
Dopo la morte di Ebrahim Raisi, nell’elicottero dove viaggiava assieme al ministro degli Esteri Hossein Amirabdollahian, che si è schiantato nel nord ovest del Paese, nei pressi del confine con l’Azerbaigian, la Repubblica islamica, vessata dalle sanzioni economiche e coinvolta in un conflitto sempre più aspro con Israele, potrebbe tenere elezioni presidenziali in meno di due mesi.
La costituzione iraniana prevede che in caso di morte improvvisa di chi ricopre questa carica, si dovranno tenere in cinquanta giorni consultazioni per eleggere un nuovo presidente, che in Iran ha il ruolo di capo del governo mentre il capo dello Stato è la Guida suprema, Ali Khamenei.
Fino alle nuove elezioni sarà il primo vicepresidente, Mohammad Mokhber, ad assumere l’incarico di capo del governo.
Nonostante la Guida suprema, Ali Khamenei abbia assicurato che non c’è alcun vuoto di potere, rimane il fatto che le elezioni si terranno in un Iran schiacciato dalle sanzioni economiche e nel quadro del conflitto tra la Repubblica islamica e Israele. Uno scontro che dopo l’inizio della guerra a Gaza si è inasprito ulteriormente e, dopo anni di raid contro obiettivi filo iraniani in Siria e Libano, è arrivato in aprile per la prima volta al livello di attacchi diretti sul territorio dei due Paesi.
Le consultazioni che hanno visto vincere Raisi nel 2021, con il 72% dei consensi, erano state le presidenziali con l’affluenza più bassa nella storia della Repubblica islamica, con circa il 49% degli aventi diritto esprimere una preferenza e oltre il 13% di schede bianche o nulle.
Secondo molti analisti, le ragioni dell’astensione riguardarono in gran parte la squalifica della maggior parte dei candidati, circa 600 moderati e riformisti, che ha lasciato spazio di fatto esclusivamente agli ultraconservatori. Un copione simile si è ripetuto solo pochi mesi fa, durante le consultazioni parlamentari dell’1 marzo che hanno visto soltanto il 41% della popolazione andare alle urne, segnando un nuovo record.
In questo caso, la bassa affluenza è stata dovuta non solo alla squalifica di molti candidati riformisti ma anche all’impatto della durissima repressione delle proteste antigovernative esplose alla fine del 2022 dopo la morte della ventenne curda Mahsa Amini, uno degli eventi più tragici che si è consumato durante l’amministrazione di Raisi.
Una nuova elezione, secondo gli analisti, potrebbe rinvigorire il movimento di protesta che si era formato quando Mahsa perse la vita, dopo essere stata messa in custodia dalla polizia morale perché non portava correttamente il velo.





