
Antony Blinken è appena tornato dalla Cina, dove ha cercato di riallacciare i rapporti di dialogo con il Dragone.
Lo stesso Blinken, che degli Usa è il segretario di Stato, non l’ultimo dei funzionari, ha espresso recentemente un’apertura ad una mediazione diplomatica cinese in relazione alla guerra in Ucraina.
Il professor Jeffery Mankoff, del Center for Strategica Research alla National Defense University statunitense, ha dichiarato a Limes (5/23) che dopo aver trattato sprezzantemente i 12 punti della Cina per una pace o una tregua in Ucraina, ora gli Usa ci hanno ripensato. “Se Pechino ha intenzione di giocare un ruolo significativo, non abbiamo niente da perdere”.
Chi ha molto da perdere, evidentemente, è proprio Joe Biden, il quale, dopo che suo figlio si è dichiarato colpevole di reati fiscali, deve allontanare da sé il sospetto che i soldi arrivati al figlio e alla famiglia dalla Cina e dalla Russia lo abbiano coinvolto. E anche quello, di sospetto, del quale lo accusano i Repubblicani, di aver intascato da un oligarca ucraino cinque milioni di dollari, facendo la cresta sugli aiuti a Kiev quando era il vicepresidente di Obama.
Così, dopo aver dato del macellaio a Putin, ora ha dato del dittatore a Xi Jinping, mandando a gambe all’aria qualsiasi tentativo di dialogo.
Che i Democratici americani siano dei guerrafondai lo dice la storia, ma che si arrivi alla schizofrenia politica in tempo reale non si era mai visto.
Veniamo ai fatti.
Biden ha dato del dittatore a Xi Jinping durante un evento per una raccolta fondi elettorale in California, commentando la vicenda dei palloni spia cinesi abbattuti sui cieli americani poco dopo la missione del segretario di Stato Usa, Antony Blinken, per ricucire i rapporti bilaterali.
“Il motivo per cui Xi Jinping si è molto arrabbiato quando ho fatto abbattere quel pallone con due vagoni pieni di equipaggiamento di spionaggio – ha detto Biden – è che non sapeva che fosse lì. No, sono serio. Quello è il grande imbarazzo per i dittatori, quando non sanno cosa è successo. Non doveva andare dov’era. È stato portato fuori rotta attraverso l’Alaska e poi giù attraverso gli Stati Uniti e lui non lo sapeva. Quando è stato abbattuto era molto imbarazzato e ha negato che fosse anche lì. Ora siamo in una situazione in cui vuole avere di nuovo una relazione. Antony Blinken è appena andato laggiù. Ha fatto un buon lavoro e ci vorrà del tempo”, ha proseguito il presidente americano aggiungendo che bisogna preoccuparsi della Cina ma non troppo perché “ha reali difficoltà economiche”.
Delirio.
A dire il vero chi non si era accorto dei palloni che viaggiavano sui cieli americani era proprio lui, il Biden sempre più evidentemente in difficoltà cognitive.
Biden ha rivelato che “quello per cui Xi era veramente arrabbiato era che io insistessi perché unissimo il cosiddetto Quad. Mi ha chiamato e mi ha detto di non farlo. Perché lo stava mettendo in difficoltà. Non stiamo cercando di circondarti, gli ho detto, stiamo solo cercando di assicurarci che le linee aeree e marittime internazionali rimangano aperte. Così ora abbiamo India, Australia, Giappone e Stati Uniti che lavorano fianco a fianco nel Mar Cinese Meridionale”.
Non si è fatta attendere la risposta di Pechino. La portavoce del ministero degli Esteri Mao Ning, nel corso del briefing quotidiano, ha detto che i giudizi di Joe Biden sono “assurdi e irresponsabili” e violano la “dignità politica della Cina”.
Poco prima, Yang Tao, direttore generale del Dipartimento per gli Affari nordamericani e dell’Oceania del ministero degli Esteri cinese, ha detto che Cina e Stati Uniti hanno raggiunto accordi su cinque fronti durante la visita a Pechino di due giorni conclusasi lunedì da parte del segretario di Stato americano Antony Blinken.
In una conferenza stampa, Yang ha riferito che, in primo luogo, le parti attueranno le intese comuni raggiunte dai presidenti Xi Jinping e Joe Biden a Bali – nell’incontro a margine del G20 di novembre 2022 – al fine di “gestire efficacemente le divergenze e di promuovere il dialogo, gli scambi e la cooperazione”.
In secondo luogo, hanno riferito i media statali, Cina e Usa hanno concordato di mantenere interazioni “di alto livello”.
Blinken ha invitato il suo omologo “Qin Gang a visitare gli Stati Uniti e Qin ha espresso la sua disponibilità ad effettuare la visita in un momento reciprocamente conveniente”.
Al terzo punto Yang ha riferito che c’è l’impegno a continuare a portare avanti le consultazioni “sui principi guida delle relazioni bilaterali”.
Al quarto punto, invece, le parti continueranno a portare avanti le consultazioni attraverso il gruppo di lavoro congiunto per affrontare questioni specifiche nelle relazioni.
Infine, Cina e Usa hanno concordato di incoraggiare più scambi interpersonali ed educativi e hanno avuto discussioni positive sull’ipotesi di aumentare i voli passeggeri tra i due Paesi. In quest’ambito, c’è la volontà di procedere a più visite reciproche di studenti, accademici e uomini d’affari, fornendo a tal proposito supporto e facilitazioni.
Il problema è: cosa accade nell’Amministrazione Biden? Biden c’è o ci fa? Chi comanda a Washington?
Che la più grande potenza militare del mondo stia soffrendo di schizofrenia è del tutto evidente e forse, più che ricandidarsi, Biden dovrebbe farsi da parte, una volta per tutte, per la salvaguardia dell’Occidente e degli stessi interessi degli Usa.





