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LA VERA ESSENZA DELL’AMERICA

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Tra pochi giorni il vicepresidente degli Stati Uniti d’America, JD Vance, visiterà l’Italia e si recherà in preghiera in piazza san Pietro il giorno di Pasqua. Vance è nato nel 1984, è un uomo dell’America povera penalizzata dal modello economico americano che con la globalizzazione neoliberale ha raggiunto l’apice della discriminazione sociale. Con un’infanzia difficile e un ambiente sottoculturale votato alle prediche degli evangelici, il giovane Vance riesce ad affrancarsi, forse anche grazie alla fede cristiana, riuscendo ad essere arruolato nel corpo dei Marines grazie al quale ha potuto continuare a studiare, infine laureandosi nel 2013 in diritto presso la prestigiosa università di Yale. A soli 29 anni, la vita di Vance cambiò grazie ad una conferenza nella quale riuscì a intessere un rapporto con Peter Thiel, già potente magnate della Silicon Valley, che divenne il suo mentore, datore di lavoro, sostenitore e che lo convinse a trovare nel cattolicesimo conservatore la fonte di verità. Battezzato a Cincinnati nel 2019, Vance scelse Agostino d’Ippona come santo protettore della sua cerimonia d’iniziazione. Una scelta precisa, intellettualmente motivata perché la chiesa di Agostino è ecclesia permixta, cioè, composta sia da peccatori sia da santi. Una scelta che coincise per Vance con la sua entrata nel trumpismo, movimento in precedenza esecrato. Nella sua autobiografia, Vance ha descritto la teologia cattolica come allineata alle sue idee politiche. Con il sostegno economico di Thiel, nel 2022 Vance ha vinto le primarie repubblicane ed è stato eletto senatore. Nel 2024, probabilmente su suggerimento di Thiel ed altri della Silicon Valley oltre alla potente organizzazione conservatrice Heritage Foundation, viene scelto da Trump come suo vice durante la campagna per le presidenziali. Dal gennaio 2025 è vicepresidente degli Stati Uniti.

JD Vance è un eloquente conservatore cattolico che, oltre ai protocollari incontri di Stato in Italia, vorrebbe incontrare papa Francesco. Una visita durante una Pasqua che per coincidenze di calendario è comune a tutte le fedi cristiane, pochi giorni dopo l’incontro Trump-Meloni, e lo spostamento concordato dei negoziati diretti US-Iran dall’Oman all’Italia, e ancora mentre i negoziati diretti US-Russia avanzano nonostante i tentativi di sabotaggio da parte dei fautori (europei) della prosecuzione della guerra ad oltranza. Una visita che interviene dopo le chiarissime parole pronunciate da JD Vance al summit di Monaco nel quale avvertì gli europei dell’urgente necessità di assumersi le responsabilità economiche ed operative per la propria sicurezza e difesa senza contare sull’ombrello americano, anche sottolineando che il principale nemico dell’Europa non è esterno bensì nasce dall’interno come filiazione ipertrofica del liberalismo democratico. Una visita di JD Vance in Italia che, visto il contesto, ingelosisce altri leader europei che non riescono a contenere l’irrequietezza delle armi nel malcelato intento di nascondere il livore per gli imperi che più non saranno. JD Vance sa bene che l’Italia ripudia la guerra indirizzando le sue armi ad azioni di pace, e che la Santa Sede non ha neppure le armi!

