
Hanno confiscato le chiavi di 200 veicoli e assicurano che non le faranno uscire dall’impianto di produzione fino a quando non otterranno garanzie sul futuro. Una novità assoluta.
Questa la dura reazione dei dipendenti della Audi in Belgio, in seguito all’annuncio di una grave crisi che potrebbe portare alla chiusura della fabbrica a Bruxelles.
I sindacati locali belgi hanno poi precisato che nessun veicolo lascerà la fabbrica finché non saranno ottenuti chiarimenti sul futuro dell’azienda.
L’unico giornale che ne ha dato notizia è stata Europa – tuday.
Eppure questa forma di lotta rappresenta “simbolicamente” un segnale e un salto di qualità non indifferente nel contesto sindacale europeo di questi tempi politicamente bui.
Un salto che sta a significare come il gruppo dirigente europeo del sindacato da molto tempo si è fatto incantare dalle sirene del green deal, mancando così di equilibrio e di una lucidità economico-politica priva di una sensata riflessione sugli “effetti “ derivanti da una impostazione strategica sottostimata.
Il disastro di uno dei settori portanti dell’economia come quello dell’auto non poteva essere sicuramente imposto con una morale pseudo politica di un dirigismo pianificato di stampo sovietico ,con la pretesa di sostituire il mercato con la logica di alleanze empatiche spurie tra tecno- finanza e presunta società civile .
Il sindacato, e con esso una presunta sinistra “progressista” ,non certo appartenente alla tradizione riformista , ha di fatto combinato una disastro strategico con ricadute temporali politiche di ampio raggio geopolitico.
La politica della Commissione europea di Ursula Von der Leyen, con i suoi consiglieri “ottimati “al seguito e con un esercito di 35.000 burocrati esecutori da circo equestre, han prodotto un piano definito “ green deal “ basato su auspici ideologici privi di un contatto con la realtà vera del mondo produttivo .
Questo è il punto decisivo.
L’amministratore delegato del gruppo Volkswagen Oliver Blume ha dichiarato in un’intervista alla stampa tedesca che la situazione economica dell’azienda è ”allarmante”.
La situazione della casa madre ”è così grave che non è possibile lasciare che tutto vada avanti come prima”, ha detto Blume.
Tra i motivi della crisi ha citato il calo nell’acquisto di veicoli in Europa, la serrata concorrenza asiatica sul mercato, i ritardi nelle vendite dei veicoli elettrici.
”La torta è diventata più piccola e ci sono più ospiti a tavola”, ha affermato Blume, determinato anche a fare guerra ai potenti sindacati tedeschi.
Oltre a stare valutando l’ipotesi di chiusura di stabilimenti in Germania, la Volkswagen sta pianificando di abolire un regime di sicurezza sul lavoro in vigore da 30 anni.
La responsabile del consiglio di fabbrica della casa tedesca, Daniela Cavallo (di origini italiane), ha affermato che i sindacati avrebbero “ferocemente resistito” ai piani, escludendo qualsiasi chiusura di fabbrica sotto la sua supervisione.
Ma allo stato dei fatti, ad oggi rimane solo una dichiarazione sospesa per aria .
Pensare di chiudere un terzo degli stabilimenti dell’auto e ridurre un terzo dei salari e in contemporanea pensare che la gente possa tornare a comperare auto ,sapendo tra l’altro che questa oggi è di fatto un prodotto finanziario è follia.
Significa solo sognare e perdere autorevolezza .
Siamo arrivati al punto centrale del problema. Comunque là si voglia girare , la sinistra non ha mai dato valore ad una visione politica che rappresentasse la centralità di un programma – solo lo schema di Bad Godesberg prevedeva un tale orizzonte – altri hanno sempre ritenuto “centrale il diritto di veto “e come alternativa una centralità di alleanza con il mondo della finanza (vedi l’influenza costante dei Fabiani). La scelta del sostegno al Green Deal è stata una scelta drammatica e scellerata .
La politica che non pensa agli effetti dei suoi obbiettivi arriva al traguardo moribonda o morta .
Ciò vale anche per la scelta acritica del Wto. Questioni difficili da rimuovere , lo possono fare i trasformisti a destra come a sinistra.
Vale per la sottovalutazione dell’evoluzione geopolitica avendo costruito il “bastone storto del green deal”, un atto mortale non avendo mai seriamente voluto affrontare un vero piano di politica energetica efficace a lungo termine , nucleare compreso .
Sole e vento , e tanto romanticismo pagato e spalmato sulle bollette di luce e gas .
Per non parlare di un gruppo dirigente sindacale con l’encefalogramma politico piatto e quindi culturalmente inservibile .
Un occhio a quello che succede in Germania lo vogliamo dare? Pensando alle ricadute su Europa e Italia?
Forse è meglio pensare ad un serio “esame di realtà “. Senza questo processo di quali 10 punti di programma parliamo , per non parlare poi di quali sono i dirigenti riformisti confrontarsi. Dove sono ? Non certo nel campo largo camposanto pre politico dove continua ad imperare il diritto di veto.





