
di Nino Orlandi
Auto da Fé, detto anche “sermo generalis”.
Era una cerimonia pubblica, propria dell’Inquisizione spagnola, in cui veniva eseguita pubblicamente la penitenza, o la condanna decretata dall’Inquisizione. Che spesso era lo squartamento, o la garrota, o la cottura lenta del condannato che era infilato in un forno ancora freddo, o il rogo, nel caso migliore. La parola deriva dal portoghese auto da fé (in spagnolo, acto de fe), cioè “atto di fede”.
Solo un anno, non 4 o 5 secoli fa, l’associazione “Maestro Rodolfo Lipizer” di Gorizia, che aveva escluso dal proprio concorso internazionale tre violiniste russe, rese noto d’aver inviato alle escluse l’offerta di riammissione. Nell’invito inoltrato alle 00.39 della notte tra sabato e domenica a Lidia Kocharyan, Anastasia Pentina e Carolina Averina, veniva spiegato che, in seguito a consultazioni avute con il console onorario d’Italia a Leopoli Gianluca Sardelli, “al fine di non penalizzare ingiustamente i concorrenti violinisti, cittadini russi per nascita, il comitato organizzatore del 41° Concorso internazionale di violino Premio Rodolfo Lipizer e il suo presidente, Lorenzo Qualli, offrivano loro l’opportunità della ammissione/ riammissione”.
Dunque, le tre violiniste non erano state escluse per altro motivo, se non quello di essere cittadine russe per nascita. E già così la cosa appariva in tutta la sua servile e rivoltante mediocrità.
La cosa più rivoltante, tuttavia, fu un’altra: per essere riammesse, le tre violiniste avrebbero dovuto, prima dell’esecuzione (musicale, per fortuna, non capitale) esprimere una condanna pubblica nei confronti del regime di Putin.
Ciò che ancora mi turba, è che solo un anno fa mostrammo di non essere diversi dall’Inquisizione.





