A cura di Agenzia Nova
CNN: l’Iran avrebbe ancora almeno mille missili immagazzinati nei depositi sotterranei
Trump ha ripetutamente indicato l’arsenale missilistico iraniano come una delle ragioni della guerra
Si ritiene che l’Iran abbia ancora almeno 1.000 missili immagazzinati nei suoi depositi sotterranei. Lo riporta l’emittente statunitense “CNN”, secondo cui l’Iran ha riportato alla luce numerosi ingressi dei suoi arsenali colpiti dai bombardamenti di Stati Uniti e Israele.
Per settimane, gli attacchi aerei hanno limitato l’accesso dell’Iran ai suoi siti missilistici sotterranei, distruggendo strade e seppellendo gli ingressi dei tunnel. Tuttavia immagini satellitari visionate dalla “CNN” mostrano come la Repubblica islamica abbia utilizzato attrezzature semplici, quali bulldozer e autocarri, per ripristinare gli accessi.
Esperti citati dall’emittente hanno osservato che le capacità missilistiche di Teheran non possono essere distrutte semplicemente prendendo di mira gli ingressi dei tunnel, indicando dei limiti nella strategia israelo-statunitense.
Se le ostilità dovessero riprendere l’Iran sarebbe in grado di “continuare a lanciare missili finché disporrà di lanciatori ed equipaggi, anche in caso di interruzione della produzione”, ha affermato Sam Lair, ricercatore associato presso il James Martin Center for Nonproliferation Studies, che analizza le capacità missilistiche iraniane.
“Non c’è nulla che impedisca di armare i lanciatori con l’ampio arsenale di missili che gli iraniani ancora posseggono”, ha aggiunto Lair.
Nel corso del conflitto, osserva la “CNN”, l’Iran si è impegnato a scavare gli ingressi dei tunnel correndo grandi rischi, con Stati Uniti e Israele che spesso colpivano le attrezzature utilizzate per gli scavi.
“Questo lavoro ha permesso a Teheran di continuare a lanciare missili per tutta la durata della guerra, seppur a ritmi notevolmente ridotti. Dal cessate il fuoco di oltre sette settimane fa, gli sforzi iraniani per scavare le basi si sono poi intensificati significativamente”, riporta l’emittente, secondo cui sono stati sbloccati ad oggi 50 dei 69 ingressi dei tunnel colpiti in 18 depositi missilistici sotterranei.
L’Iran avrebbe restaurato anche altre aree delle basi, comprese le strade bombardate per impedire ai lanciatori di missili di utilizzarle.
“Le forze statunitensi sono brave nel conseguire successi tattici, e seppellire e sopprimere la forza missilistica iraniana ne è un ottimo esempio”, ha affermato Lair.
Tuttavia, ha aggiunto, “se ciò non è accompagnato da una serie di obiettivi di guerra strategici ragionevoli e da una teoria di vittoria realizzabile, può finire per rivelarsi un fallimento strategico”.
Il presidente USA Donald Trump ha ripetutamente indicato l’arsenale missilistico iraniano come una delle ragioni della guerra, con la sua distruzione come uno degli obiettivi principali. La rete di basi missilistiche sotterranee iraniane, la cui costruzione è iniziata oltre 20 anni fa, offre una protezione considerevole ai missili e ai lanciatori.
La profondità delle strutture, alcune delle quali si trovano sotto centinaia di metri di roccia, limita le opzioni a disposizione per attaccare le basi. Pertanto nelle prime settimane del conflitto iniziato lo scorso 28 febbraio, Stati Uniti e Israele si sono concentrati nel colpire i punti di accesso ai depositi, il che, unito agli sforzi per individuare e distruggere le basi di lancio, ha portato a una significativa riduzione del lancio di missili iraniani.
Parallelamente, è stato intrapreso un ampio sforzo per smantellare la catena di approvvigionamento missilistica dell’Iran, dalle fabbriche in cui vengono prodotti piccoli componenti elettronici fino ai siti in cui vengono fabbricati i propellenti per razzi e i corpi dei missili.
Valutazioni dell’intelligence statunitense indicano che l’Iran ha già iniziato a ricostituire capacità militari fondamentali, tra cui la produzione di droni e la sostituzione dei lanciatori di missili.
“Gli iraniani hanno superato tutte le tempistiche previste”, ha detto un funzionario statunitense alla “CNN”. Iran: non approveremo nulla senza garanzie sui nostri diritti. Trump: “Senza accordo riprende l’azione militare”.
