
di Shabbat Menkaura
Il segno più infallibile e più indubitabile per distinguere un eretico, un uomo di cattiva dottrina, un reprobo, da un predestinato, è che l’eretico e il reprobo non hanno che disprezzo o indifferenza per la santissima Vergine, cercando, con le loro parole ed esempi, di sminuirne il culto e l’amore, apertamente o di nascosto, talvolta sotto speciosi pretesti. (San Luigi Maria Grignion de Montfort)
Da un paio di giorni il mondo cattolico tradizionalista (anche se io odio tali etichette) è giustamente in subbuglio per il documento che il Dicastero della Dottrina della Fede ha rilasciato e nel quale sono contenute affermazioni molto decise contro le richieste di attribuire a Maria Santissima il titolo di Corredentrice (e Mediatrice), che, a mio umilissimo avviso, Le spetta pienamente.
Anzi, in un sistema kabbalistico cristiano, alla Madre di D-o spetta anche la funzione, se non il titolo di Shekinah, cioè di costante aiuto divino all’umanità sofferente così come Ella, iuxta cruce, soffrì per Figlio crocifisso per estendere l’Alleanza Abramitica e la Torah anche agli altri popoli del mondo.
Molto belli e sentiti i video che il canale Youtube Fede & Cultura Universitas del Professor Zenone sta dedicando alla spinosa questione.
Per capirne meglio i contorni leggiamo cosa scrive in proposito La Nuova Bussola Quotidiana
“Martedì 4 novembre, il Dicastero della Dottrina della Fede ha pubblicato una Nota dottrinale di 80 paragrafi, approvata da papa Leone XIV, nella quale ci viene spiegato che «considerata la necessità di spiegare il ruolo subordinato di Maria a Cristo nell’opera della Redenzione, è sempre inappropriato usare il titolo di Corredentrice per definire la cooperazione di Maria» (§ 22, corsivo nel testo). Sempre inappropriato ci dicono dal Dicastero; almeno per i lettori delle principali lingue in cui è stato pubblicato il documento, perché il testo inglese si limita ad un «it would not be appropriate», omettendo l’avverbio e preferendo il condizionale. Ma siccome qualcuno deve aver deciso che l’originale dei documenti della Chiesa non si debba più scrivere nella lingua latina, è lasciato alla preferenza dei lettori quale versione scegliere.
Appena tre giorni prima, sabato 1° novembre, Leone XIV proclamava san John Henry Newman dottore della Chiesa. Piccolo dettaglio: Newman era uno di quelli che aveva difeso la possibilità di utilizzare il titolo di Corredentrice. La proclamazione del dogma dell’Immacolata Concezione (1854) aveva turbato, tra gli altri, il mondo anglicano. L’amico e compagno di John Henry Newman nell’avventura dell’Oxford Movement, Edward B. Pusey, formulò le obiezioni del mondo anglicano nell’Eirenicon, al quale Newman rispose con la nota Letter to the Rev. E. B. Pusey on his recent Eirenicon, che costituisce il trattato mariologico per eccellenza di Newman. Pusey si lamentava che la corredenzione non era affermata «in isolati passi di un autore devozionale […], ma nelle risposte formali indirizzate da Arcivescovi e Vescovi al Papa in merito a ciò che essi auspicano riguardo alla dichiarazione dell’Immacolata Concezione come articolo di fede» (An Eirenicon, London, 1865, pp. 151-152). Ed aggiungeva con disappunto che «questa dottrina, a cui qui si allude, è elaborata dai teologi cattolici romani di ogni scuola».
Newman era ben consapevole della conoscenza approfondita che Pusey aveva dell’insegnamento dei Padri della Chiesa; era perciò sorpreso del fatto che egli potesse accusare il mondo cattolico di una “quasi idolatria” nei confronti della SS. Vergine, a motivo dell’abbondanza di titoli onorifici e di densità teologica attribuiti alla Madonna, perché era proprio la «Chiesa indivisa», a cui Pusey si appellava, ad essere tanto generosa nei titoli mariani. «Quando si vede che Lei, con i Padri, dà a Maria i titoli di Madre di Dio, seconda Eva e Madre di ogni vivente, Madre della vita, Stella del mattino, mistico nuovo Cielo, Scettro dell’ortodossia, tutta immacolata Madre della santità, e simili, la gente potrebbe interpretare come una misera contropartita per tale modo di esprimersi le sue proteste contro chi dà a Maria il titolo di Corredentrice e Sacerdotessa».
