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LANDINI LO SA …?

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Riceviamo e cortesemente pubblichiamo un contributo di Sergio Bagnasco*

Landini lo sa che la legge elettorale nuoce gravemente al lavoro?

L’Italia è una Repubblica democratica fondata sul lavoro.

Significa che non è fondata sui privilegi o sul censo, ma sul contributo che ciascuno può e deve dare per concorrere al progresso materiale e spirituale della società.

Tutto nella Repubblica deve concorrere al benessere della collettività, al superamento delle disuguaglianze e al dovere della solidarietà politica, economica e sociale.

In questo “tutto” rientra anche la legge elettorale, strumento per formare l’assemblea parlamentare, principale espressione della sovranità popolare.

In un momento in cui tante famiglie non arrivano a fine mese, occuparsi di legge elettorale sembra una cosa stravagante, però è proprio questa legge che determina la formazione del Parlamento in cui si prendono le decisioni che impediscono a tanti concittadini di arrivare a fine mese.

Un Parlamento composto da persone scelte dagli elettori risponde agli elettori; un Parlamento composto da nominati dalle segreterie di partito risponde alle segreterie.

Qualunque sia la formula elettorale, proporzionale, mista o maggioritaria, l’elettore deve poter scegliere la formazione politica più gradita e indicare il candidato preferito. Ciò è stato riconfermato dalla Corte Costituzionale sin dal 1975 con la sentenza n. 203 e più recentemente con sentenza n. 1 del 2014, che censurava il cosiddetto Porcellum anche perché le condizioni stabilite dalle norme elettorali sono “tali da alterare per l’intero complesso dei parlamentari il rapporto di rappresentanza fra elettori ed eletti (…) incidendo sulla stessa libertà del voto di cui all’art. 48 Cost.”.

Se alla totalità dei parlamentari manca il sostegno dell’indicazione personale dei cittadini, allora i partiti “coartano la libertà di scelta degli elettori nell’elezione dei propri rappresentanti in Parlamento” (Corte cost. sentenza n. 1/2014)!

In assenza di una assemblea rappresentativa degli interessi dei lavoratori resterà una chimera il pieno diritto al lavoro adeguatamente retribuito e il miglioramento delle condizioni di vita dei lavoratori e delle loro famiglie.

Recidere il rapporto tra rappresentati e rappresentanti, rendendo questi ultimi dei subordinati al capopartito, limita l’autonomia del parlamentare, in palese contrasto con l’art. 67 della Costituzione; il parlamentare così cooptato non si sentirà in dovere di rispondere agli elettori, ma al capopartito da cui dipende la sua candidatura, la sua elezione e il suo futuro politico.

L’attuale legge elettorale, il cosiddetto Rosatellum, replica con modalità diverse le stesse limitazioni alla libertà di scelta e all’effettivo diritto di voto che furono proprie del Porcellum.

La legge prevede che l’elettore disponga di una sola scheda sulla quale esprime il proprio voto facendo un segno solo su un candidato uninominale o solo su una lista proporzionale o su un candidato uninominale e su una lista proporzionale a esso collegata, pena l’annullamento del voto.

Questo impianto legislativo determina che l’elettore non può scegliere il candidato preferito all’interno di una lista; votando una lista vota anche il candidato uninominale collegato che magari non gradisce; votando una lista può favorire l’elezione di altri candidati non inclusi in quella lista votata e addirittura il suo voto può slittare verso altri partiti.

Risultato: tutti i parlamentari eletti nella quota proporzionale non hanno il sostegno diretto degli elettori e sono eletti solo in forza della posizione in lista decisa dai capipartito, esattamente come succedeva col censurato Porcellum.

Anche i candidati uninominali non sono eletti con consensi diretti perché il voto dato unicamente a una lista plurinominale è automaticamente trasferito al candidato uninominale collegato. Quindi, il seggio messo in palio nel collegio uninominale è un premio dato a chi prende più voti nella competizione proporzionale. I seggi uninominali costituiscono un premio occulto.

L’intero Parlamento è formato da nominati privi del sostegno diretto degli elettori, esattamente come avveniva col Porcellum.

Con queste disposizioni di legge, il voto non è uguale, non è libero, non è diretto e non è personale, come richiesto dalla Costituzione.

L’attuale Rosatellum è la peggiore di tutte le leggi elettorali succedutesi in questi tre decenni. Non solo non è possibile operare alcuna scelta tra i candidati, ma persino la scelta del raggruppamento politico votato è messa in discussione.

Infatti, se un partito coalizzato con altri non raggiunge il 3% dei consensi a livello nazionale ma supera l’1%, i voti raccolti da quel partito rafforzeranno gli altri partiti della coalizione con cui non c’è alcun programma comune. Così l’elettore non sa nemmeno quale partito sta effettivamente votando.

Per restituire agli elettori il diritto alla rappresentanza politica, il Comitato Referendario per la Rappresentanza, presieduto da Elisabetta Trenta, ha elaborato quattro referendum abrogativi per ripulire la legge elettorale di tutti gli elementi che limitano la libertà di scelta dell’elettore. I quesiti referendari intervengono sugli aspetti più critici della normativa in vigore:

1) abolizione del voto congiunto obbligatorio per restituire la libertà di scelta tra candidato uninominale e lista proporzionale; per firmare questo referendum il link è

https://pnri.firmereferendum.giustizia.it/referendum/open/dettaglio-open/500004

2) abolizione delle soglie di sbarramento per ridurre la dispersione di voti e garantire maggiore pluralismo; per firmare questo referendum il link è

https://pnri.firmereferendum.giustizia.it/referendum/open/dettaglio-open/500005

3) abolizione delle pluricandidature per ridurre il potere degli apparati di partito nel predeterminare la composizione del Parlamento; Per firmare questo referendum il link è

https://pnri.firmereferendum.giustizia.it/referendum/open/dettaglio-open/500008

4) abolizione di ogni privilegio nella raccolta delle firme per la presentazione dei candidati, affinché tutte le liste siano alla partenza in condizione di parità nella competizione elettorale; Per firmare questo referendum il link è

https://pnri.firmereferendum.giustizia.it/referendum/open/dettaglio-open/500006

Infine, è stata elaborata una proposta di legge d’iniziativa popolare per introdurre la preferenza nei collegi plurinominali in modo che oltre a scegliere il partito preferito l’elettore possa indicare il candidato preferito, come già sentenziato dalla Corte Costituzionale, da ultimo con sentenza n. 1/2014. Questa proposta, indicata sotto il titolo “Modifiche al testo unico di cui al D.P.R. 30 marzo 1957, n. 361, e al testo unico di cui al d.lgs. 20 dicembre 1993, n. 533, …”, si può firmare al link

https://pnri.firmereferendum.giustizia.it/referendum/open/dettaglio-open/500013

Il potere di scelta dei rappresentanti politici compete al popolo e così deve essere. Non a caso, lo slogan del Comitato è #iovoglioscegliere perché il voto è innanzitutto scelta e un Parlamento libero e rappresentativo della volontà del popolo è la premessa per avere qualcuno che ascolti e interpreti i bisogni della cittadinanza.

Sul sito www.iovoglioscegliere.it sono disponibili tutte le informazioni per sostenere e contribuire a questa campagna referendaria per il diritto alla rappresentanza politica.

Basta qualche firma affinché torni nelle nostre mani il diritto di scelta dei nostri rappresentanti.

*Vicepresidente Comitato Referendario per la Rappresentanza 

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