
di Antonio Foccillo
Quanto più è buia la notte, tanto più ci sarà sempre un bagliore che può rischiararla. Quello che sta avvenendo nel mondo nei confronti dell’Umanità tutta, può essere rappresentato proprio dal profondo buio e a tutti noi sta ricercare quello spiraglio che può determinare un nuovo giorno.
Siamo, infatti, ormai quasi alle esaurimento dei processi di tutto quello per cui ci eravamo battuti e conquistato in passato, pur se tutto non fosse rose e fiori: dalle conquiste della libertà alla democrazia, dall’acquisizione di diritti e garanzie alla Pace, dalla centralità della persona alla libertà di associazione; dalla partecipazione al pluralismo.
Oggi stiamo vivendo una nuova fase, in cui l’avvenire, purtroppo, si presenta impossibile da decifrare, ma richiede di essere affrontato con modi e scelte totalmente diverse da quelle del recente passato.
Non solo nel mondo vige solo violenza, scontro, guerra, ma anche nel nostro Paese dove esistono gli stessi concetti, per fortuna, manca solo la guerra.
Nessuno ancora è in grado di dare una risposta concreta alla distruzione dei valori, quali solidarietà e coesione e alle tante difficoltà che le persone vivono nel loro quotidiano e questo ha determinato sempre più una sfiducia drammatica dei cittadini nei confronti del sistema.
Si leggono dichiarazioni di fuoco, violente, offensive nei confronti dell’altro che portano allo scontro alla distruzione dell’altro con le guerre e nel piccolo al non riconoscimento dell’avversario politico.
Chi come me ha una cultura laica e socialista non può accettare questa metamorfosi negativa dove prevale l’odio, l’intolleranza e la violenza anche parolaia.
Mi scusino i pochi lettori che vedono che ritorno spesso sugli stessi argomenti. Quello che noto che c’è una certa superficialità, apatia e un disinteresse verso questi atteggiamenti. Anche quelli che hanno una mente più aperta hanno poco interesse a cercare di cambiare le cose. Non c’è quella mobilitazione necessaria e, invece, bisognerebbe ricreare le condizioni in cui la dialettica democratica, il piacere del confronto non siano seppelliti dall’affermazione della propria supremazia.
La storia è ricca di questi momenti che hanno prodotto lutti e guerre. Riflettiamoci e riprendiamo il cammino per rilanciare una società solidale, coesa e piena di umanità.
Dobbiamo farlo anche se non sarà indolore. Senza l’impegno dei tanti che hanno sacrificato la loro vita non saremmo a questo livello di civiltà. Ricordiamolo. Proprio in questi giorni abbiamo celebrato il 4 novembre. Non basta ricordare solo quel giorno, ma farlo sempre e prendendo esempio da loro.
Nessuno chiede di versare altro sangue. Bastano le guerre che esistono nel mondo. Ma almeno noi che viviamo nel nostro Paese dobbiamo sapere che dietro ogni possibile cambiamento sono necessari sacrifici, confronti aspri, ma sempre rispettosi dell’altro, che non deve essere mai visto come un nemico, ma come un interlocutore.
Riaffermiamo la cultura laica e socialista, quella della tolleranza, del pluralismo, della partecipazione, dell’emancipazione dell’individuo, dei suoi diritti e delle tutele, di essere riconosciuto come cittadino della comunità.
Purtroppo, nel nostro Paese negli ultimi trent’anni con questo sistema bipolare si sono accentuate le ragioni di parte, le proprie certezze e la demonizzazione degli altri, ma soprattutto per le varie vicende economiche e le varie finanziarie è stato indebolito il sistema produttivo e aumentata la povertà. Tutto questo ha generato le ragioni dell’antipolitica. La qualità della rappresentanza si è profondamente degradata. E questo processo degenerativo non ha ancora trovato soluzioni adeguate, bensì spesso è stato accompagnato da collusioni interessate.
I cittadini per dimostrare il loro disinteresse verso la politica, a ogni elezione, non vanno più a votare e quelli che vanno o votano da tifosi o sperimentano nuove formazioni, che non hanno ne storia ne Dna, sperando cosi di cambiare le cose.