Mai Newman avrebbe pensato che sarebbe arrivato un giorno in cui si sarebbe dovuto difendere il titolo di Corredentrice di fronte non ad un anglicano, ma al prefetto dell’ex-Sant’Uffizio. Nientemeno. La ragione per cui il Dicastero cassa il titolo di Corredentrice è la sua potenzialità di generare «confusione e squilibrio nell’armonia delle verità della fede cristiana, perché “in nessun altro c’è salvezza; non vi è infatti, sotto il cielo, altro nome dato agli uomini, nel quale è stabilito che noi siamo salvati”» (At 4,12). E ancora: «il pericolo di oscurare il ruolo esclusivo di Gesù Cristo […] non costituirebbe un vero onore alla Madre». Affermazioni non originali, dal momento che sono tipiche delle obiezioni protestanti, ma di certo molto curiose in un documento ufficiale che si propone di rispondere a questioni che risveglierebbero «con frequenza, dubbi nei fedeli più semplici»; sì, perché nell’epoca della gestione Fernández, le Note dottrinali non esistono più per chiarire ciò che potrebbe apparire confuso, ma per rendere confuso ciò che era già chiaro.
Logica richiederebbe infatti che, se un termine che si è ormai ampiamente diffuso – non solo nella devozione dei fedeli, ma anche negli interventi papali ed episcopali e nei documenti ufficiali della Chiesa (si pensi ai due decreti, rispettivamente del 1913 e del 1914, del Sant’Uffizio) –, viene eventualmente frainteso in modo non conforme alla retta dottrina, la Santa Sede intervenga per chiarire e confermare, non per alimentare ulteriormente il fraintendimento e liquidare un titolo che si è ormai affermato a livello teologico e magisteriale.
Perché chiunque abbia una minima conoscenza di come si è sviluppata la riflessione teologica intorno alla corredenzione mariana e delle sue precisazioni fondamentali, sa bene che essa non sostiene una redenzione parallela a quella di Cristo, né una necessità assoluta della collaborazione mariana (de condigno) per la Redenzione, e neppure che Maria SS. non abbia avuto bisogno di essere redenta dal Verbo incarnato, suo Figlio. Tutti aspetti già ampiamente assodati, ma che Tucho & C. preferiscono continuare a fingere che siano confusi e pericolosi.
La Nota arriva pure a presentare un criterio, tratto da non si sa dove, che sarebbe semplicemente esilarante, se non fosse tragicamente presente in un documento ufficiale della Santa Sede: «Quando un’espressione richiede numerose e continue spiegazioni, per evitare che si allontani dal significato corretto, non serve alla fede del Popolo di Dio e diventa sconveniente». Bisognerebbe chiedere al card. Fernández e a mons. Matteo se credano realmente a quanto hanno scritto; perché, seguendo questo principio, bisognerebbe ritrattare praticamente tutti i dogmi mariani. E non solo. Forse che il titolo di Theotokos non richiese – e continua a richiedere – numerose e continue spiegazioni? Forse che il dogma dell’Immacolata Concezione non dev’essere continuamente spiegato per evitare di pensare che la Madonna sia esente dalla redenzione di Cristo? Le formulazioni del dogma trinitario o di quello cristologico non richiedono anch’esse «numerose e continue spiegazioni»? Sarebbero per questo «sconvenienti» e non utili alla fede del Popolo di Dio? Il principio enunciato dalla nota, costituisce di fatto la tomba di ogni definizione dogmatica e della stessa teologia.
Del tutto scorretta è poi la presentazione della storia della dottrina della corredenzione. Lo straordinario contributo di numerosi santi e teologi viene liquidato in appena un paragrafo (§ 17), segno piuttosto evidente che l’intenzione della Nota non era certo quella di fare il punto della situazione, ma di colpire la corredenzione. Altra liquidazione si registra nel misero accenno all’insegnamento dei pontefici, in particolare di san Giovanni Paolo II; salvo poi dedicare due ampi paragrafi alla posizione di Ratzinger (ancora cardinale).
