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LIBERTA’ CENSURA E FEMMINISMO

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di Carlo Di Stanislao

Or ti piaccia gradir la sua venuta:
libertà va cercando, ch’è sì cara,
come sa chi per lei vita rifiuta”
Dante, Purgatorio canto I vv. 70-72
 
Nel 1972, rocambolescamente, Nicola Crocetti riesce a eludere i controlli della polizia all’aeroporto di Atene. Si era fatto accreditare come giornalista per seguire la partita di calcio della nazionale. Greco d’origine, sodale con i connazionali dissidenti in Italia, Crocetti, si reca di nascosto a casa di Ghiannis Ritsos, il grande poeta, inviso al regime dei colonnelli, ai domiciliari dopo essere stato recluso in svariate prigioni. È l’inizio di un legame leggendario: Crocetti tradurrà le opere più importanti di quello che, a detta di tanti – Louis Aragon tra tutti –, è tra i più grandi poeti del Novecento.
 
Finora inedito in Italia, Ritsos scrive “Lo Scandagliatore” nel 1973; Crocetti lo tradurrà al suo fianco, sotto la volta di un “cielo infinito, tempestato di stelle grandi come noci”. Poemetto affollato da una ridda di personaggi stralunati, che alterna i ritmi della tragedia greca a quelli del vaudeville, Ritsos considerava “Lo Scandagliatore” il suo capolavoro. In effetti, qui si rivela, con catartica leggerezza, tra il motto osceno e l’asserzione assoluta, il segreto dell’uomo, del cosmo.
Chi ti sussurra all’orecchio, però, è un Orfeo con il muso da lupo e che è alla ricerca assoluta di libertà.
 
“L’arte e gli artisti tornano liberi”, annunciava tre anni fa il ministro della Cultura Dario Franceschini, dopo che in Italia fu tolta la censura cinematografica di stato. Salva la scena del burro di “Ultimo tango a Parigi” di Bernardo Bertolucci. Ma la censura di stato era diventata inutile: ora c’è la censura politicamente corretta. Niente più “Ultimo tango a Parigi”, a Parigi. 
 
La Cinémathèque française ha cancellato la proiezione del film di Bertolucci prevista nell’ambito di una retrospettiva dedicata a Marlon Brando. “Allo scopo di calmare gli animi e considerati i rischi per la sicurezza, la Cinémathèque annulla la proiezione”, ha annunciato l’istituzione. “La sicurezza del pubblico e del personale viene prima di ogni altra considerazione”. Una settimana prima della proiezione, la giornalista Chloé Thibaud aveva scritto: “Questo film ha un solo odore: cultura dello stupro”. Aveva chiesto che ci fosse “una contestualizzazione dell’opera che spieghi la violenza sessuale subita da Maria Schneider durante le riprese”. Il programmatore della cineteca, Jean-François Rauger (collaboratore del Monde), ha risposto che “sarebbe impensabile e assurdo non proiettare il film”. 
 
Ma tutto è ripensabile, nell’era del MeToo e della cancel culture. “L’apostolo”, il film di Cheyenne Carron, è stato deprogrammato “per prevenire il rischio di attacchi” su richiesta della Direction générale de la sécurité intérieure. Perché racconta la conversione di un musulmano al cattolicesimo. 
 
Sandrine Rousseau, deputata ecofemminista e presidente della Commissione d’inchiesta sulla Violenza sessista nel cinema, ha convocato i dirigenti della Cinémathèque, parlando di “scelta delirante” di proiettare “Ultimo tango a Parigi”. Bertolucci, cantore della rivoluzione sessuale del Sessantotto e oltre, oggi è cancellato in nome del neomoralismo. La sua inquisitrice, Rousseau, ha qualche problema col femminismo. E’ stata fischiata alla manifestazione a sostegno delle donne iraniane a Parigi. Aveva scritto: “Il nostro corpo e tutto ciò che indossiamo (o meno) ci appartiene”. Il diktat dei mullah iraniani come il laicismo francese. Ma qualche problema sembra averlo in generale il femminismo. 
 
Questa settimana, sempre a Parigi, la femminista e saggista Marguerite Stern è stata denunciata da SOS-Racisme per aver segnalato la sovrarappresentazione degli uomini di origine africana tra gli aggressori di donne. “E’ una questione di natura? Possiamo porci la domanda, ma non ho la risposta”. Stern “non rimpiange nulla” di quello che ha detto. Solo, forse, che “a sinistra non c’è nessuno a difendermi”. Da burro e tango a burqa e taharrush il passo sembra breve e Orfeo ha sempre più l’aspetto di un lupo addomesticato..
 

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  • Redazione

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