
Vorrei oggi iniziare una serie di articoli che spero troverete interessanti, adatti alla calura estiva e all’aria vacanziera.
Nulla di organico, solo divagazioni vagamente psicotiche e impressionistiche di un cervello in vacanza in una terra ricca di misteri e di spiritualità.
Questi pensieri in libertà saranno incentrati su quella terra incantata che giace tra Francia e Spagna e che, nella parte francese è stata battezzata “Le Pays Cathare.”
Siamo nella grande Catalogna, come orgogliosamente si rivendica da entrambe le parti del confine e anche dal lato francese il catalano è frequentemente utilizzato nelle conversazioni.
Siamo nella Linguadoca di Bernart de Ventadorn, il grande trovatore maestro della cansò che tanto ispirò Ezra Pound:
“Langue d’Oc
Alba
When the nightingale to his mate
Sings day-long and night late
My love and I keep state
In bower,
In flower,
”Till the watchman on the tower
Cry:
“Up! Thou rascal, Rise,
I see the white
Light
And the night
Flies!”
Ma questa regione porta anche un altro nome antichissimo, Occitania, di cui rappresenta il cuore pulsante.
E se le quattro fasce rosse in campo dorato della bandiera della Catalogna, la senyera, si vedono in moltissimi luoghi, quella che fa battere forte il cuore è la croce occitana (o di Tolosa), derivata appunto dallo stemma dei conti di quell’antica e nobile città.
«De gueules, à la croix cléchée, pommetée d’or» Di rosso, con la croce vuota, “a chiave” (un tipo di croce patente come quella dei templari), pomellata d’oro.
Il termine gueules nell’araldica francese è riferito ad uno smalto rosso.
Nella rappresentazione monocroma, è simboleggiato da un tratteggio verticale, secondo il metodo attribuito all’araldista gesuita Silvester Petra Sancta, pubblicato nel 1638.
Il gueules è chiamato gules nell’araldica inglese (vocabolo di origine anglo-normanna) e keel (che significa gola) nell’araldica olandese.
Per la croce invece il discorso si fa complesso.
Innanzitutto, la croce occitana e quella pisana sono identiche, a parte i colori.
Anche il momento di certo utilizzo delle due croci è molto vicino. Per quanto attiene alla croce di Tolosa si parla del regno di Raimondo V, in una descrizione del sigillo di questo conte datata 1165. Si noti che la cosa risulta importante in quanto ci troviamo nel sud ovest della Francia e i blasoni cominciano a diffondersi proprio nel XII secolo ma nel nord di quel paese. Una rarità, quindi, che probabilmente nasconde un profondo significato simbolico.
Per quanto attiene alla croce pisana, la rappresentazione più antica giunta fino a noi risale al 1156, quando venne rappresentata sulle mura cittadine volute dal console Cocco Griffi.
E per entrambe, tra le tante teorie, si sospetta un’origine orientale data la somiglianza con la croce copta ortodossa.
Sia i Pisani che i Tolosani, infatti, avevano bazzicato molto l’oriente e i Tolosani avevano rappresentato una delle forze trainanti nella vittoria che porto allo stabilirsi del regno di Gerusalemme a conclusione della prima crociata.
Tornando alla nostra regione, numerosissimi sono i punti di interesse e molto diversi fra loro.
Natura, storia, cultura, enogastronomia, i richiami sono così tanti che anche chi, come noi, frequenta da anni questa zona, non cessa mai di trovare nuovi spunti per inseguire scoperte assai soddisfacenti.
Inoltre, pur non essendo una zona propriamente da scoprire, se si evitano alcuni punti ad alto sfruttamento turistico, molti luoghi risultano ancora “di nicchia” e ciò grazie a politiche accorte delle amministrazioni locali.
Non a caso le due “perle” marittime di questa zona, Leucate ed El Port de la Selva, hanno pochissima ricettività alberghiera e puntano prevalentemente su soggiorni “lunghi” da effettuarsi in case private in affitto.
Quasi inesistenti in entrambe le località i locali notturni adatti alla gioventù.
Non ho citato assieme alle perle la pur bellissima Cadaques proprio per l’eccesso di turismo che spesso la affligge assieme all’adiacente Port Lligat ove Salvador Dalì trascorse parte della sua vita.
Ma fu a Perpignan, cittadina dal fascino sottile, che pure vanta i magazzini Lafayette, indice di raffinatezza e di parigina sofisticazione che all’artista accadde di vivere un’esperienza mistica che gli suggerì uno dei suoi quadri più belli e simbolici
Nel 1963, Salvador Dalì sperimentò “un’estasi cosmogonica” alla stazione di Perpignan. Due anni dopo, il pittore tornò alla stazione e la dichiarò ufficialmente il centro del mondo. Da allora, il destino di Dalì e quello della stazione sono legati. Non si tratta di prendere un treno e partire alla scoperta di nuovi paesaggi, ma questa volta di rimanere qui, nel luogo stesso del movimento, delle partenze e degli arrivi e lasciare che l’universo venga verso di noi.
