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LA SPORCA GUERRA DELLA PERFIDA ALBIONE

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Operazione “Spiderweb”: un attacco simultaneo e senza precedenti, diretto contro 5 basi aeree russe che ospitano bombardieri Tupolev Tu-95 e Tu-22M, è stato condotto ieri in profondità da droni ucraini quadricotteri trasportati, occultati e lanciati da camion contro obiettivi situati fino a oltre 8mila chilometri dal confine tra Russia e Ucraina.

Il Servizio di sicurezza interna ucraino (SBU) ha rivendicato l’operazione contro l’aviazione strategica russa che avrebbe distrutto “il 34 per cento dei vettori missilistici da crociera strategici presso i principali aeroporti russi”. In precedenza l’SBU aveva riferito che nell’operazione “sono stati distrutti 41 bombardieri”. Cifre improbabili. 

(Per l’analisi dei dati accertati in base a fonti Osint vedi l’articolo di Frumentarius).

Attacco ucraino secondo ISWSpiderweb

L’operazione, preparata da oltre un anno e mezzo, sembra aver visto l’occultamento di molti droni sotto tettoie di case prefabbricate in legno prima di venire armati e caricati a bordo di container imbarcati su camion per raggiungere la prossimità degli obiettivi.

Secondo quanto riferito da fonti dei servizi, il presidente ucraino e comandante supremo delle forze armate ucraine, Volodymyr Zelensky ha supervisionato personalmente l’operazione. L’idea è stata messa in pratica dal capo del Servizio di sicurezza dell’Ucraina, Vasyl Malyuk, e dal personale del servizio.

Come fa notare Analisi Difesa, “non è la prima volta che attacchi contro obiettivi militari situati in territorio russo vengono effettuati con droni decollati dall’Ucraina o da pochi chilometri di distanza dagli obiettivi. In una guerra che è anche civile e vede russi e ucraini mischiati da molte generazioni non è difficile per Kiev disporre di propri agenti e sostenitori in territorio russo e per Mosca poter contare su fiancheggiatori e partigiani nei territori controllati dagli ucraini”.

In queste considerazioni stanno due interrogativi fondamentali: perché proprio ora, visto che tutto era pianificato da oltre un anno e mezzo e come è possibile che si sia costituita una struttura di agenti infiltrati e ben coperti, capace di introdurre droni, costruire case di legno, attrezzare camion, condurre un’operazione di grande impatto e sfuggire alla cattura.

Le due domande hanno una possibile risposta nelle logiche del Regno Unito, che si discostano nettamente da quelle degli Usa di Donald Trump e nelle operazioni segrete inglesi attuate in Ucraina.

Un’inchiesta recente del Times ha portato alla luce un coinvolgimento britannico in operazioni segrete, con un impegno militare e di intelligence di alto livello.

The Times afferma che, a differenza degli Usa, il Regno Unito ha mantenuto piccole squadre di ufficiali militari all’interno dell’Ucraina e che questi militari avrebbero pianificato attacchi di rilievo, come quello al ponte di Kerch e anche della controffensiva del 2023 (peraltro fallita).

Il capo dell’MI6, Sir Richard Moore, ha pubblicamente riconosciuto il contributo della Gran Bretagna alle operazioni occulte a sostegno della resistenza ucraina. Il governo britannico ha dichiarato pubblicamente di continuare a condividere l’intelligence con l’Ucraina.

I servizi ucraini hanno detto che le persone che hanno predisposto l’operazione speciale sono tornate in Ucraina da molto tempo. Quindi, sempre secondo le fonti ucraine, se “Putin dovesse arrestare qualcuno, si tratterebbe dell’ennesima messinscena rivolta al pubblico nazionale”.

Volodymyr Zelensky, in un messaggio ha detto: “Possiamo affermare con sicurezza che si tratta di un’operazione assolutamente unica. La cosa più interessante – e possiamo già dirlo pubblicamente – è che la ‘sede’ della nostra operazione sul territorio russo si trovava proprio accanto al dipartimento dell’FSB russo, in una delle sue regioni”.

“Durante la fase di preparazione – ha spiegato Zelensky – i nostri uomini hanno operato in diverse regioni della Russia, in tre fusi orari. Ma alla vigilia dell’operazione sono stati portati fuori dalla Russia e ora sono al sicuro”.

Rivista Italiana Difesa sostiene che “si tratta di un’operazione che non ha probabilmente eguali nella storia, e che richiama per pianificazione, sofisticazione e preparazione logistica l’operazione israeliana dei cercapersone. Un attacco a sorpresa e uno shock per i Russi che ricorda Pearl Harbor”.

Un modo evidentemente per far scattare una risposta durissima di Mosca, senza la quale lo stesso Putin potrebbe avere problemi al suo interno. Chi ha pianificato l’operazione punta ad un’esplosione di un conflitto più ampio.

