
Dalla vicenda tragica di Bondi Beach a Sydney si possono trarre molte lezioni.
La prima riguarda le due facce dell’Islam, stampate iconicamente l’una in quelle dei due assassini, Naveed e Sajid Akram, 24 e 50 anni, figlio e padre, legati all’Isis, e l’altra in quella di un eroe, Ahmed al Ahmed, fruttivendolo di quarantatré anni, che passava di lì per caso e si è lanciato a mani nude, contro uno degli assassini, è riuscito a disarmarlo e a puntargli contro il fucile, senza sparargli, ed è stato invece ferito dall’altro terrorista, fortunatamente in modo non grave.
La vicenda, quasi un segnale ultramondano, ci dice che è necessario distinguere, “fare luce”, evitare di avere posizioni ideologiche e attivare la logica e lo spirito critico.
L’estremismo va combattuto, isolato, sterilizzato, mentre con chi non è estremista deve essere attuata la logica del dialogo e del reciproco rispetto.
Un esempio ci viene da Leone XIV, il quale, come ha riferito il muezzin Asgin Tunca, non ha pregato durante la sua visita alla Moschea Blu, una delle più importanti di Istanbul, ma, come ha precisato la Sala stampa vaticana, “ha vissuto la visita in silenzio, in spirito di raccoglimento e in ascolto, con profondo rispetto del luogo e della fede”.
A Sydney l’estremismo intollerante si è scatenato contro gli ebrei in un momento particolare, ossia mentre pregavano e celebravano “Hanukkah” che in ebraico significa “dedicazione” o “inaugurazione”.
Nella ricorrenza gli ebrei celebrano la riconsacrazione del Secondo Tempio di Gerusalemme nel 164 a.C., dopo la vittoria dei Maccabei (guidati da Giuda Maccabeo) contro i Seleucidi, che avevano profanato il Tempio imponendo culti ellenistici. Al centro della festa c’è il miracolo dell’olio. Trovata solo una piccola quantità di olio puro per accendere la menorah del Tempio (sufficiente per un giorno), questo durò miracolosamente otto giorni, simboleggiando la vittoria della luce sulle tenebre, della fede sulla oppressione e della perseveranza ebraica.
La tolleranza deve essere reciproca, cosa che qualcuno non capisce e scambia la tolleranza per sottomissione o eliminazione della propria identità.
È quanto sta avvenendo in casa nostra a proposito del Presepe, dei canti natalizi, dell’eliminazione di Gesù nella mangiatoia.
Qui non si tratta solo del tentativo di togliere di mezzo una tradizione, secondo i canoni della cancel culture con la quale l’Occidente si sta suicidando, ma di eliminare la rappresentazione, opera di San Francesco, dell’incarnazione del dio cristiano in un uomo che il Concilio di Nicea ha stabilito essere vero uomo e vero dio. Togliere Gesù dal presepe è eradicare la radice stessa del cristianesimo.
Qui la finta laïcité si cammuffa da rispetto degli altri dimenticando il rispetto di sé stessi e introduce una seconda lezione, ossia l’oggettiva complicità nei confronti dell’estremismo quando si alimentano o si giustificano posizioni apparentemente rivolte a equilibri internazionali e, di fatto, strumentali a lotte politiche interne.
L’esempio classico è quello delle manifestazioni violente dei pro-Pal, che seguono a mesi di una ignobile propaganda sulla flotilla.
Del fatto che l’estremismo nuoti nello stagno delle proteste suscitate ad arte per scopi di politica interna si è fatta portavoce la Comunità ebraica italiana.
“L’odio antiebraico non ha confini ed è, ovunque, la conseguenza di un clima alimentato dalle menzogne della propaganda Pro-Pal – dice il presidente della Comunità ebraica di Roma Victor Fadlun –. Parole e gesti d’odio cavalcati e strumentalizzati per fini politici, che prima o poi si traducono in atti di sangue e di pura e vigliacca violenza. Proprio in questi giorni ci aveva commossi il video dei prigionieri di Hamas che accendono le candele di Chanukkà nei tunnel di Gaza prima di essere uccisi. Quella luce resta accesa nei momenti bui della storia, nessuno riuscirà mai a spegnerla. È la luce che illumina noi ebrei e che dovrebbe illuminare chiunque abbia a cuore il destino della civiltà. Ci aspettiamo condanne unanimi e incondizionate dal mondo politico”.
In una nota Noemi Di Segni, presidente dell’Unione delle comunità ebraiche italiane (Ucei, scrive: “Di nuovo ribadiamo l’urgenza di norme di legge con le quali arginare stragi annunciate e pericoli sottovalutati anche qui in Italia da chi dà spazio alle menti che hanno scelto di spegnere la luce della ragione”.