Questo avviene anche perché le varie leggi elettorali del maggioritario non permettono di scegliere chi li possa rappresentare. Cosi facendo viene meno, poco alla volta la democrazia.
Per ricostruire un modo di fare politica di nuovo democratica e rappresentativa il presupposto è una ricostruzione culturale e sociale della qualità della politica. Ritengo che lo strumento dell’esercizio della democrazia debba esser funzionale al rinnovamento della politica e quindi che molti debbano ritrovare il gusto della militanza e della partecipazione.
Oggi la nostra società si è divisa in due fra chi loda il principe e i suoi cortigiani. Quanti replicanti fanno a gara nello spiegare le giuste scelte del presidente del Consiglio e contemporaneamente, denigrano coloro i quali le mettono in discussione. E chi critica fortemente il governo e i suoi rappresentanti, creando cosi un ring dove ci si confronta con la forza e l’arroganza, non riconoscendo che anche l’altro possa avere ragioni che vanno considerate.
Così il nostro Paese si sta avviluppando sempre più verso una spirale di crisi democratica. La democrazia non è in crisi perché ha vinto la destra, come qualcuno sostiene, ma perché manca la partecipazione e i valori democratici sono stati sostituiti da altri.
Non è certo una società democratica dove pluralismo e rappresentanza vengono svilite e con fastidio sopportate. In tal modo il sistema di rappresentanza sta attraversando una crisi di legittimità, che si esprime nell’astensione elettorale, nella non partecipazione politico-sociale e nei bassi indici di adesione ai partiti.
Dietro a questi fenomeni non è sbagliato vedere una riduzione del carattere democratico della vita civile, politica e sociale. Pertanto, ci sono rischi reali nella società contemporanea, per cui è quanto mai opportuno mantenere viva la riflessione sul tema e alta la vigilanza sulla qualità della nostra democrazia. Di fronte a questi continui tentativi che comprimono i soggetti della democrazia, bisogna reagire per ricostruire l’autorevolezza e la legittimazione della Politica e della partecipazione democratica.
Non si può continuare a stare fuori dall’agone politico o essere agnostici, come dimostra sempre più l’aumento di chi non partecipa al voto. Non possiamo lasciare che questo sentimento diventi generalizzato e che si continui verso questa realtà di inaccettabile regresso civile, sociale e politico, ma si deve evitare che la situazione peggioro ulteriormente.
Contro questa tendenza dissolutrice dobbiamo porci l’obiettivo di esaltare contemporaneamente quei valori di libertà e quei principi di solidarietà che sono i nostri caratteri ideali. Nel contempo, si dovrebbe dare un contributo concreto alla ricostruzione di una presenza degli ideali riformisti, socialisti e laici che rappresentino non solo la continuità storica con quel patrimonio di uomini e di idee che hanno arricchito nel passato questo Paese, ma che sappia anche guardare il futuro in una prospettiva adeguata.
Abbiamo bisogno certamente di ricordare la nostra storia e la nostra idea di società, ma abbiamo bisogno anche di cambiamento continuo, di ricerca costante, di evoluzione perenne, cercando di rappresentare le esigenze del nostro tempo.
Bisognerà aprire una discussione molto ampia, sincera e libera sulla riappropriazione di un ruolo propositivo e attivo di questa area laico-socialista nel panorama politico ed economico del Paese.
La nostra azione deve partire dall’assunzione di un nuovo soggetto politico che promuova un riformismo sulla base di un progetto di crescita ed evoluzione delle condizioni di benessere sociale del cittadino, dei lavoratori e dei pensionati.
Intendendo per benessere, assicurare nelle scelte politiche la natura di equità e uguaglianza che attengono alla funzione dello Stato e dalle quali discende la distribuzione delle tutele e delle diverse garanzie.
Se vogliamo date concretezza al nuovo essere laici e riformisti allora non possiamo ignorare il progetto di democrazia di sviluppo, anche ideale, della natura profonda dell’Europa e dell’Italia. In particolare, della sua cultura, delle sue libertà e delle sue uguaglianze.





