
di Raffaele Romano
Il 2024 si sta concludendo con una situazione geopolitica internazionale a dir poco complessa in cui se non saremo in grado di darci una linea rimarremo schiacciati da esigenze ed interessi altrui. In questo articolo non si esprimerà nessuna posizione servirà soltanto a far sapere che, oltre le feste di Natale, ci aspetta un futuro molto incerto.
Stati Uniti: Donald Trump viene fatto passare, soprattutto qui da noi, per uno che le spara grosse e qualche volta è vero, ma fa parte di una tattica da giocatore d’azzardo che si siede al tavolo di gioco. Concretamente ha posto alcune vitali questioni:
- l’Europa tutta deve investire molto di più di quanto ha fatto dal 1945 ad oggi nella propria difesa militare (si rammenta che la prima ed inascoltata richiesta fu di Obama nel 2009 che si accontentava del 2% del PIL per ogni Paese Nato). Oggi, dopo l’invasione russa all’Ucraina, non basterà più. Attualmente l’Italia si attesta al 1,45% del PIL pari a circa 25 miliardi di euro all’anno per cui se solo bastasse raddoppiarlo, per toccare il 3%, bisognerebbe rimediare qualcosa come altri 25 miliardi l’anno;
- la crescita e l’espansione economica e militare della Cina che sta mettendo in discussione la supremazia statunitense nel Pacifico, come fecero i giapponesi negli anni ’30 del secolo scorso, li porta a competere di conseguenza nel mondo intero partendo dall’isola di Taiwan;
- ha avanzato richieste di dazi al 25% per le loro esportazioni a Messico e Canada;
- ha richiesto lo stretto di Panama e la Groenlandia che, probabilmente, ha messo sullo scacchiere internazionale come merce di scambio;
- minaccia alti dazi anche all’UE e richiede acquisti, quasi in esclusiva, del gas e del petrolio americano.
Cina: vuole il controllo:
- del mare del sud est asiatico;
- vuole Taiwan poco a nord di Australia e Nuova Zelanda;
- attraverso queste due zone vuole indebolire gli Stati Uniti per il controllo del Pacifico;
- ha avanzatissime conoscenze informatiche che duellano con le americane;
- ha la maggior produzione e qualità mondiale di batterie per veicoli;
- ha una grande ed attrezzata flotta navale ed aerea;
- ha una produzione industriale elevatissima;
- ha finanziato opere in molti Paesi dell’Africa da cui ha ottenuto alleanze e basi navali ed aeree;
- ha rilevanti partecipazioni azionarie in mezzo mondo.
Russia: Vladimir Putin che ha compreso di non essere più il contraltare nel mondo degli USA e cerca di allearsi per farsi aiutare dalla stessa Cina che ha preso il suo posto negli equilibri geopolitici planetari e, addirittura, dalla Corea del Nord e dallo stesso Iran per rifornimenti di materiale bellico. Pone alcune questioni vitali per Putin e l’intera Russia:
- il blocco dell’espansione militare della Nato ai suoi confini;
- rivendica il proprio spazio vitale all’Ucraina;
- ha perso in Siria con la fuga di Assad ed ora sta spostando le sue forze siriane in Libia vicino a noi si prepara ad un ruolo molto attivo sul Mediterraneo;
- si è stretta in un patto con la Cina che la rende subordinata a Pechino;
- ha dovuto farsi aiutare con truppe della Corea del nord per continuare la guerra con Kiev,
- si è fatta aiutare dall’Iran per poter continuare la guerra con l’Ucraina.
Iran con Ali Khamenei incontrollabile ed ingestibile:
- ha perso con Hezbollah in Libano;
- ha perso con Hamas in Palestina;
- fra poco perderà con gli Houthi in Yemen;
- nel frattempo continua ad arricchire uranio per dotarsi di bombe atomiche;
- ha perso anche con Erdogan in Libano;
- continua ad arrestare e far seviziare donne;
- nonostante l’embargo continua a finanziare ed armare terrorismo ovunque.
Turchia: Erdogan è ormai diventata la seconda potenza militare in medio oriente:
- ormai controlla buona parte della Siria;
- continua la guerra contro i Curdi;
- fa parte della NATO ma mantiene una sua posiziona a dir poco autonoma e molto articolata ovunque;
- adotta da anni una politica fortemente repressiva al suo interno contro tutti quelli che lo possono ostacolare;
- mantiene buoni rapporti con la Russia di Putin sia militari che economici.
Gli Stati dell’ex URSS che confinano con la Russia sono in una situazione molto difficile e pericolosa infatti:
- la Finlandia, dopo l’invasione dell’Ucraina, è entrata rapidamente nella NATO;
- la Norvegia ha 196 Km di confini con la Russia da cui fino a maggio 2024 scappavano russi in cerca di asilo politico;
- l’Estonia e la Lettonia fanno parte della Nato;
- la Bielorussia è sostanzialmente incorporata nella Russia;
- la Moldavia con le autorità locali è stata irremovibile nel sostenere che la Russia e le forze filorusse hanno compiuto molteplici tentativi di influenzare i risultati elettorali e, di conseguenza, di destabilizzare il Paese.
Senza dimenticare le acque agitate in Armenia, Azerbaigian e Georgia, Kazakistan, Tagikistan, Uzbekistan, Kirghizistan e Turkmenistan e tant’altro.