“La cosa più incredibile è come è stata condotta l’operazione – prosegue l’analisi della rivista diretta da Pietro Batacchi –  circa 100 droni FPV sono decollati da dei doppifondi nel tetto di container trasportati da autocarri nei pressi delle basi aeree; per il loro controllo e per la trasmissione delle immagini sembra sia stata utilizzata la rete telefonica russa, mentre per riconoscere e colpire i bersagli sono stati impiegati algoritmi di intelligenza artificiale, con gli FPV che hanno dunque agito in totale autonomia (anche perché guidare direttamente un numero così elevato di droni all’interno del territorio russo sarebbe risultato piuttosto complicato). Ricordiamo che gli Ucraini investono ormai da oltre un anno in sistemi di guida a base IA per i droni per resistere al jamming russo e hanno dunque un ottimo expertise nel settore (anche grazie al supporto statunitense). Al momento resta da chiarire come tali container carichi di FPV siano entrati in territorio russo. Non è da escludere che gli stessi droni siano stati prodotti e assemblati direttamente in Russia; incrociando alcune fonti, è emerso infatti che i sistemi potrebbero essere stati fabbricati in un magazzino nell’Oblast di Celjabinsk, al confine con il Kazakistan.Dalle immagini sembra che ogni container contenesse circa una ventina di droni, e sarebbero dunque stati impiegati almeno 5 autocarri (uno per base). I camion, dopo aver rilasciato gli sciami di droni sono stati fatti esplodere con un meccanismo di autodistruzione. I servizi ucraini hanno rivendicato l’attacco e hanno dichiarato di aver colpito oltre 40 velivoli, mentre la pianificazione dell’operazione sarebbe andata avanti per oltre 1 anno e mezzo”.

Analisi Difesa, l’altra rivista che analizza gli avvenimenti militari e geostrategici, in un articolo di Gianandrea Gaiani afferma: “La Gran Bretagna resta quindi il maggiore indiziato per il supporto satellitare e d’intelligence necessario a pianificare e portare a compimento l’attacco alle 5 basi la cui complessità si evince che dalla considerazione che a quanto sembra solo in due basi gli ucraini sono riusciti a conseguire successi. Ma su Londra aleggia anche il sospetto di aver complottato con Zelensky (la cui sicurezza, insieme a quella dei palazzi del potere a Kiev, è garantita da un migliaio di contractors britannici) per minare la ripresa delle relazioni tra Washington e Mosca e sabotare i colloqui di Istanbul e l’intero impianto negoziale”.

C’è stato, guarda caso, un tentativo di Kiev di coinvolgere gli Stati Uniti in questo attacco strategico portato a vettori aerei che fanno parte del deterrente nucleare di Mosca, con l’evidente intento di condizionare la postura di Trump sul conflitto. Un anonimo funzionario ucraino citato da Axios ha riferito che il presidente americano Donald Trump è stato informato da Kiev in anticipo rispetto all’operazione militare contro le basi aeree. Durissima la risposta dell’Amministrazione Trump. CBS News, citando fonti interne all’amministrazione, ha riferito che la Casa Bianca non è stata informata degli attacchi pianificati dall’Ucraina contro gli aeroporti militari russi. Axios ha dovuto rettificare il suo articolo indicando che l’Ucraina non ha informato l’amministrazione Trump dei suoi piani di attaccare le basi aeree russe con i droni.

Marco Rubio e Sergei Lavrov si sono sentiti al telefono nelle scorse ore probabilmente proprio per scongiurare una crisi bilaterale ed è probabile che si siano parlati anche i capi di Stato maggiore Difesa. Meglio infatti non dimenticare che l’attacco a uno degli assetti delle capacità strategiche nucleari costituisce in termini di dottrina un motivo per ricorrere alla risposta atomica.

Il Progetto Alchemy per mantenere l’Ucraina in guerra

E qui torniamo al Times, all’Inghilterra e al Progetto Alchemy.

Secondo The Grayzone, un sito web di notizie indipendente che produce giornalismo investigativo, le fughe di notizie rivelano una cellula militare britannica segreta che complotta per “mantenere l’Ucraina in guerra”.

https://thegrayzone.com/2024/11/16/uk-plot-keep-ukraine-fighting/

I documenti trapelati dimostrano, secondo The Grayzone, che alti esponenti dell’esercito britannico hanno cospirato per compiere l’attentato al ponte di Kerch, addestrare segretamente le forze stay-behind in Ucraina e preparare l’opinione pubblica britannica a un calo del tenore di vita causato dalla guerra per procura contro la Russia.

Riunita sotto la direzione del Ministero della Difesa britannico subito dopo l’invasione russa dell’Ucraina nel febbraio 2022, la cellula si autodefinì Progetto Alchemy.