“Anzitutto il nostro addolorato abbraccio alla comunità ebraica locale, alle famiglie delle vittime e ai feriti”, scrive la Di Segni che aggiunge: “Il dolore diventa rabbia al pensiero di tanti appelli fatti per arginare odio e violenza, per avvertire che il pericolo è dentro le nostre città. Massacro – perché questa è la parola giusta – di cui sono responsabili vertici nazionali e locali assieme a media e stampa selettiva che assecondano l’odio anti-israeliano ed ebraico appiattendosi sulle narrative della propaganda di Hamas e propal, che legittimano piazze e aule nelle quali si inneggia al delitto abusando di ogni diritto e libertà”.
Le parole che arrivano dalla comunità ebraica italiana suonano come un allarme che riguarda anche l’Europa e l’Italia, richiamando istituzioni e società civile alla responsabilità di non sottovalutare un clima di ostilità che, ancora una volta, si è tradotto in violenza.
Ora, dopo aver assecondato l’antisemitismo per logiche politiche, le capitali europee si entrano in allarme.
Grandi città, tra cui Berlino, Londra e New York, rafforzano la sicurezza durante gli eventi di Hanukkah in seguito all’attacco durante una celebrazione della festa ebraica a Bondi Beach a Sydney.
Non a caso è stato sventato in Germania un complotto islamista per colpire un mercatino di Natale. Cinque uomini, riporta la Suddeutsche Zeitung, sono stati arrestati perché sospettati di pianificare un attentato a un mercatino di Natale vicino a Dingolfing nella Bassa Baviera. Per quattro di loro sono stati emessi mandati di arresto e uno è stato posto in custodia cautelare, come confermato dalla Procura di Monaco di Baviera. Attualmente si procede con l’ipotesi di un movente islamista. L’attacco sarebbe stato effettuato utilizzando un veicolo. Gli arrestati sono un egiziano di 56 anni, un siriano di 37 anni e tre marocchini di 22, 28 e 30 anni.
Se non si capisce che non si possono alimentare per motivi politici interni le proteste contro Israele, che non escludono le critiche, ma che non possono alimentarsi di manifestazioni di piazza violente, allora si è correi ed è inutile poi blindare le città quando si è costruito un clima favorevole alla violenza dell’estremismo islamico.
A settembre, l’Australia ha riconosciuto uno Stato palestinese, insieme alla Gran Bretagna e al Canada, segnando uno storico cambiamento in decenni di politica estera occidentale.
L’Australia, dove gli ebrei sono presenti sin dalla prima colonizzazione, non è mai stata particolarmente antisemita, anche se dal 7 ottobre 2023 (attacco di Hamas a Israele e guerra a Gaza), c’è stato un drammatico aumento: l’ECAJ (Executive Council of Australian Jewry, ovvero il Consiglio Esecutivo degli Ebrei Australiani) ha registrato livelli “senza precedenti”, con incidenti quasi 5 volte superiori alla media pre-2023.
Nel 2023-2024, oltre 2.000 incidenti, inclusi graffiti, minacce, vandalismi. Nel 2024-2025 circa 1.654-1.713 incidenti segnalati, inclusi incendi dolosi a sinagoghe (es. Melbourne, dicembre 2024), auto bruciate, graffiti con svastiche.
Mai dimenticare che l’estremismo islamico, fin dai tempi dei Fratelli Musulmani, inneggiava ad Hitler.
Invece di blindare le città in concomitanza con l’arrivo di Natale, i Paesi europei farebbero bene ad occuparsi, ad esempio, delle associazioni che sono collegate con Hamas.
I principali gruppi e reti accusati di legami con Hamas in Europa sono i seguenti:
Palestinians in Europe Conference (EPC) — Organizza eventi annuali con relatori accusati di legami con Hamas.
European Palestinian Council for Political Relations (EUPAC) — Sede a Bruxelles, fondato da individui legati a Hamas, attivo in lobbying presso istituzioni UE.
Palestinian Return Centre (PRC) — Basato nel Regno Unito, accusato di propaganda pro-Hamas.
Associazione Benefica di Solidarietà con il Popolo Palestinese (ABSPP) — In Italia, designata dagli USA come coinvolta in raccolta fondi per Hamas.
Verein Palästinensischer Nationalkomitee (VPNK) e altre in Germania, come Palestinian Community in Germany o United Palestinian National Committee in Berlin — Condividono dirigenti con reti europee accusate di affiliazione Hamas.
Altre nel Regno Unito: Miles of Smiles, Education Aid for Palestinians, Palestinian Forum in Britain, British Muslim Initiative.
Le barche della flotilla, con buona pace di chi sosteneva i balneanti, erano di società legate ad Hamas.
Nonostante a Gaza si siano create le condizioni di una cessazione della guerra, i pro-Pal continuano a incendiare le piazze e ci sono personaggi che fanno propaganda con la copertura di una sinistra italiana ormai impazzita.
Dietro le quinte si agitano coloro i quali vogliono che le guerre continuino.
Forse val la pena di dare un’occhiata anche a quanto è scritto, su questo stesso numero del giornale, in due articoli dal titolo: OLTRE L’EMERGENZA E L’ATTACCO DI SYDNEY e COMMISSIONE EUROPEA, POLITBURO DEI NEOCON E OPERA DELLA CIA.





