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LA VOLGARE POLITICA DI URSULA DISPOSTA A TUTTO PER SOSTENERE UN PERCORSO DI GUERRA

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Con una storia trasformista sulle spalle i giocolieri della burocrazia Ue, dopo aver imbarcato una flotta “di tecnici ottimati a servizio “, che hanno svuotato le tasche degli elettori europei e portato nella palude lo storico progetto di un’Europa federale a trazione democratica, oggi, senza vergogna alcuna, escono cinicamente allo scoperto con un progetto di sostegno alla cultura della guerra.

La tecnica di approccio, che  resta sempre la stessa praticata negli scorsi anni,  porta l’impronta della filosofia dei neocon: esaltare la paura e procedere nell’effetto emergenza per svuotare il percorso democratico e partecipativo. Un percorso di disonestà intellettuale che dovrebbe essere corretto alla radice, perché manca – per essere credibile – di un obbiettivo elementare: la priorità di una costituzione federale degli Stati Uniti europei, dove il voto elettorale possa avere un peso politico reale che dia autorevolezza alla leadership.

Dopo il disastro della Commissione Ue, diretta dalla baronessa Ursula Von der Leyen, sulla gestione del consorzio obbligatorio dell’acquisto dei vaccini – a trasparenza zero – e una politica green deal scandita con una tempistica militare, che ha avuto un effetto devastante su tutto il tessuto produttivo dei paesi europei producendo una desertificazione economica produttiva scriteriata e insensata, oggi, con la stessa tecnica della cultura dell’emergenza, sta seminando a piene mani un futuro di solo paura, trascurando di ricercare un approdo costruttivo di pace, secondo la mission storica della ragione di esistenza dell’Europa.

Improvvisare una strategia carsica di spese scriteriate, tutte imperniate su riconversioni industriali in molti settori produttivi, allo scopo di produrre armamenti improvvisati di ogni genere e specie, tutte a debito a carico dei contribuenti è solo una follia senza giustificazione.

La filosofia in uso da sempre nel mondo della burocrazia borbonica Ue, impone solo di pagare le gabelle senza il bilanciamento del diritto ad esprimersi degli elettori con un voto che conti e che produca verifiche reali.

La fonte che produce queste storture è esclusivamente riscontrabile nella cultura dei neocon Usa: iniziata in Irak e proseguita in tutto il Medioriente e in Afganistan.

Le implicazioni di questa scelta nella Ue sono e saranno di conseguenza devastanti su molti piani: aiutare uno sforzo riguardo l’incentivazione del clima di guerra e una controtendenza rispetto agli storici impegni di una politica di pace, tanto auspicata e conclamata dai padri che hanno operato nel passato per dare un ruolo e una ragione storica all’idea di un Europa equilibrata e propositiva.

A causa di queste scelte fatte nel passato dalle burocratiche istituzioni della Ue, gli europei si ritrovano oggi sostanzialmente collocati ai margini di ogni percorso realistico di una costruzione geopolitica in pieno movimento, specialmente dopo i risultati elettorali negli Usa con la forte leadership di Trump.

Resta nella Ue l’isterismo espresso attraverso una sostanziale irrilevanza politica ed economica, fuori da un reale disegno di strategia reale anche sul fronte della deterrenza, oggi improntata sui cardini di innovazione tecnologica avanzata e economia.

Declamare auspici come sta facendo la Ue non basta; è solo una postura penosa e insignificante di conclamata impotenza.

Scrive oggi, sul Nuovo Giornale Nazionale, Silvano Danesi i fondamentali dell’imbroglio con cui la baronessa Ursula Von der Leyen intende procedere: “Ottocento miliardi a debito costringeranno gli Stati a rimodulare i bilanci aumentando le tasse e tagliando il welfare”.

E Danesi sottolinea e rimarca la dose con forza: “Ha ragione Paolo Raffone quando ieri scriveva: “Una signora tedesca con una tradizione personale e familiare reazionaria occupa una posizione apicale europea e decide da sola di Rearm Europe proponendo una spesa di 800 miliardi di euro”.

“Si tratta di un sotterfugio reazionario sul quale le vere ‘destre’ non sono affatto convinte. Si tratta di un colpo micidiale alla credibilità del progetto di unità europea e al concetto stesso di Europa nato dopo il 1945.  Si tratta di un’espropriazione violenta e radicale dei diritti democratici, sociali, ambientali e di sviluppo umano ed economico. Si tratta di ipotecare il futuro delle giovani generazioni europee con una decisione presa da vecchi reazionari senza alcuna consultazione”.

A conclusione di ogni riflessione di deve l’obbligo di una domanda che riguarda l’Italia: che ci fa il vice presidente della Commissione Ue Raffaele Fitto silente a fianco della baronessa Ursula ?

Quale posizione pubblica esprime su una questione riguardante una contrapposizione netta della Ue contro la strategia del presidente USA Donal Trump?

Oramai tutti i nodi sono arrivati al pettina e la politica “dello struzzo“ non ha più alcun senso, si deve pur capire la bussola politica che si sta usando, gli elettori hanno bisogno di chiarezza e trasparenza.

In gioco l’investimento primario riguarda in primis un’operazione che persegua la pace non stimoli di guerra.

Autore

  • Pietro Imberti

    Pietro Imberti, sindacalista della UILM (metalmeccanici) di Brescia, Membro della Ceca (Comunità Europea del Carbone e dell'Acciaio) dal 1980 al 1992. Presidente del CREL (Centro Ricerche Economia del Lavoro) della Lombardia. Giornalista, ha contribuito attivamente al dibattito sociopolitico ed economico, firmando interventi e saggi.

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