
Nell’ambito delle guerre in corso in Europa e in Medioriente, c’è un filo conduttore che concerne una questione teologica, tra Occidente e Oriente, irrisolta e in principio certamente irrisolvibile (!), che dura da circa due millenni (https://it.m.wikipedia.org/wiki/Filioque). E meglio nota come la questione del “Filioque”.
Dietro alla quale, evidentemente, come scrive Arrigo Petacco, nel suo splendido saggio dal titolo “La guerra dei mille anni”: “In realtà le questioni teologiche adombra(va)no il vero contrasto che è(ra) squisitamente temporale”. Così che, mentre a Roma il capo della Chiesa cattolica, in quanto universale, si pone da sempre quale capo di una religione e di uno stato; a Bisanzio, il capo della Chiesa ortodossa, greco-bizantina, si pone da sempre quale capo di una religione sotto però l’autorità del capo dello stato. Cosa che, più di recente, ha riguardato anche il rinnovato accordo per l’elezione dei vescovi romani in terra cinese tra Francesco e il capo di stato del “celeste impero”.
Questa controversia, ininterrotta, solo e soltanto politica (!), ha connaturato le relazioni intercorse, in generale, tra stati dell’Occidente e stati dell’Oriente, come si diceva, nel corso degli almeno ultimi duemila anni circa.
Ovvero una relazione che, pur se nell’ambito di una visione teologale “cristiana”, ha riprodotto costantemente un conflitto e quindi una divisione mediante la questione, ripetiamo irrisolta e in principio irrisolvibile (!), del “Filioque”.
E allora, nell’attualità delle due guerre principali e non solo, nell’ottica di un nuovo ordine mondiale, possiamo pensare che la questione “ideale” in sé risalga ancora al fondamento della divisione tra le tre grandi religioni monoteistiche: ebraismo, cristianesimo e islamismo. L’accusa, la stessa, rivolta dalla prima e dalla terza al cristianesimo riguarda la forma propriamente assunta del “politeismo”, secondo cui il dogma della Trinità rappresenta un culto politeista, e non monoteista, relativo a un Dio non uno ma, per l’appunto, trino.
Seguendo questo sentiero della storia, certamente più ampio, gli odierni e da tempo preannunciati “Patti di Abramo” potrebbero di fatto ricondurre la narrazione e l’interpretazione alla radice comune delle stesse tre religioni, e cioè all’interpretazione, exoterica (non esoterica) e tradizionalista, dei testi veterotestamentari e coranici.
L’annuncio di ieri di Netanyahu di voler consegnare la striscia di Gaza agli Arabi, la confessione ortodossa assunta da Putin prima del conflitto russo-ucraino, e infine i patti politici reciproci, cioè la realtà (!) delle relazioni tra Usa, Cina Russia, Israele, Paesi arabi e altri verrebbe quindi rappresentata dalla più antica tradizione narrativa e interpretativa, comune alle tre religioni, della realtà ovvero ciò che conta davvero.
E questo, per mezzo soprattutto della scienza e della tecnica del machine learning, che ha restituito e restitisce le narrazioni ideali alla realtà dei fatti. Com’è giusto che sia.