La ragione di questa selezione non è difficile da cogliere: Ratzinger sarebbe, insieme a papa Francesco, a cui viene dedicato l’intero paragrafo § 21, l’auctoritas per sostenere che il titolo di Corredentrice sarebbe inappropriato. A ben vedere, nel votum del 1996, in qualità di Prefetto della CDF, Ratzinger non rifiutava il titolo, ma riteneva che la riflessione teologica non fosse ancora matura per attribuire alla Madonna il titolo di Corredentrice e Mediatrice; la sua contrarietà al titolo, invece, riguarda una semplice intervista del 2002 (nella quale, tra l’altro, si dichiarava favorevole alla dottrina di fondo, come espressione del fatto che Cristo voglia condividere con noi tutto, anche il suo essere redentore). Ma un votum ed un’opinione vengono favorite nella Nota piuttosto che, per esempio, la presentazione del più sistematico insegnamento di Giovanni Paolo II sulla corredenzione mariana; il pontefice polacco (come i predecessori) non aveva poi minimamente esitato ad utilizzare più volte anche quel titolo che adesso Tucho ci spiega essere sconveniente e inappropriato. Giovanni Paolo II, evidentemente, si divertiva ad «oscurare l’unica mediazione salvifica di Cristo».
Ancora una volta, il cardinale Fernández si conferma come un fabbricatore seriale di dubbi e pasticci, come già accadde per le risposte ad alcuni dubbi sollevati da Amoris Lætitia, per le benedizioni alle coppie omo, per la pena di morte e la dignità umana. Doveva essere il primo prefetto da silurare con il nuovo pontificato, ed invece lo ritroviamo ringalluzzito a proseguire la propria opera di confusione. Al male è stato ancora concesso tempo per sfidare la pazienza divina e mettere alla prova la fede dei cristiani.”
In quello che, con tutto il dovuto rispetto, appare un atteggiamento cerchiobottistico da parte della curia romana, da una parte si esalta Newman e, dall’altra, si reprime e deprime il Culto Mariano.
Malignamente si potrebbe dire che per acchiappare gli Anglicani in fuga Newman va benissimo, ma se la Madonna per i protestanti rimane pur sempre un boccone difficile da digerire, non è male ridimensionarla un po’.
D’altronde Bergoglio si è distinto nei suoi attacchi al Culto Mariano, iniziando con la “gambizzazione” dei poveri Francescani dell’Immacolata.
Il video delle spiegazioni che il prelato argentino diede sulle supposte “ragioni” di tale atteggiamento rimane un pezzo di altissima scuola e, se lo trovate, vi invito a andarlo a guardare.
Il discorso che Bergoglio tenne in quell’occasione è nettamente diviso in due parti. Nella prima egli si assunse tutte le responsabilità delle azioni contro i Francescani dell’Immacolata e la cosa è comprensibile in quanto il facente funzione di pontefice (esercizio attivo del Munus secondo la bislacca invenzione ingoiata da quasi tutti) e quindi giudice unico ed assoluto della questione, aveva apparentemente tutti i poteri per agire così.
Ma è la seconda parte del discorso che è da brividi.
In quel secondo troncone Bergoglio ragionò a voce alta sul fatto che i bravi fraticelli, si erano scelti un carisma “pericoloso” (Padre Kolbe, l’Immacolata, etc.) carisma che li avrebbe resi un bersaglio privilegiato per il demonio …
Non sto scherzando, per fortuna esiste il video.
Parte prima: sono stato io a colpirvi. Parte seconda: il demonio vi colpisce a causa della vostra speciale devozione a Maria Santissima. Non fa una piega.
Siamo sulla stessa lunghezza d’onda con cui il dolce pastore argentino rispose al popolo mariano proprio sull’argomento de quo (Maria Corredentrice): “Tonterias” (Fesserie).
In questo contesto non stupì quando al Dicastero della Dottrina della Fede Bergoglio ebbe a nominare il Cardinale Fernandez, argentino e suo fedelissimo.
