Home Politica estera L’ARMATA BRANCA-CIALTRONE TRA IPOCRISIA E SCHIZOFRENIA

L’ARMATA BRANCA-CIALTRONE TRA IPOCRISIA E SCHIZOFRENIA

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L’armata branca-cialtrone euro-britannica, in crisi per le folli politiche green capitanate dai socialisti dell’olandese Timmermans (principale correo il Ppe), mette a disposizione 800 miliardi di euro a parole, dei quali la gran parte a debito per i Paesi dell’Unione e da sottrarre al welfare.

Di seguito arriva l’idea del raccolto di 40 miliardi per l’Ucraina, subito ridotti a 5.

Non è passato molto tempo da quando Ursula von der Leyen, che da ministro della Difesa tedesca ha distrutto le forze armate di Berlino, ha esternato la disponibilità di 200 miliardi per l’Intelligenza artificiale. Nella realtà ne sono arrivati 4 (quattro!).

Ottocento miliardi per riarmare gli europei perché Putin nel 2030 attaccherà la Nato, non con missili ipersonici, droni, attacchi informatici. No. Putin userà carri armati, dilagando in Europa fino a Oporto.

Guarda caso il riarmo riguarda i carri armati prodotti dai tedeschi, i quali devono riconvertire le aziende automobilistiche in crisi grazie alle politiche energetiche folli, alla delocalizzazione in Cina, ad una scelta produttiva (l’elettrico) che il mercato rifiuta.

I tedeschi, al culmine dell’ipocrisia, investono contemporaneamente in cannoni e in green, cosicché spareranno fiori dai loro cannoni e dai loro carri armati che sanno non essere adatti alla guerra.

Infatti, gli armamenti inviati dalla Germania alle Forze armate ucraine – in particolare il sistema di difesa aerea Iris-T e i carri armati da combattimento (eccoli!) – “non sarebbero del tutto adatti alla guerra”.

È quanto riferiscono alcuni media tedeschi, che citano un rapporto interno trasmesso alle Forze armate tedesche (Bundeswehr) redatto dal vice addetto militare dell’ambasciata tedesca a Kiev.

“Quasi nessun pezzo dell’equipaggiamento tedesco di grandi dimensioni è completamente adatto alla guerra”, avrebbe dichiarato l’addetto militare. Secondo il rapporto, ad esempio, “il Leopard 1A5 è affidabile”, ma “a causa della sua debole corazza, viene spesso utilizzato solo come mezzo d’artiglieria improvvisato”.

La cialtroneria dei leader del Partito popolare e del Partito socialista tedesco è messa alla berlina dai loro stessi militari.

La guerra in Ucraina ha fatto saltare l’asse franco-tedesco e il IV Reich economico, costruiti con il gas russo a basso prezzo e con la manodopera schiavizzata cinese: neocolonialismo neocon, con la correità dei socialisti ormai brand della tecno finanza.

A scoperchiare il vaso di Pandora di una politica economica disastrosa e demenziale (i dati non mentono) è arrivato Trump, con la minaccia dei dazi, poi sospesa per 90 giorni, salvo mantenere i dazi del 25% sull’automotive e quelli su acciaio e alluminio, ossia sui materiali con i quali non solo si fanno le automobili, ma anche molti prodotti fondamentali dell’industria degli armamenti.

E qui la cialtroneria arriva alle stelle, si fa palese e proterva e, al contempo, indicativa del fatto che le élite europee hanno perso il contatto con la realtà.

Non solo un riarmo vero e proprio presume ben altro che 800 miliardi finti (qualche trilione di euro), ma necessita di un’industria coordinata in tutta la filiera e di un tempo che, data l’attuale situazione, è calcolabile in decenni.

Non solo. Il grande tema è quello delle materie prime e di alcuni presidi produttivi messi in crisi dalle folli politiche energetiche green attuate dall’Unione Europea.

Se ne è accorta l’Inghilterra di Starmer, anche se in extremis.

Per produrre gli scafi delle navi militari, alcuni armamenti e anche alcune parti delle automobili è necessario l’acciaio primario, ossia quello che si ottiene per riduzione del minerale di ferro tramite carbone nell’altoforno.

L’acciaio secondario, quello ottenuto con forni elettrici, partendo dal rottame, non è adatto per produzioni particolari e di impianti ad altoforno in Europa ce ne sono due: uno, quello inglese della British Steel, e l’altro, quello dell’Ilva di Taranto.

