
di Sergio Restelli
L’idea di una “Mama Claus”, una figura femminile che affianca o sostituisce Babbo Natale, potrebbe sembrare a prima vista un’idea divertente, quasi una trovata pubblicitaria per rendere più vivace e moderna una tradizione consolidata.
Ma, scavando più a fondo,emerge un dibattito più ampio che tocca corde delicate:
tradizione contro innovazione,radici culturali contro il bisogno di rappresentare una società sempre più diversificata e attenta all’inclusività.
UNA SVOLTA MODERNA O UN’ECCESSIVA RILETTURA?
Il tema divide.
Da un lato, c’è chi accoglie “Mama Claus”come una ventata di freschezza,un simbolo del progresso e dell’equità di genere.
Perché non immaginare una figura femminile che incarna lo stesso spirito di generosità e magia?
Viviamo in un’epoca in cui i ruoli tradizionali vengono costantemente messi in discussione, e l’arrivo di “Mama Claus”può essere visto come un tentativo di allineare una tradizione secolare ai valori moderni.
Dall’altro lato, però,non mancano le critiche:
molti temono che questa sia un’ulteriore spinta verso una “deriva woke”, come l’hanno definita certi tabloid, un cambiamento percepito da alcuni come forzato e persino inutile. Babbo Natale, o Santa Claus,non è mai stato concepito come una figura con una connotazione di genere che escludesse le donne.
È piuttosto un simbolo universale della bontà e della generosità.
Perché reinventarlo quando già funziona?
La figura di Babbo Natale ha radici profonde che affondano nella cultura cristiana e folcloristica europea.
È l’evoluzione di San Nicola, un vescovo vissuto nel IV secolo, noto per la sua generosità verso i bambini e i poveri.
Con il passare dei secoli, il personaggio si è trasformato in un’icona commerciale globale, ma ha sempre mantenuto quell’immagine rassicurante e familiare del “vecchio uomo buono”.
Tuttavia, è anche vero che ogni tradizione si evolve.
L’immagine moderna di Babbo Natale come lo conosciamo oggi panciuto, barbuto, vestito di rosso è in realtà il prodotto di una rilettura culturale americana, popolarizzata nel XIX secolo e, in parte, consolidata dalla pubblicità della Coca-Cola negli anni ’30.
Se siamo stati capaci di accogliere questi cambiamenti senza drammi, perché non accettare una reinterpretazione femminile?
IL RUOLO DELLA DONNA NELLE FESTE
Il concetto di “Mama Claus” potrebbe anche riflettere un’esigenza sottile, ma reale,di dare maggiore visibilità alle donne nelle narrazioni legate al Natale. Perché Babbo Natale è sempre stato l’unico protagonista?
In fondo,ogni grande uomo ha bisogno di un’alleata altrettanto grande.
E chi dice che non sia il momento per “Mamma Natale” di prendersi un po’ di luce?
In una società in cui le donne sono ancora sottorappresentate in molti ruoli di potere e visibilità,l’introduzione di un personaggio femminile positivo può contribuire a una narrazione più inclusiva.
Pensiamo ai bambini:
vedere una figura femminile nella stessa posizione di potere e magia di Babbo Natale può avere un impatto profondo,aprendo la strada a nuove prospettive e aspirazioni.
Tuttavia,il rischio di polarizzare il discorso esiste.
C’è chi teme che queste iniziative possano trasformarsi in gesti superficiali, dettati più dalla moda del momento che da un autentico desiderio di cambiamento.
La “wokeficazione”, come la chiamano i detrattori,rischia di diventare una caricatura:
una corsa a riscrivere ogni simbolo culturale senza considerare il contesto o il valore originale.
Altri, invece, trovano l’idea di “Mama Claus” non solo superflua,ma addirittura destabilizzante per i più piccoli. Babbo Natale è una figura simbolica che accompagna i bambini per anni,un’icona di stabilità e magia.
Introdurre un’alternativa potrebbe confondere più che ispirare, trasformando una tradizione rassicurante in un terreno di polemica.
Il Guardian scherza su questa “rivoluzione natalizia”, immaginando una Mama Claus che lavora duramente mentre Babbo Natale “si sveglia dal torpore e si prende tutto il merito”.
È un’immagine ironica, certo, ma che riflette anche una verità simbolica:
spesso, nelle storie e nella vita, il ruolo delle donne resta invisibile,non riconosciuto.
Forse “Mama Claus” è proprio un modo per dire: guardate, anche noi siamo qui, pronte a portare magia e felicità.
La domanda finale resta aperta:
questa “Mama Claus” sarà una nuova tradizione che arricchirà il Natale, o un esperimento che si spegnerà con il tempo?
Dipenderà da come sarà accolta e, soprattutto, da come verrà narrata.
Perché le tradizioni non muoiono per innovazione:
muoiono quando smettono di parlare alle persone,quando non riescono più a emozionare e unire.
Se “Mama Claus” riuscirà a portare nuova linfa alla magia del Natale, senza snaturarne l’essenza, allora potrebbe essere una svolta moderna positiva.
Ma se diventerà solo un’arma per polarizzare ulteriormente il dibattito culturale, allora rischieremo di perdere di vista ciò che conta davvero:
il messaggio universale di generosità e amore che il Natale rappresenta.
Io, da parte mia, mi sento affascinato dall’idea di vedere una Mamma Natale entrare nelle case con lo stesso sorriso di Babbo Natale.
Forse non è una rivoluzione culturale, forse è solo una piccola, graziosa aggiunta a una festa che,in fondo,ha sempre parlato di famiglia, uguaglianza e inclusione.





