
di Giuseppe Augieri
Commentando uno scitto del nostro Sandro Roazzi avevo scritto «Ormai le sceneggiate fanno parte dei doveri di Stato. Il rito va consumato sino alla fine e pretende schiamazzi, qualche cartello tra i Parlamentari di opposizione da sventolare ad uso delle tv e giornalisti, grandi discorsi sulla morale e sull’etica, l’accusa di aver detto ed invece…».
Detto e fatto: subito smentito. Si è andati molto oltre. Almeno in un caso, stupendomi.
Non avevo mai avvertito tanto squallore come nell’intervento di Renzi. Nei contenuti, in verità, vi è chi lo ha abbondantemente superato, anzi è stata una gara.
Dal “presidente del Coniglio” per Meloni, “uomo di burro” rea di “vigliaccheria istituzionale” che non può più “permettersi di parlare davanti a qualche scendiletto” di “una vicenda che resterà un’onta di infamia sulla storia delle istituzioni di questo Paese” e via proseguendo fino a “avvocato difensore di un criminale” per Nordio.
E, più di altre, quest’ultima frase mi dice del concetto che si ha della giustizia: spero ardentemente che questi non governino mai. Mai.
Ma nel tono Renzi non ha avuto rivali. Da littorio, da chi sa cosa è giusto fare se quelle cose le fa lui e non altri, da agitatore di folle, raccogliendo quanta più spazzatura populista fosse possibile, con la ciliegina di una contestazione “antifascista” verso chi “disturbava” il suo intervento.
Anche con Renzi, per me, è un capitolo chiuso. Ma quanta amarezza mi resta in bocca.
In realtà abbiamo assistito a una indegna gazzarra, che ha offeso i poveri cittadini elettori, non ci sono speranze.