Massima contraddizione è quella che vede l’UE blandire la Cina, con il socialista spagnolo Padro Sanchez in avanguardia stile tappetino, mentre Starmer caccia i cinesi del gruppo Jungye, proprietario dell’altoforno britannico.

La cacciata l’ha ben descritta ieri, sul NGN, Paolo Raffone: “Il caso di British Steel si è finalmente concluso oggi con una “decisione d’emergenza” del governo Starmer avallata dal Parlamento richiamato d’urgenza e dal consenso reale per l’immediata nazionalizzazione degli impianti di produzione e della forza lavoro. Si tratta di una decisione politica importantissima che rompe l’impostazione neoliberista britannica che durava da quattro decenni, dai tempi della Thatcher, per cui l’intervento pubblico nell’economia era tabù. Per motivi di “sicurezza nazionale” e di “interesse strategico” il governo Starmer ha preso la decisione di nazionalizzare questa produzione che nei decenni era passata di mano in mano, a gruppi indiani e da ultimo, dal 2020, a un conglomerato cinese. La nazionalizzazione di British Steel si è compiuta con l’intervento della polizia che ha fatto uscire dagli uffici i dirigenti cinesi sostituendoli con personale nominato dal tesoro britannico e dai sindacati”.

Sfratto immediato e massima ipocrisia inglese: salvare l’alto forno cacciando i cinesi e mandare in Italia Re Carlo a dire agli italiani che devono seguire le politiche green del centro sinistra europeo e del Pd.

Schizofrenia politica pura di élite allo sbando.

Per fare un carro armato ci vogliono 50 tonnellate di acciaio, per fare un proiettile da 155 ce ne vogliono 40 chili. Per fare un veicolo leggero in lega di alluminio ci vogliono lamiere da 75 millimetri di spessore.

Per fare i proiettili ci vuole il fulmicotone che è prodotto nella quasi totalità dalla Cina.

I minerali di ferro da mettere nell’alto forno si trovano in Australia, Cina, Russia, Ucraina, Brasile, Sudafrica, Canada e Iran.

Il carbone è prodotto in massima parte da Cina e India.

Se passiamo all’acciaio da altoforno, la situazione dei principali produttori è la seguente:

Cina: è il leader indiscusso, con oltre il 50% della produzione mondiale di acciaio grezzo, pari a circa 1.013 milioni di tonnellate nel 2022. La maggior parte di questa produzione avviene tramite altiforni, grazie a grandi aziende statali come China Baowu Group e Ansteel Group.

India: secondo produttore mondiale, con circa 149,6 milioni di tonnellate nel 2024, in crescita rispetto ai 140,2 milioni del 2023. La produzione da altoforno è significativa, guidata da aziende come Tata Steel e JSW Steel.

Giappone: produce circa 84 milioni di tonnellate (2024), con una forte presenza di altiforni. Nippon Steel è tra i principali attori.

Russia: con circa 76 milioni di tonnellate nel 2023, utilizza altiforni per la maggior parte della produzione, nonostante le sanzioni. EVRAZ e altre aziende sono rilevanti.

Stati Uniti: producono circa 81,3 milioni di tonnellate (2023), ma con una crescente dipendenza da forni elettrici ad arco (EAF). Gli altiforni sono ancora utilizzati da aziende come U.S. Steel.

I dazi di Trump su acciaio e alluminio colpiscono al cuore ogni velleità di riarmo europeo in una situazione nella quale l’Unione Europea continua a voler mantenere la politica demenziale del green.

Trump mette a nudo le contraddizioni; mette a nudo l’incapacità dei politici europei; mette a nudo gli inglesi, che mandano in giro il loro re a propagandare il green e poi devono salvare l’acciaio da alto forno.

Donal Trump ha messo a nudo il manicomio neocon, green, woke.

Il dramma è che le élite europee, comprensive di quelle oltre Manica, non hanno più nemmeno i neuroni per capire che stanno andando diritte verso la fossa, che si scavano giorno dopo giorno.

L’Europa è un manicomio che produce l’armata branca-cialtrone.

Autore

  • Silvano Danesi

    Silvano Danesi, laureato in Filosofia all’Università Statale di Milano. Dopo la laurea ha seguito studi storici e antropologici, ha pubblicato diversi saggi di storia, antropologia e massoneria, e ha tenuto varie conferenze e seminari.

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