
Un pezzo del PD, quello oggi riconoscibile per essere felice di aver appaltato la propria politica a Conte, resta coerente: no alla separazione delle carriere.
E via le nozze con i 5Stelle. Per altri pezzi della “sinistra che più sinistra non si può”, non c’è problema: loro votano no e dopo chiedono su cosa hanno votato.
Un altro pezzo del PD, non sfavorevole tempo fa, si barcamena con qualche punta di imbarazzo per spiegare perché, ”a prescindere” dall’aver o meno cambiato opinione, si unisce ad un no che dichiara impossibile da rifiutare: solo oggi e perché diventa difficile spiegarlo e tanto difficile che persino Renzi, che come oratore non è niente male, non riesce nel suo scopo.
Parlo ovviamente della separazione delle carriere.
L’indipendenza della magistratura, no meglio la stessa democrazia, sono in pericolo. Ricordo ai distratti che la separazione delle carriere è ordinamento vigente in Spagna, Germania, Svezia, Portogallo, Inghilterra, Stati Uniti, Australia, Canada, Nuova Zelanda, India, Giappone, e altri Paesi dove la democrazia non mi sembra essere a rischio.
E taluni di questi Paesi non hanno, some supporto, il nostro articolo 101 della Costituzione che toglie ogni dubbio e conferma l’impossibilità di mettere in discussione l’autonomia dei giudici.
La non separazione delle carriere è un fatto raro: in ogni caso assieme all’Italia, la non separazione riguarda Turchia, Bulgaria e Romania e pochi altri.
Qualcuno ha scritto: inquietante e triste compagnia. Già.





