
di Nino Orlandi
Quando si parla di progresso – dal Corriere dello Ionio, Cronaca di Itaca.
Rientrato in patria dopo vent’anni, trascorsi – a quanto si è potuto apprendere – a fare il vagabondo e a creare disordini per tutto il Mediterraneo, tale Ulisse, originario di Itaca, scopre di essere morto, in base ad una sentenza di morte presunta pronunciata dieci anni prima.
Travestito da mendicante, è stato arrestato una prima volta perché privo di documenti e altri reati minori.
Rilasciato in serata, cercava di rientrare in quella che affermava essere casa sua. Benché fosse stato prontamente querelato per violazione di domicilio, ha dapprima cercato di buttarne fuori i Proci, che lo minacciavano anche di un giudizio possessorio, dato che avevano il possesso della casa da più di un anno.
In preda ad un raptus di violenza, Ulisse ormai fuori controllo afferrava un vecchio arco e li ammazzava, con la scusa di voler liberare la moglie, il figlio e la casa dagli invasori. Il criminale trattava con pari violenza alcune ancelle che egli riteneva infedeli.
La Procura delle Repubblica delle Isole Ionie, Sezione Distaccata di Itaca, interveniva a questo punto con codice rosso per arrestarlo e rinviarlo a giudizio per direttissima.
Al processo, si costituivano parte civile i parenti dei Proci ed il sindacato ancelle, etere e affini, sostenuto dalla stampa progressista.
Il procedimento veniva definito con rito abbreviato per strage aggravata dalla crudeltà e dai futili motivi, omissione di soccorso, uso d’arma da guerra, esercizio arbitrario delle proprie ragioni, ingiurie, minacce, rissa, oltraggio alle Forze dell’Ordine, guida di zattera senza patente, et cetera.
Cosa vuol dire il progresso!