Chi sia “Tucho” Fernandez il “grande” teologo nominato per sostiture un teologo vero, cioè il Cardinale Müller, ce lo spiega ancora La Nuova Bussola Quotidiana:
“Tre, due, uno, via! La recentissima nomina di mons. Víctor Manuel Fernández a Prefetto del Dicastero della Dottrina della Fede è partita con molte ombre e prosegue con i temporali. Papa Francesco non poteva trovare persona più controversa e chiacchierata per ricoprire quella carica che fu di Ratzinger.
Della sua dottrina molto “liquida” si sapeva da tempo. Una nostra fonte ci aveva segnalato che era stato attenzionato dalla Congregazione per l’Educazione Cattolica o dalla Congregazione per la Dottrina della Fede, all’epoca della sua possibile designazione a Rettore dell’Università cattolica di Buenos Aires, e che ne era uscito incolume solo per un intervento dell’allora cardinale Bergoglio (grassetto mio). La notizia è stata confermata dallo stesso Fernández nella sua intervista a Famiglia Cristiana: «Dato che si tratta di un’università pontificia la mia designazione richiedeva la ratifica di Roma. Arrivò 17 mesi dopo, perché alcune persone avevano presentato delle accuse su miei presunti errori dottrinali. All’epoca Bergoglio, che era arcivescovo di Buenos Aires, mi ha sempre sostenuto. Durante quella vicenda, una volta mi disse: “Alza la testa e non lasciare che ti tolgano la tua dignità”. Questa frase mi ha segnato per il resto della mia vita».
Un interessante precedente per un vescovo chiamato a presiedere il Dicastero dell’ortodossia. Ma ad inquietare ulteriormente è la notizia uscita appena poche ore dopo il comunicato di nomina della Santa Sede; l’associazione statunitense per la difesa delle vittime di abusi Bishop Accountability ha rilasciato un comunicato, firmato da Anne Barrett Doyle, che mette in questione la trasparenza dell’arcivescovo di La Plata nel caso di abusi su minori, che aveva coinvolto il sacerdote Eduardo Lorenzo: «La recente gestione da parte di Fernández di un caso di abuso sessuale del clero nella sua arcidiocesi di La Plata desta grande preoccupazione. Nella sua risposta alle accuse, ha sostenuto fermamente il prete accusato e si è rifiutato di credere alle vittime. Mostrando disprezzo per la sicurezza dei bambini, Fernández ha mantenuto il sacerdote al suo posto parrocchiale anche se altre vittime si sono fatte avanti».
Accusa subito respinta dalla segreteria dell’Arcivescovo, che così ha replicato: «Alla domanda dei giornalisti, l’arcivescovo ha risposto chiaramente che “quando qualcuno presenta un’accusa di questo tipo, in linea di principio, VIENE CREDUTO SEMPRE, ma oltre a ciò, è necessaria un’indagine e un giusto processo perché lo stabilisce la legislazione stessa”». Fernández avrebbe altresì preso misure cautelari nei confronti del sacerdote abusatore, proibendogli ogni attività a contatto con i minori e confinandolo in una struttura della Caritas.
Quella di don Eduardo Lorenzo è una storia triste e tragica, che si è conclusa con il suicidio del sacerdote il 16 dicembre 2019, all’età di 59 anni, poco prima che la polizia venisse ad arrestarlo per presunti abusi su almeno cinque minori; fatti che risalivano al 2008, quando il sacerdote guidava un gruppo scout. Don Lorenzo risultava anche essere il confessore di un altro sacerdote, che ha creato molto scandalo in Argentina: padre Julio César Grassi, volto noto della televisione, condannato nel 2009 a 15 anni di reclusione per aver abusato di 17 minori. P. Grassi aveva trovato nel cardinale Bergoglio un suo zelante difensore, nonostante questi non fosse il vescovo della sua diocesi d’appartenenza. L’arcivescovo di Buenos Aires, nel 2010, aveva infatti commissionato un’indagine forense di oltre 2000 pagine per provarne l’innocenza e mostrare la menzogna architettata dalle vittime. I giudici decisero invece per la colpevolezza dell’indagato (qui per i dettagli della vicenda).
