dai servizi segreti per una vicenda molto personale e di essere stato consigliato da un “amico” di rivolgersi a Gelli per far cessare la “persecuzione”. La cosa incredibile è che dopo l’ossequio a Gelli all’Hotel Excelsior e l’adesione alla massoneria ogni persecuzione e ricatto dei servizi è cessato. Torno a Botteghe Oscure e informo Berlinguer che, come al solito, pranza soletto nella sua stanza. È colpito dalla notizia e toccato dal fatto che Cicchitto si rimetta alla sua decisione: ma non ha dubbi. Cicchitto deve rendere subito pubblico il fatto e pagarne le conseguenze. E Fabrizio lo farà”.
Visto che non mi è stato nemmeno risposto alla richiesta di accredito per partecipare alla presentazione del libro alla Camera, formulerò in questa sede le domande che avrei voluto porgli.
Perché, pur facendo parte del PSI e della corrente di Signorile, ritenne di rivolgersi a Barca e a Berlinguer del Partito Comunista?
Aveva, per caso, degli elevati rapporti con loro, visto che Barca lasciò addirittura la direzione del PCI per incontrarlo a tal riguardo quando ne parlò a Signorile e a Craxi?
Vista la sua preoccupazione per i Servizi Segreti, perché non si rivolse a Lelio Lagorio, allora Ministro alla difesa e suo compagno di partito da cui dipendeva il SISMI?
Chi era l’amico che gli consigliò Gelli?
E, dopo l’ossequio a Gelli, cosa gli disse quel giorno all’Hotel Excelsior?
Fare domande è lecito. Contribuisce e a ristabilire la verità storica.