L’Iran non approverà alcun accordo con gli Stati Uniti senza garanzie sui suoi diritti. Lo ha detto il presidente del Parlamento iraniano e capo negoziatore, Mohammad Bagher Ghalibaf, intervenendo durante la prima sessione parlamentare della nuova sessione legislativa, come riportato dall’agenzia di stampa “Tasnim”. Ghalibaf ha sottolineato che l’Iran “non si fida delle parole e delle promesse del nemico”, e “ciò che conta sono i risultati concreti”.
“Sapete meglio di me che stiamo respingendo il nemico in una grande e storica guerra. Come ha sottolineato anche il leader della Rivoluzione islamica, il fattore più importante per la vittoria in questo conflitto è l’unità e la coesione. Ciò che ha causato la ritirata del nemico, oltre alla nostra potenza militare e alla prontezza difensiva, è la fermezza e l’unità del popolo. Questo è il segreto della vittoria, che deve essere salvaguardato”, ha affermato il presidente del Parlamento. Secondo Ghalibaf, in questa fase “il nemico, attraverso la pressione economica e la propaganda mediatica, cerca di creare divisioni e distruggere l’unità del Paese per compensare la sua sconfitta militare e costringere alla resa”.
Tuttavia, ha aggiunto il presidente del Parlamento, si tratta di “un’illusione vana” perché “il grande e storico popolo iraniano oggi sa di trovarsi in un punto sensibile e resiste contro il nemico assassino che ha giurato di distruggere l’Iran e l’Islam, affinché gli iraniani degli anni a venire possano essere orgogliosi dei loro padri e delle loro madri”.
Secondo Ghalibaf, “il fronte militare, nelle strade, della diplomazia e dei servizi al popolo sono un unico campo di lotta totale”. “Ciò che finora è stato ottenuto sul campo militare e con i nostri missili è stato possibile grazie al sostegno e al supporto del popolo, e il compito della diplomazia è trasformare queste vittorie in risultati politici e giuridici”, ha affermato il presidente del Parlamento.
In mancanza di un accordo con l’Iran, gli Stati Uniti sono pronti a riprendere un’azione militare, ha detto il presidente USA, Donald Trump, in un’intervista a “Fox”, dicendosi tuttavia convinto che un’intesa sarà raggiunta, anche se ci vorrà tempo, e sarà ottima.
“Stiamo per concludere un ottimo accordo. Concluderemo un ottimo accordo. Altrimenti, torneremo indietro e chiuderemo la questione militarmente”, ha affermato Trump. “Siamo vicini a un ottimo accordo altrimenti inizieremo semplicemente con il dipartimento della Guerra”, ha ribadito.
“Preferirei raggiungere un accordo perché possiamo riaprire lo Stretto immediatamente dopo la firma”, ha spiegato il leader della Casa Bianca, riferendosi allo Stretto di Hormuz.
“L’unica garanzia che devo avere è che non ci saranno armi nucleari. Hanno accettato questo. Ed è stato molto interessante. Inizialmente avevano detto che non avrebbero sviluppato un’arma nucleare. Ho detto: ‘Beh, cosa succede se comprate un’arma nucleare?’ “Ora dicono: ‘Non svilupperemo né acquisteremo in alcun modo armi militari’. Questa è una grande differenza”, ha precisato Trump.
Il presidente statunitense, comunque, ha ammesso che il processo non è rapido: “Stiamo ottenendo ciò che vogliamo lentamente, con negoziatori molto tenaci, e ci vuole molto tempo. Non ho fretta. Mi piacerebbe dire di avere fretta perché, sapete, i prezzi della benzina crolleranno, ma se si ha fretta, non si conclude un buon affare”, ha affermato.
“Lentamente ma inesorabilmente, stiamo ottenendo, credo, ciò che vogliamo. E se non otterremo ciò che vogliamo, la chiuderemo in un altro modo”, ha concluso.
Trump ha inasprito i termini di un potenziale accordo quadro, riferisce il “New York Times” citando come fonti tre funzionari. Non è chiaro quali modifiche siano state apportate, ma sarebbero state elaborate con il coinvolgimento di intermediari, tra cui rappresentanti del Pakistan.
Secondo due funzionari, Trump si è mostrato preoccupato in particolare per la parte riguardante lo sblocco dei fondi destinati all’Iran. Un funzionario ha detto che Trump è anche frustrato dalla lentezza della risposta iraniana e vorrebbe accelerare il processo.
Tuttavia, raggiungere la guida suprema iraniana, Mojtaba Khamenei, per l’approvazione si è rivelato difficile, pertanto qualsiasi modifica potrebbe comportare ulteriori ritardi.
L’accordo di massima potrebbe porre fine alla campagna militare israelo-statunitense contro l’Iran in cambio della revoca del blocco iraniano dello Stretto di Hormuz, mentre alcune delle questioni più spinose, come il futuro del programma nucleare iraniano, potrebbero essere rinviate a successivi cicli di colloqui.





