
di Carlo Di Stanislao
“Leggiamo solo per cercare quella tre righe che ci confortano”
Luigi Malerba
“Le età della vita” del grande Romano Guardini è snobbato dagli intellettuali in voga e relegato tra le pubblicazioni “cattoliche”. E invece la sua lettura sarebbe utile a tutti.
Ci sono libri che si trovano quasi solo nelle librerie classificate come “cattoliche”, quasi fossero dei ghetti culturali. Ci sono libri “cattolici” che, pur avendo molti lettori, non entrano mai nelle classifiche delle vendite. Insomma, come sappiamo, è in vigore da molto tempo una sorta di ostracismo verso i libri “cattolici”, quasi fossero un corpo estraneo alla cultura che conta e che fa notizia. Tutto questo in nome della laicità e delle sue conquiste di libertà!
Mi pare che uno di questi libri non considerati dagli intellettuali in voga sia Le età della vita del grande Romano Guardini, che ho letto avidamente in una edizione di Vita e Pensiero arricchita da una sostanziosa prefazione del professor Virgilio Melchiorre. La sua lettura sarebbe utile a tutti, soprattutto ai maestri disperati del nostro tempo: non sanno cosa si perdono se non lo leggono.
«Insegnaci a contare i nostri giorni e giungeremo alla sapienza del cuore»: l’invocazione del Salmo 90 è la migliore introduzione a queste nitide pagine di Romano Guardini. Autentico gioiello di sapienza cristiana, esse aiutano a chiarificare un’esperienza attraversata da tutti e disegnano la parabola di una vita riuscita, dove ogni fase ha senso e valore insostituibili, sue crisi di crescita, equilibri e dinamismi peculiari.
Guardini pubblica Le età della vita agli inizi degli anni Cinquanta e si rivolge quindi a un secolo che sta uscendo dalla stagione dei totalitarismi, tutti concordi nel celebrare il culto acritico della ‘giovinezza’, e sta inquadrando i suoi teenagers nel sistema dei consumi. Ma le sue riflessioni si adattano con straordinaria lucidità anche al nostro tempo, nel quale le differenti ‘età della vita’ sono cancellate a beneficio di un artificioso ‘vivere senza età’. Una sorta di bengodi dell’inesperienza si configura come la fissazione postmoderna, che non solo preclude alla saggezza della vecchiaia, ma impedisce di essere davvero giovani e davvero adulti in un mondo inchiodato su se stesso. Ogni età, ci ricorda Guardini, ha la sua bellezza singolare, che va colta e realizzata: è il segreto di una vita eticamente compiuta, affrancata dall’ansia per il tempo che scorre.
Come scrive Alessandro Zaccuri nella Prefazione: «Guardini passa in esame l’intero percorso dell’essere umano, dal concepimento alla morte, soffermandosi in particolare sulle ‘crisi’ che fanno da cerniera tra una fase e l’altra: la crisi della crescita, la crisi legata all’esperienza, la crisi del limite e la crisi del distacco. Non si arriva alla saggezza se non si attraversano tutte e quattro queste prove, se non si fronteggiano ogni volta le incertezze e non di rado le paure che ogni trasformazione porta con sé. […] Invecchiare sarà anche difficile, ma non crescere mai potrebbe rivelarsi una discreta anteprima dell’inferno».
Romano Guardini, nato a Verona nel 1885, è per riconoscimento unanime uno dei filosofi e dei teologi cattolici più significativi del Novecento. Dapprima libero docente di Dogmatica cattolica a Bonn e a Breslau, ricoprì dal 1923 la cattedra di Filosofia della religione e Weltanschauung cattolica a Berlino, a Tubinga e infine a Monaco di Baviera, dove morì nel 1968. Di Guardini l’editrice Vita e Pensiero ha pubblicato: Il Signore, L’esistenza del cristiano, Il testamento di Gesù, Sul limite della vita, Le cose ultime, Gesù Cristo, Religione e rivelazione.
È un Autore, come direbbe Bacone, da leggere e rileggere.





