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L’ITALIA BERSAGLIO SPECULATIVO

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di Marco Pugliese

L’Italia sotto tiro: storia (recente e meno recente) degli attacchi speculativi

Ci sono momenti in cui l’Italia sembra diventare il bersaglio preferito dei mercati, come se il Belpaese portasse scritto sulla fronte un cartello: “Attaccare qui”. Ogni crisi finanziaria, ogni traballamento politico, ogni tentennamento burocratico viene letto come un’occasione.

1963-64: la lira a pezzi, ma senza perderla

L’Italia del miracolo economico comincia a dare segni di stanchezza. Gli stipendi crescono, i consumi esplodono, ma anche l’inflazione corre e la bilancia dei pagamenti scricchiola. Gli speculatori annusano l’occasione: cominciano a vendere lire, prevedendo una svalutazione imminente.
Guido Carli, Governatore della Banca d’Italia, si rifiuta di svendere la moneta nazionale. Mette mano alle riserve valutarie, chiede prestiti internazionali, difende il cambio con le unghie.
Non ci sarà svalutazione, ma il prezzo è altissimo: si bruciano miliardi e il Paese impara, per la prima volta, che la finanza può rovesciare i governi tanto quanto le elezioni.

1992: George Soros, la lira e il Sistema Monetario che non regge

Passano trent’anni, e un altro settembre caldo arriva a scottare la pelle italiana. È il 16 settembre 1992, passato alla storia come il “mercoledì nero”.
Il Sistema Monetario Europeo regge male la tensione dei mercati. George Soros gioca la sua partita, scommette contro la lira, e la vince. L’Italia si difende come può: la Banca d’Italia brucia miliardi di riserve valutarie, ma non basta. La lira viene svalutata di oltre il 30% e Roma è costretta a uscire dallo SME.
La perdita per lo Stato italiano: 48 miliardi di dollari. Il messaggio per l’Europa: senza una politica monetaria comune vera, i cambi fissi sono sabbia sotto i piedi.

2011: lo spread, quel numerino che vale un governo

È il tempo dei PIIGS, acronimo infelice e offensivo, ma efficace per i giornalisti della City. L’Italia entra nel mirino: troppo debito, troppo immobilismo, troppa politica ballerina.
Lo spread tra BTP e Bund tedeschi schizza oltre i 550 punti base. I fondi cominciano a vendere titoli italiani a pioggia, i CDS esplodono, e l’immagine di una Repubblica affidabile si sgretola.
La risposta arriva dalla BCE – con Mario Draghi e il suo “Whatever it takes” – ma intanto a Roma cade il governo Berlusconi. Al suo posto, Mario Monti: tecnico, sobrio, ben visto dalle cancellerie europee e dai mercati.

2022: silenzi d’agosto e Btp

Ferragosto, per molti è vacanza. Per altri, è il momento perfetto per colpire. Il Financial Times pubblica un articolo che passa inosservato in Italia: hedge fund di mezzo mondo stanno scommettendo contro i BTP, per un ammontare di 39 miliardi di euro, il massimo dal 2008.
Il governo Draghi è caduto, il gas russo scarseggia, l’inflazione galoppa. Le condizioni sono perfette. Lo spread sale, i BTP tremano, e la politica – come al solito – si accorge troppo tardi.

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  • Redazione

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