
di Elio Truzzolillo
Il segretario della CGIL Maurizio Landini ha affermato: “Vogliamo rivoltare il paese come un guanto”.
Non si capisce bene chi debba rivoltare il paese come un guanto, suppongo si riferisca al sindacato che presiede.
I più accorti di noi avevano già sorriso quando il M5S aveva promesso di aprire il parlamento come una scatoletta di tonno. Ma almeno in quel caso si trattava di un partito politico che almeno potenzialmente aveva gli strumenti per effettuare dei profondi cambiamenti (che a livello pratico fossero degli scappati di casa è solo un triste particolare contingente).
Ora, a parte il linguaggio eversivo che sempre più pericolosamente attira gli opposti estremismi e che non è la prima volta che Landini usa, un sindacato può rivoltare un paese come un guanto?
Se escludiamo rivoluzioni e scontri di piazza a livello di guerra civile direi di no. Non è il suo compito. Il suo compito è difendere gli interessi di lavoratori e pensionati, indire scioperi e protestare contro leggi e provvedimenti che considera sbagliati e al massimo sollecitarne di nuovi.
Possiamo immaginare il fastidio del presidente Mattarella di fronte a uno scontro politico i cui toni sono sempre più violenti e provocatori.
Si badi bene, il fatto che consideri Maurizio Landini uno dei tanti populisti senza né arte né parte è solo incidentale rispetto al fatto in sé. Parliamo di uno che ogni settimana denuncia lo scandalo delle tasse sul lavoro che sono più alte di quelle sui profitti delle imprese. Spoiler: succede così in praticamente tutto il mondo (per i redditi alti come quello di Landini) e se vuole gli spiego perché visto che ogni volta che lo dice a Dimartedì il pubblico applaude e microfono umano Floris sorride compiaciuto.
Fate attenzione perché poi la gente (non mi importa se di destra o di sinistra) ci crede e prende iniziative e gli anni ‘70 a me non sono piaciuti affatto da questo punto di vista.
Un po’ di responsabilità e un po’ di buonsenso non guasterebbe.