Bishop Accountability ha comunque insistito (vedi qui) che mons. Fernández avrebbe assunto comportamenti pubblici a sostegno del sacerdote, permettendo la pubblicazione della sua difesa sul sito ufficiale della diocesi e concelebrando con lui la Messa nella sua parrocchia. Anche l’avvocato delle presunte vittime, Juan Pablo Gallego, ha ribadito che Fernández non avrebbe mai considerato le vittime come tali.
Difficile formarsi un giudizio sulla vicenda, ma altrettanto difficile non porsi almeno due domande.
La prima: le nomine, da parte del papa, dei suoi amici e conoscenti presentano rischi decisamente maggiori rispetto al consueto e collaudato iter, che prevede un attento esame del candidato. Il “rischio zero” evidentemente non esiste, ma forse si sarebbe potuto evitare che, solo dopo qualche ora dalla nomina, qualcuno potesse sollevare un caso così problematico, che evidentemente in Argentina è noto a molti. Bergoglio ha purtroppo dato più volte prova di aver difeso ministri sacri che si sono poi rivelati colpevoli: oltre al già menzionato Grassi, ricordiamo il caso degli abusi in Cile che coinvolse p. Fernando Karadima e il vescovo mons. Juan de La Cruz Barros, o quello ancora più scandaloso di mons. Guastavo Zanchetta. Per non parlare di Rupnik.
Seconda domanda. La lettera di nomina e la risposta di mons. Fernández, alla luce di quanto sollevato da Bishop Accountability, non potevano risultare più problematica di così. Il “Tucho” aveva rivelato di aver rifiutato la prima offerta del papa, perché, tra i compiti del Dicastero per la Dottrina della Fede, vi sarebbe «la questione degli abusi sui minori», per la quale ‒ dichiarava Fernández ‒ «non mi sento preparato o addestrato». Per convincerlo, il papa ha dovuto sistema la faccenda: «mi ha spiegato che il tema degli abusi è ora in una sezione abbastanza autonoma, con professionisti che ne sanno molto e lavorano con grande serietà».
La stessa rassicurazione compare nella lettera di nomina: «Premesso che per le questioni disciplinari – relative soprattutto all’abuso sui minori – è stata recentemente creata una Sezione specifica con professionisti molto competenti, le chiedo come Prefetto di dedicare più direttamente il suo personale impegno allo scopo principale del Dicastero che è “custodire la fede”». Un’insistenza che solleva, a questo punto, più di un sospetto. Mons. Fernández temeva di doversi occupare di problematiche sulle quali sapeva che sarebbe stato ricattabile o che non era stato in grado di gestire da vescovo?
Il nuovo Prefetto del CDF ha già dovuto difendersi anche dagli attacchi di quanti lo ritengono nient’altro che un “esperto di baci”. Il riferimento è al suo controverso libro del 1995, Sáname con tu boca. El arte de besar, che ‒ si difende Fernández sulla sua pagina Facebook ‒ era un semplice libretto frutto di una catechesi per adolescenti, quando era ancora un giovane parroco. Queste «umiliazioni» alla sua persona, che non tengono conto delle sue pubblicazione «di alto livello», non sarebbero altro che un modo per attaccare direttamente papa Francesco.”
Eh sì perché l’opera più famosa di “Tucho Fernandez” si intitola Sáname con tu boca. El arte de besar, “Guariscimi con la tua bocca. L’arte di baciare” argomento evidentemente assai appropriato per un prelato votato alla castità, mica inapproppriato come la Coreggenza della Santissima Madre di D-o.
Ci mancherebbe! Ecco l’incipit di questo testo fondamentale della teologia moderna:
“Beso”, in inglese “kiss”, in italiano “bacio”, in francese “baiser”, in tedesco “kuss”, in portoghese “beijo”. A seconda di come viene fatto, di solito viene chiamato anche “bacino”, “succhiotto”, “bacio penetrante”, ecc.”
Il testo è spesso tragicomico e del tutto inappropriato ad un ecclesiastico che siede a capo di quel Dicastero che dovrebbe vegliare proprio sulla correttezza delle teoriche religiose nella chiesa.
Inapproriato proprio come è stato definito l’utilizzo dell’appellativo di Corredentrice nel documento qui criticato.
