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Elezioni ungheresi: la sinistra nostrana tra confusione e propaganda

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Elezioni ungheresi

Grande è la confusione sotto il cielo. La situazione è eccellente

Niente equivoci e sgombriamo subito il campo. Considero positivo il risultato elettorale dell’Ungheria, Paese al quale mi legano anche piacevoli ricordi e qualche seppur lasca parentela.
Positivo, ma senza bandiere al vento. Per me, socialista lib-lab da sempre, una esperienza di destra conservatrice-liberale che si chiama fuori – e vince – rispetto alla destra più conservatrice è elemento di interesse e non molto di più.

Non capisco come possa essere invece esaltante questo risultato per quella sinistra che considera questa mia derivazione politica poco meno che fascista.

Vedo un tripudio per una situazione che, se riportata pari pari in Italia, significherebbe fare festa per una Camera costituita da 277 eletti di Forza Italia, 109 eletti in Fratelli di Italia e 14 eletti nelle liste del neo partito di Vannacci.

E  un Senato con le stesse proporzioni. Con un sistema elettorale che porta il 53% dei voti popolari ricevuti ad una rappresentanza pari a poco meno del 70% e dunque in grado, per esempio, da parte del maggior partito da solo, di modificare la Costituzione senza “l’impiccio” di referendum. Che non ci sia nessun seggio alla sinistra lo metto per ultimo.

Sento penare i politici nei confronti del neo-eletto: Péter Magyar, ex membro del partito di estrema destra “Fidesz” dello stesso Orbán, poi staccatosi e passato al Partito Popolare Europeo con “Tisza”, ora sugli scudi di una sinistra che presto lo dipingerà come peggiore del suo predecessore. Accetto scommesse.

Così come sento grida di giubilo perché “un dittatore è stato sconfitto”. Evidentemente una nuova configurazione di dittatore, tutta da studiare, visto che senza flottilie che risalivano il Danubio, senza rivoluzioni di piazza, questo dittatore non ha ostacolato elezioni democratiche, ha dato libertà di voto, viene sconfitto ed accetta la sconfitta senza alcun abuso per restare al potere, anzi riconosce la volontà del popolo e si congratula con il proprio sfidante.

Masochista o psicolabile?

Ciliegina sulla torta: è stata sconfitta anche Meloni. La presa di distanze, fatta non con il metodo da taverna proprio di tanta parte della nostra sinistra, ma comunque con decisione, da parte di Meloni verso Orbán è sparita dai radar.

Non è un caso che in Europa Fdi e Fidez (il partito di Orbán) siano in due gruppi diversi a marcare “tonalità” di destra diverse.

Che è notorio che Orbán sia stato spesso d’impaccio per la premier, ostacolando l’Italia su Russia, migranti e patto di stabilità. Tutto si sperde nel mare magnum della gioia per qualcosa che, pur non essendo ancora chiaro, sarebbe “una spallata alle destre”.
Mi sono distratto: Magyar è diventato di centro-sinistra e la cosa mi è sfuggita.

Si inneggia ad un evento eccezionalmente positivo. Io, invece, mi riservo di vedere i primi atti ed ho il conforto di un giudizio, come il mio molto prudente, di Zelensky che saluta – e questo è certo – un alleato di Putin in meno, ma aspetta di vedere cosa si dirà al popolo ungherese dei rapporti internazionali che si vorranno instaurare.

Ricordando che, qualche mese fa, un sondaggio del think tank Policy Solutions ha registrato dati inequivocabili: il 50% degli ungheresi giudica l’Ucraina pericolosa per l’Ungheria; il 64% è contrario all’ingresso dell’Ucraina nella UE; il 74% pensa che l’Ungheria dovrebbe smettere di aiutare l’Ucraina. E Zelensky è il politico straniero più detestato alla pari di Vladimir Putin.

Continuo ad avere il vizio di provare fastidio quando si fa propaganda, che vedo in realtà solo come occasione per un po’ di campagna elettorale in casa. E si fa casino.

Non condivido il vecchio adagio di Cofucio: “Grande è la confusione sotto il cielo. La situazione è eccellente”. Né condivido l’interpretazione che ne diede Mao-Tse-Tung.

Non per motivi filosofici, sui quali invece mi sembra per alcuni tratti di poter convenire, ma perché quella situazione di libertà di pensiero che era alla base della frase di Confucio, qui da noi ed oggi, è – come dire – un po’ sperduta nella selva.

Autore

  • Giuseppe Augieri

    Giuseppe Augieri Giuseppe Augieri, laureato in Economia e Commercio, Master alla SdA Bocconi, ha seguito corsi di alta formazione in statistica ed econometria. Progettista impianti, impiegato tecnico ENEL, Segretario Generale UIL – Energia, proprietario ed editore del giornale della Federazione, team leader dello start-up della società ENEL di formazione. Già Responsabile di analisi e controllo gestione di un'importante azienda e amministratore delegato di una sua costola internazionale.

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