
di Marco Pugliese*
Oltre l’emergenza e l’attacco a Sidney: come si costruisce oggi la sicurezza nazionale
Violenza a bassa soglia: perché gli attentati di oggi colpiscono civili, usano armi semplici e puntano a dividere le società. Gli attacchi avvenuti tra Sydney, la Baviera e il teatro siriano non sono episodi scollegati, ma espressioni di un’unica trasformazione del terrorismo contemporaneo. Non siamo più davanti a strutture centralizzate che cercano il controllo del territorio, ma a una violenza asimmetrica a bassa soglia, progettata per colpire società aperte sfruttandone i punti di fragilità.
Il primo elemento ricorrente è il bersaglio. Spiagge, mercatini natalizi, celebrazioni religiose. Luoghi civili, simbolici, affollati e scarsamente protetti. Secondo il Global Terrorism Index, oltre il 70% delle vittime del terrorismo negli ultimi dieci anni è composto da civili. Nel solo 2024, gli attacchi contro obiettivi religiosi sono aumentati del 18% a livello globale (dati ONU). Colpire una festività non è casuale: significa colpire identità, appartenenza e fiducia nello Stato.
Il secondo elemento riguarda le armi utilizzate. I dati Europol mostrano che in Europa e nei Paesi occidentali oltre il 65% degli attentati utilizza strumenti low-tech: coltelli, veicoli, armi da fuoco civili. Le armi lunghe semiautomatiche rappresentano meno del 20% degli eventi, ma sono responsabili di circa il 35–40% delle vittime, soprattutto in spazi aperti. Le vere armi automatiche militari restano marginali, sotto il 3%, perché difficili da reperire e da occultare. Il criterio non è la potenza massima, ma il miglior rapporto tra accessibilità, maneggevolezza ed effetto.
Un esempio chiaro è la Germania: nel 2024 le autorità hanno registrato circa 120 episodi tra attentati riusciti, falliti o sventati. Il 45% è a matrice jihadista. Nel caso bavarese, un attacco con veicolo contro un mercatino natalizio è stato fermato prima dell’esecuzione, confermando che gli strumenti più semplici restano i più usati. In Siria, invece, il terrorismo assume forma diversa ma complementare: nel 2024 , puntando su imboscate e azioni mirate. Meno visibilità, ma continuità operativa e capacità d’attacco, l’ISIS ha rivendicato oltre 180 attacchi tra Siria e Iraq, +28% rispetto al 2023acità di ispirazione esterna.
Conta anche la geometria dell’attacco. Studi ONU indicano che in spazi aperti e affollati la letalità media per minuto può essere fino al 50% superiore rispetto ad ambienti chiusi, a causa del panico, della dispersione della folla e della difficoltà di risposta immediata. È per questo che spiagge ed eventi pubblici sono diventati bersagli privilegiati.
Servono Tiger Team e, quando il quadro è completo, azioni militari chirurgiche. Non come slogan securitari, ma come architettura tecnica della sicurezza contemporanea.
Oggi oltre il 70% delle indagini antiterrorismo nasce da segnali digitali: social network, forum chiusi, piattaforme di messaggistica, cronologie di ricerca. I dati raccolti da RAND, Europol e strutture NATO convergono su un punto chiave: tra l’80 e l’85% degli attentatori lascia tracce online nelle settimane o nei mesi precedenti all’azione. Cambia il linguaggio, aumenta il consumo di propaganda, compaiono ricerche su luoghi simbolici e finestre temporali precise. Non è improvvisazione: è un pattern ricorrente.
Qui entrano in gioco i Tiger Team. Unità piccole, altamente specializzate, capaci di integrare OSINT avanzato, analisi semantica, network analysis, psicologia cognitiva e diritto operativo. Quando questi strumenti vengono applicati in modo strutturato, i tempi di individuazione dei soggetti a rischio si riducono del 30–40%, passando da settimane a pochi giorni. Allo stesso tempo, l’incrocio con HUMINT e SIGINT consente di abbattere i falsi positivi di circa un terzo, rendendo l’azione preventiva realmente selettiva.
Ma la prevenzione non si ferma al singolo individuo. La geopolitica della sicurezza impone di guardare alle reti: finanziamenti, santuari territoriali, sponsor statali o para-statali, hub logistici. Le analisi NATO mostrano che oltre il 60% delle organizzazioni terroristiche attive dipende da meno di tre nodi critici. Neutralizzarne uno significa ridurre la capacità operativa complessiva anche del 50%, senza bisogno di interventi estesi.
Solo a questo punto ha senso parlare di azioni militari chirurgiche. Operazioni speciali, strike di precisione, interventi cyber-cinetici mirati. Quando sono basate su intelligence multilivello, queste azioni hanno un tasso di successo superiore al 70%, riducono i danni collaterali fino al 60% e abbassano sensibilmente il rischio di escalation regionale. Non servono a “punire”, ma a rompere la capacità operativa dell’avversario e a cambiare il suo calcolo strategico.
La linea è netta: nel 2025 la sicurezza non è reattiva, è predittiva. I Tiger Team servono per vedere prima. Le azioni chirurgiche servono per chiudere la partita. Tutto il resto è arrivare dopo, contare i danni e raccontarsi che non si poteva fare di più. In realtà, i dati dicono il contrario.
Il terrorismo contemporaneo non punta solo a uccidere. Punta a dividere, a innescare reazioni emotive, sospetto reciproco e polarizzazione. È una strategia a due tempi: prima la violenza, poi la frattura sociale. Per questo la risposta non può essere solo repressiva. Senza prevenzione intelligente, protezione mirata degli eventi simbolici e tenuta sociale, il rischio non è solo l’attacco in sé, ma ciò che viene dopo.