Approriatissimo, al contrario, dovrebbe apparire a questi partigiani orfani del loro capo il discorso di mons. Francesco Savino, vicepresidente della CEI per l’Italia meridionale, in una recentissima intervista.
Riferendosi alle persone con una «identità diversa», che si riconoscono nel mondo cosiddetto LGBTQ+ ha affermato «A loro non va negata la possibilità di essere amate e di amare, anche a livello intimo, a livello sessuale. Perché negare quello che io definisco un loro diritto?».
E la dottrina? E il catechismo?
“Tanto al tempo di Cristo non c’era il registratore”, risponderebbe un campione olimpico dei bergoglisti, il superiore generale dei gesuiti, padre Arturo Sosa Abascal.
Dal mio modestissimo punto di vista, il grande duo San Giovanni Paolo II/Benedetto XVI i Gesuiti li avrebbero dovuti sciogliere per il bene della Chiesa e del mondo. Commissariare Arrupe non bastò affatto.
Se pensiamo a quale disastro abbia lasciato Bergoglio nella chiesa, nelle cui lande ormai desolate liberamente galoppa la CEI di Zuppi, Castellucci e Savino, furoreggiano le tesi ardite dei gesuiti come Martin e Spadaro e le intemperanze di tanti troppi altri “pastori,” la questione della validità o meno della sua elezione passa decisamente in secondo piano.
Lo volete legittimo a tutti i costi? Neppure un dubbietto? Uno piccolo? Tenetevi questa bizzarra opinione, smentita da mille e mille circostanze, profezie e comportamenti inaccettabili per un supposto pontefice, ma almeno si ammetta che il periodo bergogliano è stato quasi letale per la chiesa.
E ciò per correggere in fretta la rotta anche se si rischia di sconvolgere qualche suorina e qualche cattocomunista.
Leone XIV appare in gabbia. Tutti lo tirano per la giacca e tutti vogliono ipotecare il suo pontificato. Poi ci si mette anche la geopolitica e il Cardinale Parolin è ancora lì al timone, per nulla perturbato dalla sua disfatta cinese, ove a guadagnare è stato solo il PCC, vedasi la questione dell’Arcivescovo di Shangai.
“Annunciata per il 15 ottobre l’ordinazione episcopale di Wu Jinlian, nominato dopo la morte di papa Francesco e mai riconosciuto dalla Santa Sede. È il segno del fallimento dell’Accordo segreto Cina-Vaticano, ma il cardinale Parolin insiste: «Andiamo avanti con pazienza».”
Così commentano ancora una volta gli amici della NBQ.
Per fortuna che la peggiore nomina di Bergoglio, Monsignor Paglia al vertice dell’istituto Giovanni Paolo II per gli studi sul matrimonio, non è più in essere, ma anche lì con tanta tanta dolcezza e festeggiamenti al buon monsignore, non rinnovato nell’incarico, ma nulla può nascondere la circostanza che la squadra di Leone assomiglia ancora troppo a quella di Bergoglio.
Il metodo del “troncare, sopire, padre molto reverendo, sopire, troncare…“ di manzoniana memoria sarà sufficiente per trovare una conciliazione tra chi, giustamente, vuole cambiare pagina e ricominciare a parlare di Gesù e Maria, magari anche in senso spirituale e non sempre in relazione a qualche robusto migrante africano e chi disperatamente vuole camminare su un “percorso sinodale” che porterà senza dubbio alla dissoluzione della chiesa?
Purtroppo Bergoglio ha avuto il tempo e il modo, grazie anche all’inesauribile sostegno della stampa globalista, di plasmare la povera chiesa a sua immagine e somiglianza.
Ora questi chi li manderà via? Leone XIV?
Ma se non ha neppure sostituito il cardinale Mauro Gambetti, arciprete di San Pietro e vicario generale del Papa per la Città del Vaticano!
Gambetti ci ha messo due giorni a celebrare il rito penitenziale e di riparazione per il gravissimo sfregio dell’urina sull’altare dell’Apostolo, rito che il Papa aveva richiesto fosse eseguito immediatamente a causa di questa terza (?) profanazione avvenuta in San Pietro proprio sotto la gestione Gambetti.
