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L’AFRICA CRESCE E QUALCUNO DORME

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Sono in pochi quelli che stanno seguendo la mappa della presenza Russa in Africa: quel continente che – finalmente – qualcuno comincia a riconoscere come prossimo arbitro di molti destini del mondo. Eppure, a partire dalla NATO, le disattenzioni in questo campo sono tante. Nonostante i richiami della Nato Strategic Direction-South Hub di Napoli, il centro incaricato di monitorare e analizzare le dinamiche del Mediterraneo, tutti a parlare di est, Ucraina e dintorni, nessuno a guardare oltre. Alla riunione dell’Aia nessun invitato del Nord Africa e del Medio Oriente. Il Mediterraneo, in fondo un grande lago, ha una intera fascia proprio di fronte a noi con presenze inquietanti. Molto inquietanti.
La strategia internazionale Russa è sicuramente un rebus in Asia: riconoscimento dei talebani, dissidi con la Cina assieme a grandi amori, ma anche occhiolino all’India in funzione anticinese…. si, ma non troppo. Il CSTO in auge, oltre ad alleanze stabili con Paesi come Corea del Nord ed altri Paesi meno “appariscenti” ma che sui mercati contano. Un guazzabuglio di passi in avanti e dietro, di miscele ogni volta nuove. Altrettanta confusione può dirsi in Medio Oriente: e forse questo merita un capitolo a parte, perché si va ben oltre la presenza in Siria e in Iran.
Non lo è invece, un rebus, la strategia in Africa dove Mosca ha intensificato la sua proiezione di potenza. La Russia “sta sfruttando la fragilità di diversi Stati” per estendere la propria influenza, sostituendosi progressivamente a Francia, Stati Uniti e Unione Europea. In Mali, Burkina Faso e Niger, Repubblica Centrafricana, Guinea Equatoriale – solo per fare alcuni nomi – giunte militari hanno interrotto la cooperazione con i partner occidentali e stretto accordi con Mosca, che attraverso l’Africa Corps (in altre parole la Wagner) – ora direttamente sotto il controllo del Ministero della Difesa russo – consolida la sua presenza armata. Non si mettono condizioni sulla governance o sul rispetto dei diritti umani: tutto va verso una crescita di potenza senza “intoppi” e “danni collaterali”. E si ingigantiscono gli accordi commerciali con Tunisia, Algeria, Sud Africa….
La Russia insomma si rilancia in Africa: offre sostegno militare e centrali nucleari in cambio di risorse minerarie. E il gioco è quello di non garantire direttamente sicurezza, ma di farlo attraverso compagnie militari private, ricevendo in cambio concessioni minerarie per aumentare la sua disponibilità di risorse e impedire che i Paesi concorrenti si possano approvvigionare. La strategia dei russi in Africa punta su questo e sulla diplomazia atomica, proponendo la costruzione di centrali nucleari. Putin è sempre più presente in un continente diventato terra di conquista per le materie prime, soprattutto quelle critiche, in una competizione nei confronti degli USA e dell’Occidente in generale. E in fondo, ma non a fondo, le armi.
Piani di risposta per frenare l’invasione vengono boicottati: uno i questi è il piano Mattei che la Russia definisce “un intralcio”. La Libia è bene che stia come sta.
A già la Libia. In Libia la Russia ha spostato il proprio baricentro strategico, approfondendo i legami con la famiglia Haftar e puntando a nuove basi operative. Tra l’altro sta negoziando una base navale a Derna che consentirebbe manutenzione navale di lungo periodo e ridurrebbe la dipendenza dal porto siriano di Tartus. Significa poco? Le navi italiane “vengono sistematicamente seguite da unità di intelligence russe” al largo della Libia, parola dell’ammiraglio Credendino. E sussulti di timore di tantissimi esperti militari.
A proposito: Haftar è quello che ha cacciato Piantedosi e prepara un “golpe diplomatico” con ONU e Europa. La Russia insomma si vendica, e contrattacca. Il fuoco è acceso e lo si vede poco. Da usare tutto con le pinze.
Si, ma da noi questo è oggetto di satira, con la gara a chi la spara più grossa. “Chiamale emozioni” dice qualcuno: io le chiamerei altrimenti. E non sarebbe pubblicabile.
 

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  • Redazione

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