Il prestigioso giornale cattolico francese La Croix[1], scrive che Vance è un cattolico orgoglioso, e come molti convertiti di recente dal protestantesimo non porta con sé il clericalismo: c’è un “orgoglio laico” in quel tipo di cattolicesimo – che non implica una teologia progressista, ma fa parte di un certo populismo ecclesiologico e di una rabbia conservatrice contro la corruzione percepita del sistema ecclesiastico e delle gerarchie clericali. Mentre il cattolico Biden ha stretto relazioni con le gerarchie gesuite americane, avanguardie del progressismo cattolico liberale sulle due coste, JD Vance si è convertito grazie ai suoi colloqui con membri dell’ordine domenicano. La scelta del binomio Agostino – Tommaso d’Aquino per la sua iniziazione cattolica indica che Vance si colloca tra i conservatori, post-liberali, o antiliberali cattolici nella chiesa americana contemporanea. Anche la scelta di sposare con una doppia funzione religiosa una donna figlia di immigrati indiani e di dichiarata fede Hindu conferma la profonda tendenza conservatrice di Vance. Tendenza resa esplicita quando nel 2021 ha dichiarato che “il Regno Unito sotto il Partito Laburista potrebbe essere il primo paese veramente islamista con armi nucleari». 

Vance è un politico e non può danneggiare il suo fascino per i cattolici romani, a cui non piace vedere il papa attaccato. Il populismo di Vance nelle politiche economiche potrebbe convergere con alcuni aspetti della critica di papa Francesco al capitalismo, ma solo a un livello superficiale. Certo, c’è un mare di differenza tra il messaggio di Francesco sull’ambiente e l’immigrazione e il negazionismo di Vance, tipico del Partito Repubblicano di oggi. Il suo cattolicesimo non è il cattolicesimo sociale del XX secolo che presupponeva un ruolo forte per i programmi di governo: Vance è sostenuto dai libertari della Silicon Valley che sanno che trarranno beneficio da una seconda presidenza Trump. Ma in pubblico, Vance ha abbracciato il populismo come risposta contro le politiche neoliberiste a cui il cattolicesimo progressista è stato indifferente per troppo tempo.

Vance è un millennial neo-cattolico in un’America secolarizzata che è ancora il centro dell’Occidente. Abbracciare la fede è una forma di dissenso culturale, un dissenso che, sebbene autentico, può andare d’accordo in un’alleanza con i tecnocrati neopagani e antireligiosi della Silicon Valley che governano il mondo. Il cattolicesimo americano non è più solo il rifugio per gli ideologi conservatori, come lo è stato tra gli anni ’90 e pochi anni fa. Ora è un marchio in vendita, e Vance è arrivato sulla scena politica nazionale e globale anche grazie ai nuovi padroni dell’universo. J.D. Vance potrebbe finire per governare il paese, ma anche contribuire da quel pulpito a cambiare la Chiesa cattolica negli Stati Uniti.

Come sappiamo, papa Francesco, nonostante la malattia, ha voluto ricevere in visita privata la coppia reale britannica, Carlo e Camilla. Una scelta simbolica nelle modalità e politica nella sostanza, in piena crisi di estromissione del rito scozzese da parte di quelli recentemente riammessi tra le colonne di Saint Paul la cui guida è proprio re Carlo. Una scelta che sembra confermare la posizione di scontro di Francesco rispetto a quelle posizioni morali americane impersonate dagli esponenti della destra cattolica americana. “Due visioni morali del mondo in collisione”, hanno scritto Massimo Fagioli e Alberto Melloni richiamando alcuni precedenti storici (1899, 1920) nei quali il papato ha messo in guardia rispetto all’”Americanismo”.

Vista la posizione del papa è evidente che Francesco non possa in alcun modo tollerare (e forse neanche perdonare) ipotesi di creazione di una “chiesa cattolica trumpiana”. Il 12 febbraio scorso, papa Francesco ha inviato una lettera a tutti vescovi cattolici americani. Rispetto a simili azioni papali del passato, oggi papa Francesco “sta fondamentalmente chiedendo ai cattolici statunitensi di ricordare quale sia la vera essenza dell’America (what America is about)”. E questo, scrive Fagioli, è un interessante colpo di scena della storia.

 

[1] https://international.la-croix.com/opinions/jd-vances-catholicism-theological-profile-of-trumps-heir-apparent

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  • Redazione

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