Neppure Gambetti, figurati altri cardinali più potenti …
Poco probabile, quindi, che Leone rimetta la barca in rotta in tempi brevi, seppure sarà capace di farlo, ma spero con tutto il cuore di essere smentito…
Questo pontefice appare genuinamente molto migliore di Bergoglio, ma questo fatto da solo, non significa granché se non sarà accompagnato da una mano ferma e sicura, perché il suo compito è titanico.
Vedi cosa è successo ad un gigante intellettuale come Benedetto XVI, un vero e proprio martire dei cattocomunisti aizzati dai globalisti.
I seguaci del vecchio regime stanno facendo di tutto per ricordare a Robert Francis Prevost che era “uno di loro,” e che dal sangallismo una volta entrati non si esce così facilmente.
Vedi la brutta storia del quotidiano “La Stampa” e la finta “intervista” di Spadaro a Prevost con tanto di titolone.
D’altronde il Cadinale Daneels, dall’interno, definì quel gruppo di cattocomunisti Mafia di San Gallo e dalla mafia non si esce …
Il quotidiano Avvenire sono anni che risulta illeggibile, se non per i cattocomunisti stessi. Per chi avesse comunque il fegato di buttare un occhio almeno ai titoli di questa pubblicazione, l’operazione “Leone clone di Francesco” va a tutta birra, ivi compreso nella trattazione dell’argomento oggetto di questo scritto.
Riuscirà Papa Leone ad essere parte della soluzione per un Occidente in ginocchio, invece di costituire magna pars del problema come è risultato Bergoglio?
Vedremo. Per ora ha tutto il nostro sostegno, per quel poco che può valere.
E la nostra costante preghiera a Maria, Madre di D-o, Coreggente e Mediatrice, che lo aiuti in tutto nella sua opera di ricostruzione della Chiesa di Suo Figlio.
Vi lascio con una delle più belle Cantigas de Santa Maria la famosa Santa Maria Strela do dia.
Le Cantigas sono canzoni monofoniche spagnole del XIII secolo con testi di lode alla Vergine Maria raccolte dal grande re Alfonso X el sabio, re di Castiglia e di Leòn (1221-1284).
Il testo è in gallego, in quanto in Spagna la poesia trovadorica, che in altri luoghi si esprimeva in occitano, utilizzò prevalentemente come volgare il galiziano-portoghese (o gallego) proveniente dal nord della penisola iberica.
Anche il re, pur essendo originario di Toledo, preferì sempre esprimersi nelle sue poesie in gallego.
Santa Maria Strela do dia,
mostra-nos via pera Deus e nos guia.
Ca veer faze-los errados
que perder foran per pecados
entender de que mui culpados
son mais per ti son perdõados
da ousadia que lles fazia fazer folia
mais que non deveria.
Amostrar-nos deves carreira
por gãar en toda maneira
a sen par luz e verdadeira
que tu dar-nos podes senlleira;
ca Deus a ti a outorgaria
e a querria por ti dar e daria.
Guyar ben nos pod’ o teu siso
mais ca ren pera Parayso
u Deus ten sempre goy e riso
pera quen en el creer quiso;
e prazer-m-ia se te prazia
que foss’ a mia alm’ en tal compannia.
Santa Maria, stella del giorno
indicaci la via a Dio e guidaci.
Tu mostri a coloro che sono nell’errore
che si perderanno a causa dei peccati
e fai loro intendere quanto sono colpevoli;
ma tramite te sono perdonati
per l’audacia che li ha indotti
a commettere follie oltre il limite.
Santa Maria, stella del giorno
indicaci la via a Dio e guidaci.
Mostraci il cammino
per raggiungere a pieno
la luce vera e senza pari
che tu sola ci puoi procurare;
poiché a te Dio la concederà
e vorrà donarla a noi attraverso di te.
Santa Maria, stella del giorno
indicaci la via a Dio e guidaci.
La tua saggezza più di ogni altra
può guidarci fino in Paradiso
dove Dio conserva per sempre gioia e riso
per chi ha voluto credere in lui;
e vorrei, se a te piacesse
che la mia anima fosse in tale compagnia.





