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LA SPESA PUBBLICA, IL DEBITO ENORME E LO SPREAD, CHI E’ SENZA PECCATO…

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di Giuseppe Augieri
 
Lo spread supera quota 200. Ma la realtà è un po’ più dolorosa. Perché i bund tedeschi hanno aumentato il loro rendimento. Poiché lo spread è la differenza tra quel rendimento e quello dei titoli nostrani, l’aumento degli interessi che noi dobbiamo pagare ha avuto una doppia spinta in su. Più alta la base, più alta la differenza. Infatti per noi sono al 5%, il maggiore dal 2012.
 
Prima che imbarazzanti chiacchiericci sulla capacità del Governo si prendano la scena – con il M5S a fare da protagonista nelle più eclatanti “affermazioni non pertinenti”, come sta già facendo da settimane – un primo giudizio sulla politica economica impostata con il NADEF credo vada costruito proprio in funzione dell’aumento dello spread. Perché è evidente che il suo aumento testimonia del timore degli investitori internazionali che il rallentamento dell’economia italiana, trainata dalla deflazione europea e soprattutto dalla recessione della Germania (PIL a -0,6 a fine anno) che è il maggior nostro mercato di esportazione, possa esasperarsi.
 
L’aver definito, da parte del Governo, la normativa per prossimo bilancio prevedendo ed utilizzando l’aumento del debito pubblico dal 4,5 al 5,3%, aggrava questa situazione. Eppure, se queste risorse saranno davvero utilizzate per aumentare il reddito disponibile, la ripresa della domanda interna potrebbe avere buoni effetti e tranquillizzare la finanza, che ha visto con preoccupazione soprattutto la caduta dei consumi in Italia. La Germania ha seguito questa strada: per essa la previsione di crescita per il 2024 è ottima. Sommessamente suggerisco che il suo rilancio dei consumi interni non è una buona notizia per l’Italia.
 
Contestare questa scelta, o considerarla non sufficiente, non mi sembra il modo giusto per approcciare il delicatissimo problema che abbiamo di fronte. Le critiche – sono necessarie ed è giusto farle – devono a mio parere riguardare due aspetti: evitare che questa maggiore disponibilità di reddito si trasformi in un riscaldamento dell’inflazione; aumentare la spesa in investimenti di opere pubbliche e di incentivi alla produzione. Quest’ultimo obiettivo da perseguire, ovviamente, non con altro debito ma con una revisione della spesa corrente improduttiva, l’oramai famosa spending revue, stavolta fatta seriamente. L’attuazione corretta del PNRR, riforme comprese, è la strada.
 
Nelle proposte del Governo vedo molto poco dell’uno e dell’altro. Nelle prime contestazioni dell’opposizione quasi nulla. Le reciproche polemiche sul contributo del superbonus al peggioramento dei conti pubblici, se il tutto viene da problemi ereditati o meno e su altre amenità, non producono alcun risultato. Ma giganteggiano. La pesca dello spot prima su tutto.
Perciò io intanto andrò a fare la spesa a Esselunga.

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  • Redazione

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