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LE “SPARATE” ESTIVE DI SALVINI

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di Bruno Chiavazzo

Puntuale come il solleone il capo leghista sbrocca ogni estate. Quattro anni fa, al Papeete di Milano Marittima, tra mojito e disco music, fece implodere un governo che già era sull’orlo della crisi. Poi, dopo la batosta elettorale, sembrava essere rinsavito ma, come si dice, a lavare la testa all’asino si perde acqua e sapone, ed infatti puntuale come un timer innescato, se ne è uscito in questi giorni proponendo una pace fiscale che somiglia al famoso detto: chi ha avuto avuto e chi ha dato ha dato.

Ha definito l’Agenzia delle Entrate una specie di clan di ndragheta che tiene “in ostaggio gli italiani”, costringendo il direttore dell’erario ad una dichiarazione in cui ricordava al vice presidente del Consiglio che “la lotta all’evasione fiscale significa garantire a tutti i cittadini un fisco equo e giusto”.

Come al solito Salvini non capisce una mazza di comunicazione, lui pensa con le sue sparate di intestarsi qualche migliaio di voti di “evasori” fiscali, più o meno recidivi, senza pensare alle decine di milioni di italiani che, volenti o nolenti, le tasse le pagano. Gli stessi evasori che usufruiscono dei servizi dello Stato (sanità, scuola, trasporti) che sono pagati da chi ogni anno è costretto a pagare un commercialista per pagare le tasse.

Una cosa che solo in Italia accade. Invece di fare una battaglia, questa sì giusta, per disboscare la giungla di leggi e leggine che inibiscono anche un santo o patriota, come li chiama la Meloni, di sapere semplicemente quanto vuole lo Stato dal contribuente e metterlo in condizione di pagare, senza mangiarsi il fegato, e con la spada di Damocle sulla testa di qualche errore che è sempre in agguato.

Ma per il capitone padano queste cose sono al di fuori del suo comprendonio. Lui, fin dall’inizio di questa legislatura, ha in testa solo uno scopo: scalzare la Meloni da Palazzo Chigi. Nella sua capa lesionata è convinto che la presidenza del Consiglio spetti a lui, ergo dopo Conte e Draghi, adesso è il turno della Meloni e farà di tutto per piazzare mine a grappolo sul percorso già pieno di buche del governo in carica.

Come i kamikaze giapponesi che si lanciavano sulle portaerei americane gridando “banzai”, così il padano abbruttito ogni giorno si sveglia e comincia a correre verso il primo dirupo disponibile

Autore

  • Redazione

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