L’OCCIDENTALIZZAZIONE DEL GLOBO È FALLITA, MA NON SI PUÒ DIRE

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    “L’occidentalizzazione del globo è fallita”, scrive Lucio Caracciolo su Limes (1/2023).

    Verissimo, ma è in corso la distruzione dell’Occidente a cura di un comunismo finanziario che ha come principali esponenti politici negli Usa i Dem e in Europa gli Eurosocialisti.

    Una volta la vulgata chiamava “servi dei padroni” quelli che, fingendo di stare al fianco delle classi meno abbienti, degli sfruttati, degli oppressi, facevano il gioco di chi comandava e opprimeva. Oggi si chiamano “élite”.

    Riccardo Ruggeri, nel suo Cameo su Zafferano di sabato 29 aprile scrive: “Furono le nostre élite, trent’anni fa, a progettare il mondo attuale, basandolo, dal punto di vista energetico, su Gas & Oil, pur sapendo che non avevamo né l’uno né l’altro, quindi erano consci delle implicazioni dell’essere cuscute altrui. La narrazione usum plebe era che avremmo governato il mondo attraverso i CEO, il Dollaro, lo Swift, il digitale, la comunicazione. Cinesi, russi, indiani, sudamericani, africani sarebbero stati pura manovalanza al nostro servizio. E con l’esercito americano avremmo esportato la democrazia ovunque ci fosse stato uno straccio di business. Era tutto, contemporaneamente, vero (in termini di obiettivi) e falso (in termini di execution). E’ stato un colossale flop, ma non si può dire”.

    Che non si possa dire vale per i giornali mainstream, proni al volere della pubblicità amministrata dalle multinazionali e inseriti a pieno titolo del novero delle élite, ossia, per dirla all’antica, dei “servi dei padroni”, i quali non sono più, come nell’Ottocento, i “sciur padrun da li beli braghi bianchi”, ma gli eterei appartenenti al “Club dei Paperoni”.

    Quelli dell’Ottocento producevano profitti e posti di lavoro. Quelli del Club producono disgrazie.

    Se si vuole si può dire. E infatti lo dice a chiare lettere Lucio Caracciolo, il quale su Limes (1/2023) scrive, a proposito del tentativo di globalizzare l’Occidente, che “il rules based international order – inglese per Pax Americana – è immangiabile per the Rest, stragrande maggioranza degli umani”.

    I quattro quinti dell’umanità, stando alle posizioni dei Paesi dove vivono, non hanno molto in animo di stare al gioco dell’occidentalizzazione, come è dimostrato anche in occasione dell’aggressione della Russia all’Ucraina.

    La fine della storia, teorizzata da Francis Fukuyama si è rivelata, come poteva essere intesa sin dal suo apparire nel testo del politologo statunitense, una delle tante amenità senza costrutto propinate dalla propaganda.

    La storia, quanto meno quella dell’umanità, non finisce e non finirà fino a quando esisterà un essere umano vivente.

    “La fine della storia – scrive icasticamente Lucio Caracciolo (Limes 1/20123) – siamo noi europei imbambolati nella contemplazione della nostra civiltà «gentile» mentre fuori la foresta brucia. La villa nella giungla si congratula con sé stessa mentre la giungla dilaga nella villa”.

    E la giungla non è solo quanto avviene all’esterno dell’Occidente, ma quanto avviene all’interno, dove la politica dell’amministrazione americana, il cui esponente (dire guida è improprio) di primo piano sulla scena è Joe Biden, sta disastrando gli Usa e anche il Vecchio Continente, anche se, come afferma giustamente Lucio Caracciolo (Limes 1/2023) “senza il Vecchio Continente l’impero a stelle e strisce non ha senso”.

    La guerra in Ucraina, da questo punto di vista, è una delle modalità con la quali il Vecchio Continente si sta disastrando.

    Quando si fanno le analisi sul perché e sul come alcune cose avvengono, non si può partire da pagina 101 e dimenticare anche le note al testo. L’aggressione russa è l’ultima puntata di una logica Dem americana che ha puntato a ridurre la Russia a potenza regionale e, possibilmente, a infiacchirla fino a farla diventare un soggetto economicamente conquistabile.

    Il dissolvimento della Federazione russa, auspicabile per i polacchi e i baltici, non è nell’agenda degli Usa, ma gli avvenimenti ucraini sono stati la goccia che ha fatto traboccare il vaso, convincendo Mosca che si doveva passare dalla diplomazia alle armi.

    Ora, il passaggio dalle armi alla diplomazia appare assai difficile, atteso che è assai improbabile una vittoria sul campo sia di Kiev, sia di Mosca.

    Il vero obiettivo degli Usa era, ed è, lo sganciamento dell’Unione Europea (in primis della Germania) da Mosca e da Pechino.

    Obiettivo raggiunto.

    L’Europa si è sganciata da Mosca per quanto riguarda gas e petrolio, innescando inflazione e fenomeni recessivi. La Via della Seta verso l’Europa è stata interrotta dal conflitto ucraino, con un danno non indifferente per la Cina, che puntava a coinvolgere sempre più il Vecchio Continente.

    I due obiettivi raggiunti hanno però avuto come conseguenza la lacerazione interna dell’Unione Europea, come dimostrano le politiche tra di loro assai distanti dei Paesi baltici e della Polonia da un lato e di Francia e Germania dall’altro.

    L’altra modalità con la quale il Vecchio Continente si sta disastrando è l’assurda politica green della Commissione europea a guida eurosocialista. Politica che è prona agli interessi del comunismo finanziario e che è contro gli interessi della nazioni e delle popolazioni europee.

    Non c’è dossier europeo che abbia ormai un senso ed è del tutto evidente, tra l’altro, che le élite che costituiscono la leadership dell’Unione si sono imbevute di cultura woke, gender, cancel culture, ossia, si sono iscritte alla follia americana della sinistra radicale Dem, funzionale alla finanza.

    Anche in questo orizzonte che chiamare culturale appare come una bestemmia, la narrazione è tale da essere autolesionista. Come si può pensare che nel mondo ti accolgano come un faro di luce se tu stesso dici di farti schifo?

    Le élite hanno perso ogni contatto con la realtà e sono semplicemente, autenticamente, volgarmente composte da “servi dei padroni”.

    Padroni che piaceranno ai Dem e ai socialisti europei, ma che non piacciono a the Rest e the Rest è fatto dei quatto quinti dell’umanità.

    Se si vuol salvare l’Occidente, quello di Eraclito, di Galileo, di Giordano Bruno, di Kant, di Dante, di Picasso e di Chagall, del Beato Angelico e di Pico della Mirandola, di Herman Hesse e di Thomas Mann, di Platone, Aristotele, Sant’Agostino, San Tommaso, Mozart, Bach, e via elencando, quasi all’infinito, si devono cacciare con ignominia i cultori della narrazione woke e i “servi dei padroni”, perché l’Occidente non merita di finire dissolto in una poltiglia demenziale venduta come progresso.

    Autore

    • Silvano Danesi

      Silvano Danesi, laureato in Filosofia all’Università Statale di Milano. Dopo la laurea ha seguito studi storici e antropologici, ha pubblicato diversi saggi di storia, antropologia e massoneria, e ha tenuto varie conferenze e seminari.

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