La cellula, secondo Grayzone, presentò una serie di piani “per mantenere l’Ucraina in guerra” imponendo “dilemmi strategici, costi e attriti alla Russia”.

Le fughe di notizie ottenute da The Grayzone “svelano una mano nascosta dietro la politica britannica in Ucraina, mostrando con insolita granularità i dettagli con cui ha cercato di organizzare una guerra lunga e logorante attraverso operazioni segrete che hanno superato i limiti della legalità. I piani proposti dal Progetto Alchemy abbracciavano ogni possibile campo di battaglia, dagli attacchi informatici alle “operazioni discrete” fino al terrorismo vero e proprio”.

Ed eccoci al punto focale.

Alchemy prevedeva anche la creazione di un esercito segreto di combattenti partigiani ucraini per compiere missioni di assassinio, sabotaggio e terrore dietro le linee nemiche. 

https://thegrayzone.com/2022/11/03/british-spies-terror-army-ukraine/

Secondo i documenti esaminati da The Grayzone, una società militare privata britannica chiamata Prevail Partners è stata incaricata di reclutare e addestrare i combattenti partigiani ucraini segreti. Prevail è stata fondata da veterani delle forze speciali, tra cui l’ex generale di brigata dei Royal Marine e comandante dello Special Boat Service Justin Hedges.

Per saperne di più sul Progetto Alchemy sono interessanti le analisi di Roberto Mazzoni, giornalista italiano, ora cittadino Usa, che ci informa dalla Florida:

https://mazzoninews.com/2024/11/30/progetto-alchemy-parte-1-intrigo-diabolico-mn-304/

https://mazzoninews.com/2024/12/03/progetto-alchemy-parte-2-nazificazione-delleuropa-mn-306/

https://mazzoninews.com/2025/03/28/progetto-alchemy-parte-3-mn-320-lesercito-segreto/

https://mazzoninews.com/2025/04/08/progetto-alchemy-parte-4-mn-321-il-piano-completo/

Quale sia l’obiettivo di Alchemy lo dice in sintesi Roberto Mazzoni: “L’obiettivo di Alchemy è continuare ad attaccare la Russia fino a quando Putin non sarà sufficientemente indebolito da non poter più mantenere la propria posizione e si potrà quindi creare un cambio di regime in Russia. Questo perché la Russia è oggi il Paese con il maggior patrimonio naturale e si stima che le sue risorse, anche non completamente sviluppate, possano valere 73 trilioni di dollari, circa il doppio del livello di indebitamento del governo statunitense. L’idea è che, avendo a disposizione queste risorse, magari anche in modo indiretto, quindi non invadendo la Russia direttamente, ma suddividendola in pezzetti e controllandola a distanza mediante strumenti finanziari […], tanto l’Europa quanto la Gran Bretagna possano resuscitare i propri sistemi monetario e finanziario, fallimentari, e diventare una nuova superpotenza economica e finanziaria in competizione con la Cina e con gli Stati Uniti”.

Torniamo alle rivelazioni del Times.

Secondo il Times, nel 2023, durante la tanto attesa “offensiva di primavera” ucraina, un’operazione chiave fu chiamata “Wallace”, in onore dell’allora segretario alla Difesa britannico Ben Wallace. Soprannominato “l’uomo che ha salvato Kiev” da fonti militari ucraine, Wallace è stato determinante nel fornire armi come i missili anticarro NLAW e i missili da crociera Storm Shadow. Il Regno Unito non si è limitato a fornire equipaggiamenti: truppe britanniche sono state inviate in segreto per addestrare i soldati ucraini e adattare gli aerei da combattimento alle nuove armi.

L’inchiesta rivela che, dietro le quinte, i vertici militari britannici – guidati dall’ammiraglio Sir Tony Radakin, dal generale Sir Roly Walker e dal generale Sir Charlie Stickland – sono stati considerati dagli ucraini il “cervello” della coalizione. In particolare, sotto l’operazione segreta Scorpius, il Regno Unito ha mediato tra Washington e Kiev quando i rapporti tra Stati Uniti e Ucraina rischiavano di collassare, soprattutto durante l’offensiva del 2023, che non produsse i risultati sperati.

L’inchiesta sottolinea anche il ruolo di intelligence del generale Sir Jim Hockenhull, che ha fornito dati cruciali sui movimenti russi, dando all’Ucraina un vantaggio tattico contro un nemico numericamente superiore.

“In un gioco di ombre e segreti, dunque – commenta InsideOver – il Regno Unito si rivela l’architetto «nascosto» della guerra ucraina, orchestrando un sostegno ben più profondo di quanto ammesso ufficialmente”.

Autore

  • Silvano Danesi

    Silvano Danesi, laureato in Filosofia all’Università Statale di Milano. Dopo la laurea ha seguito studi storici e antropologici, ha pubblicato diversi saggi di storia, antropologia e massoneria, e ha tenuto varie conferenze e seminari.

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