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LO SCONTRO INTRA EUROPEO

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Paolo Falconio*

L’articolo del Presidente della Repubblica Italiana su Putin (che viene paragonato ai dittatori del XX secolo) apparsoieri sulla stampa è stato letto da molti come una lezione di storia
(con il difetto di non citare i 26 milioni di morti dell’ URSS durante la Seconda Guerra Mondiale). Però il punto è un altro. La lettura è un po’ più profonda e segna la posizione del
Capo dello Stato nello scontro tutto Intra UE che si gioca sull’Ucraina, ma non per l’ Ucraina.
Un intervento che vuole rassicurare i partner europei che la posizione europeista dell’Italia non cambierà, contemporaneamente è un segnale al Governo a non oltrepassare la linea
rossa del disallineamento con le istituzioni europee. Ci sono due fazioni in Europa, la prima giudata dalla Francia, seguita dalla Spagna e da una parte della politica tedesca, che poi è la parte che esprime la nomenklatura europea, la quale è l’esponente di un mondo regolato dalle normative internazionali e che si scontra con la nuova visione americana.
L’altra parte, di cui il Governo Meloni è l’esponente di punta, invece ha uno sguardo allineato con gli USA, mal sopporta una Unione troppo invadente, e guarda al mondo secondo la
realtà di oggi (fra quattro anni potrebbe non essere più vero), che è un mondo regolato dalla potenza (americana nel nostro caso). Secondo questa visione il mondo verrà diviso in aree di
appartenenza non più su basi ideologiche, ma di convenienza geo strategica. Il diktat della democrazia non sarà più rilevante. È uno scontro di leadership che avvicina la UE alla Cina
per sopravvivere. È uno scontro esistenziale perché se Macron cadesse e se dalle elezioni tedesche uscisse un governo debole, potremmo assistere al collasso dell’Unione Europea.
Un collasso che comunque viene visto con simpatia dalle Big Tech che vedono nell’impianto comunitario un limite alla loro espansione e non solo per una questione di eccesso di
normativa. Un eccesso di normativa che per inciso danneggia attivamente anche le nostre economie.
È un momento molto difficile per il vecchio continente, anche perché l’ America di Trump vede in Putin un interlocutore e dà segnali di avere altre priorità che non pensare all’ Europa.
In tal senso alcuni Paesi dell’ Est appartenenti all’Unione cominciano a percepire il pericolo di una Russia vicina e ostile e non essendo credibili le garanzie europee, non sono più sicuri
delle scelte fatte. La Romania fa scuola.
Il mio punto di vista è che l’Europa vada riformata e forse anche ridimensionata, ma non smantellata perché è l’unica dimensione per competere nel mondo. La povera Ucraina è nel
mezzo di questo scontro, consapevole che è strumentale alle logiche di potere Intra europee e che senza gli americani sarà difficile sopravvivere. Una cosa è certa che questa UE, ma
nemmeno gli Stati che la compongono sono minimamente presenti nella mente di Putin e Trump. Infatti non veniamo neanche interpellati. Il nano politico urla, ma tutti sanno che è
inoffensivo.

* membro del Consejo Rector de Honor e conferenziere de la Sociedad de Estudios
Internacionales (SEI)

Autore

  • Redazione

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