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LE INGERENZE STRANIERE CHE DANNEGGIARONO L’ITALIA

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di Correva il 2011, l’Italia subì un danno ingente a livello energetico a causa di Sarkozy e della Signora Angela Merkel; ecco quello che si racconta oggi sull’Intrigo Internazionale che ha portato alle dimissioni del governo Berlusconi e l’arrivo dei tecnici capitanati da Mario Monti.

L’Italia era in ripresa, i dati del 2010 erano inequivocabili.

La scena europea era dominata dalla Francia di Sarkozy e dalla Germania di Merkel, due potenze che guardavano con crescente preoccupazione alla terza economia della zona euro e che vedevano ancor peggio gli accordi stipulati da Eni in Libia. 

Gheddafi, l’indomabile leader libico, aveva stretto accordi petroliferi con l’Italia.

Quel pomeriggio, dopo aver raccomandato all’Italia di fare ordine in casa, Sarkozy e Merkel tennero una conferenza stampa congiunta che avrebbe stroncato e messo in ridicolo Berlusconi davanti a tutto il mondo.

Un giornalista francese chiese a entrambi se si sentissero rassicurati da Berlusconi sul fatto che le riforme economiche promesse sarebbero state davvero messe in atto.

La risposta fu un silenzio imbarazzato.

Sarkozy si voltò per cercare lo sguardo di Angela Merkel e quando gli occhi si incontrarono spuntò sui loro volti un sorriso d’intesa che si trasformò in una specie di sogghigno malevolo.

La cancelliera si concesse l’ombra di una risatina e il presidente francese scrollò la testa più volte con l’aria di chi la sa lunga. 

Lo scrive Nicolas Sarkozy nel libro Le temps des combats (Il tempo delle battaglie) in uscita oggi in Francia per l’editore Frayard ricordando il G20 di Cannes del novembre 2011.

L’ENI aveva così investito molti miliardi in Libia. 

Ma la Francia aveva altri piani, soprattutto per Total.

Voleva una fetta più grande del petrolio libico e, come rivelato da alcune e-mail di Hillary Clinton, aveva iniziato a sostenere i ribelli.

Gheddafi aveva accumulato riserve per 143 tonnellate d’oro.

Voleva usare queste riserve per creare una nuova moneta africana, sfidando il dominio del franco CFA, la moneta garantita dalla Francia per 14 paesi africani.

Un sogno che avrebbe potuto ribaltare l’equilibrio economico in Africa.

Un sogno che Italia ed ENI non avrebbero interrotto ma anzi supportato molto volentieri.

Inoltre c’è da specificare che con la Germania abbiamo una competizione serrata e diretta in vari settori, come la meccanica di precisione, ed altri comparti elettromeccanici.

La Deutsche Bank (che ricevette poi aiuti dallo Stato…) con una decisione che fece tremare i mercati, ovvero scaricò in poco tempo circa 9 miliardi di titoli di Stato italiani.

Una mossa non proprio da partner…così lo spread tra i titoli italiani e tedeschi iniziò a salire, toccando picchi mai visti.

La BCE, ci mise il carico da undici, con il suo presidente Trichet, inviava una lettera a Roma, al ministro dell’economia Tremonti, chiedendo riforme e austerità, invece di riprendere Berlino, causa della crisi in atto.

Così invece di tutelare la nostra economia si misero a bacchettare l’Italia a borse aperte.

E mentre l’Italia era preoccupata per lo spread e il suo debito, veniva coinvolta in una guerra in Libia, diventando parte d’una coalizione guidata dalla NATO.

Una guerra che avrebbe portato alla caduta di Gheddafi e al caos che ancora oggi affligge la Libia.

In questo intricato gioco di potere, l’Italia sembrava aver perso la sua bussola.

Tra pressioni economiche e giochi geopolitici, la verità pare venuta a galla e sarebbe ora che fosse tema d’una commissione d’inchiesta.

Tuteliamo l’interesse nazionale per una volta?

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  • Redazione

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