Siamo quindi fermi alla stazione di Perpignan, ma la nostra anima parte per un viaggio cosmico che molto ricorda quelli di Pierre Teilhard de Chardin, il gesuita paleontologo dalle visionarie e spericolate teorie.
Tornando alla regione quasi sempre ottima la ristorazione e quasi dappertutto è possibile trovare facilmente locali piacevolissimi, alcuni anche di fama nazionale ed internazionale.
Resta il fatto che questa terra legata a misteri affascinanti, quali quelli di Rennes-le-Château, può regalare meravigliosi scenari naturali, da quelli marittimi alle particolari formazioni rocciose del luogo, le celebri corbières, che fanno da cornice ai vigneti da cui nascono vini incantevoli e ancora poco noti al grande pubblico.
Connessioni intriganti tra questa terra e l’oriente, tra eresia e santità, tra Maria madre di D-o che domina la regione dalla sua roccaforte di Lourdes e Maria Maddalena, la fedele compagna del Cristo, le cui tracce discrete e misteriose si rivelano all’occhio esperto dell’iniziato.
Questa, infatti è proprio la terra della Maddalena, colei che per prima ha il privilegio di vederLo risorto come ci rivela il drammatico racconto di Giovanni:
“Maria invece stava all’esterno, vicino al sepolcro, e piangeva. Mentre piangeva, si chinò verso il sepolcro e vide due angeli in bianche vesti, seduti l’uno dalla parte del capo e l’altro dei piedi, dove era stato posto il corpo di Gesù. Ed essi le dissero: “Donna, perché piangi?”. Rispose loro: “Hanno portato via il mio Signore e non so dove l’hanno posto”. Detto questo, si voltò indietro e vide Gesù, in piedi; ma non sapeva che fosse Gesù. Le disse Gesù: “Donna, perché piangi? Chi cerchi?”. Ella, pensando che fosse il custode del giardino, gli disse: “Signore, se l’hai portato via tu, dimmi dove l’hai posto e io andrò a prenderlo”. Gesù le disse: “Maria!”. Ella si voltò e gli disse in ebraico: “Rabbunì!” – che significa: “Maestro!”. Gesù le disse: “Non mi trattenere, perché non sono ancora salito al Padre; ma va’ dai miei fratelli e di’ loro: “Salgo al Padre mio e Padre vostro, Dio mio e Dio vostro””. Maria di Magdala andò ad annunciare ai discepoli: “Ho visto il Signore!” e ciò che le aveva detto.”
Ma esiste un vangelo gnostico a lei dedicato e dal Codice di Berlino vorrei lasciarvi con un frammento altamente significativo tratto dalle pagine 16 e 17 del testo che descrive il viaggio simbolico dell’anima, pur mancando le quattro pagine precedenti relative al principio di questa impresa:
“Liberata dal regno della terza Autorità, l’anima proseguì e si trovò di fronte alla quarta, l’Autorità dell’Ira.
Questa assunse sette spaventose manifestazioni. La prima era l’oscurità assoluta; la seconda era la brama; la terza, l’ignoranza; la quarta, il desiderio di oblio; la quinta, la schiavitù alle richieste del corpo; la sesta era la sciocca saggezza mondana; la settima, l’ardente certezza dell’ira.
Queste formavano la settuplice autorità dell’ira, che interrogava l’anima chiedendo: “Da dove vieni, assassino? e dove pensi di andare, disertore?”.
L’Anima rispose: “È ciò che mi dominava che è stato sconfitto, e ciò che mi guidava che è stato superato. È la mia brama che è finita e la mia ignoranza che è morta. Sono stato liberato da un mondo con l’aiuto di un altro mondo, da uno stampo attraverso la rimodulazione con un modello più grande. Sono stato liberato dalle catene dell’oblio che sono temporanee e temporali. Da questo momento in poi, ora e per tutte le stagioni, sono liberato in un riposo silenzioso, dove il tempo riposa nell’eternità del tempo”.
Quanti dettagli, quanti spunti sapienziali in queste poche righe che riecheggiano tradizioni diverse fra loro.
Vi lascio con un bicchiere di vino magico, il Gris Gris del Mas des Caprices, che il produttore descrive come “come una conchiglia trovata sulla spiaggia;” un vino bianco prodotto con uve Grenache Gris coltivate su scogliere a picco sul mare, ricco di note minerali, un elisir di lunga vita che unisce i quattro elementi: il vento, il mare, la terra e il fuoco dello spirito alcolico.
Si definisce Gris-Gris un amuleto vudù il cui scopo è quello di proteggere chi lo possiede dalla sfortuna o di attirare su di lui la fortuna, comunemente rappresentato da un sacchetto di stoffa da portare sulla persona, all’interno del quale sono stati posti diversi oggetti quali erbe, olii, pietre, pezzetti di ossa, terra di cimitero.
Questo vino magico, se non altro, ci proteggerà dall’afa di questi giorni.
Prosit o, meglio, l’chaim “alla vita”!





