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Gaudeamus igitur, la goliardia al posto della politica

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goliardia al posto della politica

Esultare e godere senza capire e senza sapere

Ormai la sinistra progressista ha trasformato la politica in goliardia (vita libera e spensierata), intesa come senza pensieri (ormai la sinistra progressista li ha esauriti) e libera, in quanto avvezza a parole in libertà.

Ricordiamo che il canto goliardico riporta il pensiero che ci riavrà la terra, che non è il Campo Largo e nemmeno il Campo dei Miracoli, ma il Campo Santo.

Gaudeamus igitur, iuvenes dum sumus;

(Godiamo dunque, finché siamo giovani;)

Post iucundam iuventutem,

(Dopo la lieta giovinezza,)

Post molestam senectutem,

(Dopo la molesta vecchiaia,)

Nos habebit humus.

(Ci avrà la terra.)

La sostituzione della politica con la goliardia porta all’humus e al dadaismo espressivo.

“Manifesto Dada 1918” – frammento
(Tristan Tzara)

“Per fare un poema dadaista
prendete un giornale.
Prendete delle forbici.
Scegliete nel giornale un articolo della lunghezza che volete.
Ritagliate l’articolo.
Ritagliate poi con cura ciascuna delle parole che lo compongono
e mettetele in un sacchetto.
Agitate dolcemente.
Tirate fuori poi il ritaglio una dopo l’altra
nella successione in cui le avrete estratte dal sacchetto.
Copiatele coscienziosamente.
Il poema vi assomiglierà.
Ed eccovi diventato uno scrittore infinitamente originale
e dotato di una sensibilità incantevole, anche se incompresa dal volgo”.

Un esempio perfetto di dadaismo politico goliardico è il commento della segretaria del PD, Elly Schlein alla vittoria di Magyar in Ungheria.

Esulta la Schlein: “Il tempo dei sovranismi e delle destre sovraniste è finito. Hanno vinto la libertà, la democrazia e la voglia d’Europa. Ha perso Orbán e con lui ha perso Trump e hanno perso Meloni e Salvini con i loro imbarazzanti video di supporto a Orbán e alla sua autocrazia. È una bellissima notizia quella che arriva dall’Ungheria. È un vento di speranza e di cambiamento”.

Gaudeamus igitur, iuvenes dum sumus… Nos habebit humus.

Subito dopo i salti di gioia e di esaltazione dadaista arriva la realtà.

Alla prima conferenza stampa dopo la vittoria, Peter Magyar ha detto: “Non ho ancora parlato con Giorgia Meloni, ma sarò più che felice di farlo. Parlerò anche con Antonio Tajani. L’Italia è uno dei miei Paesi preferiti”.

Va ricordato alla segretaria del PD che il partito di Péter Magyar (spesso chiamato Tisza o Tisztelet és Szabadság Párt – Partito del Rispetto e della Libertà) fa parte del Gruppo del Partito Popolare Europeo (PPE) al Parlamento Europeo, non di quello dei socialisti o dei verdi.

Inoltre, va ricordato ai sinistri progressisti esultanti che nel Parlamento ungherese non c’è nemmeno l’ombra di un parlamentare di sinistra.

Gaudeamus igitur… Nos habebit humus.

Se qualcuno deve esultare è chi in Italia sta nello stesso gruppo, ossia Forza Italia.

Con l’Italia, ha detto Magyar che è un conservatore, non un progressista, c’è un’alleanza “forte anche per ragioni storiche e dobbiamo cogliere le opportunità di cooperazione”.

“Vorrei incontrare Meloni di persona – ha aggiunto Mayar -. Ha ottenuto grandi risultati partendo da condizioni difficili ed è riuscita a ristabilire la stabilità. Sta facendo un ottimo lavoro”.

Magyar ha poi ribadito che “se qualcuno ha buoni rapporti personali con Orbán non significa che non potremo avere altrettanto un buon rapporto”.

Il nuovo governo ungherese si impegna a fare una politica costruttiva dell’UE e a cercare compromessi sulle questioni spinose, e è orgoglioso di far parte dell’UE e della NATO, pur riconoscendo alcune delle lacune dell’UE, con le sue reti di lobby e interessi.

Dell’Unione Europea, ha detto Mayar, che “è un’organizzazione complessa e burocratica” ma che “si possono trovare compromessi” che funzioneranno per l’Ungheria. “Sono sicuro – ha aggiunto – che ci saranno dibattiti ma non andiamo lì per combattere per il gusto di combattere, per poter scrivere sui cartelloni che Bruxelles è malvagia e deve essere fermata”.

Magyar ha precisato che “l’adesione accelerata dell’Ucraina all’UE sarebbe assurda. Stiamo parlando di un Paese in guerra, è del tutto assurdo ammettere un Paese in guerra nell’Unione Europea”.

Magyar ha inoltre dichiarato lunedì che l’Ungheria continuerà a cercare le fonti energetiche più economiche, anche dalla Russia.

“Nessuno può cambiare la geografia – ha detto Magyar -, la Russia e l’Ungheria sono qui per restare. Il governo si procurerà il greggio e il gas nel modo più economico e sicuro possibile”.

Gaudeamus igitur… Nos habebit humus.

Plaudenti la nuova impresa di flottilla (… è primavera… svegliatevi flottille…) verso Gaza, i sinistri progressisti, hanno iniziato a godere ed esultare per avere un nuovo motivo per mettere all’angolo la “sionista” Giorgia Meloni.

Poi Giorgia Meloni, a margine del Vinitaly di Verona, ha detto che “in considerazione della situazione attuale, il governo ha deciso di sospendere il rinnovo automatico dell’accordo di Difesa con Israele”.

Il ministro della Difesa Guido Crosetto ha scritto al suo omologo israeliano Israel Katz la lettera di sospensione del memorandum Italia – Israele.

Il memorandum, che stabilisce una sorta di cornice per la cooperazione nel settore della difesa riguardo allo scambio di materiali militari e la ricerca tecnologica nell’ambito delle forze armate, in precedenza, prevedeva un rinnovo ogni cinque anni ed era entrato in vigore il 13 aprile 2016.

Gaudeamus igitur… Nos habebit humus.

Poi è arrivato Trump a prendersela con il Papa.

Trasformatisi in chierichetti di Leone XIV i sinistri progressisti hanno cominciato a chiedere alla Meloni di dimostrare di non essere la bacia pantofola del presidente.

In un punto stampa da Verona Giorgia Meloni ha risposto a proposito delle frasi di Trump su papa Leone XIV: “Quello che ho detto è quello che penso: che le dichiarazioni in particolare sul Pontefice fossero inaccettabili. Ho espresso ed esprimo la mia solidarietà a Papa Leone – ha aggiunto -. Dico di più: francamente io non mi sentirei a mio agio in una società nella quale i leader religiosi fanno quello che dicono i leader politici. Non in questa parte del mondo”.

Autore

  • Silvano Danesi

    Silvano Danesi, laureato in Filosofia all’Università Statale di Milano. Dopo la laurea ha seguito studi storici e antropologici, ha pubblicato diversi saggi di storia, antropologia e massoneria, e ha tenuto varie conferenze e seminari.

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