
La narrazione voluta dall’Amministrazione Biden e dal Regno Unito riguardo alla guerra in Ucraina è che era ed è una guerra di civiltà: la democrazia contro l’autocrazia.
Per molti mesi questa è stata la narrazione propagandata sui media di ogni genere e specie, al netto di quanti, nel ristretto novero degli analisti militari e geopolitici, guardavano la realtà.
Giunti a ottobre del 2023 si scopre che gli Stati Uniti d’America cominciano ad avere qualche dubbio sui finanziamenti all’Ucraina e questo dopo aver svuotato gli arsenali di tutti gli armamenti obsoleti o obsolescenti.
La Polonia, dopo aver detto che cura i suoi interessi sul grano, impedendo il transito di quello ucraino, che è concorrenziale, ha fatto sapere che non darà più armi all’Ucraina. Il fatto è che la Polonia ha esaurito le armi che possono essere usate alla consegna (arsenali svuotati di tutta la ferraglia ex sovietica) e ora dovrebbe dare armi nuovissime.
La Romania sul grano ha fatto lo stesso ragionamento della Polonia.
Stiamo parlando di Stati tra i più vicini all’Ucraina e tra i più lontani dalla Russia.
La Slovacchia, dove sabato ha vinto le elezioni Robert Fico, apre una serie di contraddizioni non da poco. Fico ha dato all’Ucraina tutti gli armamenti ex Unione Sovietica e, quindi, ha gli arsenali vuoti. Dire che non darà armi a Kiev è, di fatto, un’ovvietà che, però ha il significato di una presa di distanza politica.
La posizione di Fico dà forza a quella di Orban in rapporto all’Unione Europea. Il partito di Fico, inoltre, è socialdemocratico e filo russo e fa parte dei Socialisti & Democratici europei, i più schiacciati sulla narrativa dello scontro di civiltà, salvo poi fare strame della democrazia con i provvedimenti del Parlamento europeo e della Commissione su molti versanti della politica dell’Unione (green, welfare, casa e stupidaggini varie).
Negli Usa si sta evidenziando, anche se per interposta persona, una distanza di vedute, per dirla con un eufemismo, tra Dipartimento di Stato, Fbi e Cia e il Pentagono. L’interposta persona è Elon Musk, che con il Pentagono ha rapporti stretti e che viaggia su onde repubblicane in America e conservatrici in Europa.
La guerra in Ucraina si sta ulteriormente impantanando e Sleepy Joe a febbraio dovrà presentarsi alle primarie o con una guerra in corso che pretende finanziamenti sulle spalle degli americani, sempre meno propensi a concederli, o con la presa d’atto di una sconfitta che lo costringe a levare le tende. La terza possibilità è che entri in campo la diplomazia, ma questo significa che l’Ucraina e la Russia dovranno fare rinunce e comunque, che la “democrazia” tratta con l’”autocrazia”. Sconfitta della narrazione Usa e inglese e dimostrazione che la guerra di civiltà era solo un vessillo da abbandonare alla bisogna.
Qui casca l’Asinello, inteso come il Partito democratico Usa, prigioniero delle logiche del Clan Clinton, della sinistra radicale di Ocasio Cortez e dell’ideologia woke californiana e qui entra in campo lo psicanalista.
Gli Usa di Biden, avvolti nell’ideologia woke che li ha portati sul lettino dello psicanalista a flagellarsi per le ataviche colpe, hanno trascinato l’Occidente in una seduta psicanalitica tragica dalla quale è assai difficile uscire se non con la presa d’atto di un fallimento storico.
Quando si confonde l’ideologia con la realtà si finisce, prima o poi, sul lettino dello psicanalista.
L’Occidente, sfoderando tutto il suo potenziale, ma senza entrare direttamente in conflitto con la Russia, ha dimostrato di essere una tigre di carta che manda un popolo al massacro sulla base di una falsa bandiera. La Russia, impigliatasi in un conflitto per procura, sta dimostrando di non essere facilmente riducibile ad un Paese sfiancato, ha ritrovato un nuovo equilibrio che la allontana per decenni dall’Occidente, con il quale non intende confliggere direttamente, ma ha anche dimostrato di non essere in grado di poter ridiventare un impero.
La guerra in Ucraina ha messo a nudo due impotenze.
E qui arriva il problema dei problemi.
La politica Usa e della Gran Bretagna sta dicendo ai Paesi dell’Occidente che essere alleati va bene, ma che c’è ormai un problema di credibilità e di fiducia e, al contempo, sta dicendo alla Cina che tutto sommato una sua proiezione di potenza nel Pacifico potrebbe avere successo.
Non solo, la politica Usa e della Gran Bretagna, alla quale aggiungiamo quella fallimentare della Francia, sta dicendo agli Stati africani che dell’Occidente si può anche fare a meno.
Comunque vada, la politica degli Usa di Biden, l’impostazione clintonian-obamiana e l’ideologia woke della sinistra americana hanno trascinato l’Occidente in un vicolo cieco dal quale è assai difficile uscire.
Con gli attuali protagonisti della politica Usa e dell’Unione Europea il lettino dello psicanalista ospiterà sempre più frustrati e impotenti, nonostante la chiamata alle armi di ottimati ormai bolsi e obsoleti. Per noi, plebe esclusa dai manieri green delle élite, non ci sarà nemmeno il lettino dello psicanalista, ma un destino, annunciato da Davos, di essere nullatenenti.
Forse è ora di uscire dalla bolla mediatica del metaverso ideologico che ha imbambolato e imbecillito anche chi l’ha inventata, fare i conti con la realtà e rimediare, se possibile, il rimediabile.





