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LA RIFORMA NORDIO

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di Gianvito caldararo

Segnali timidi e polemiche audaci. A ben vedere il pacchetto di norme presentate dal ministro Nordio, sono dei segnali timidi di riforma della giustizia, anche se importanti. La decisione che ha suscitato le critiche più roventi e velenose è quella dell’abolizione del reato di abuso d’ufficio. Clamore suscitato dal fatto che si attendeva una sua ulteriore più stringente ed ennesima riformulazione, ma non la sua abrogazione. Tra l’altro, in Parlamento non sono state mai presentata proposte di legge di abrogazione “tout court ” del reato di abuso d’ufficio.
L’abrogazione ha fatto dire al sindaco di Pesaro, Matteo Ricci ( PD), che “l’abolizione del reato di abuso d’ufficio è una nostra vittoria”. Faceva seguito la dichiarazione del vice presidente dell’Anci (Associazione Nazionale Comuni Italiani), Roberto Pella, : “E’ finito un incubo”. Mentre, il presidente nazionale dell’Anci e sindaco di Bari, Antonio Decaro, dichiarava: “E’ un serio problema per i sindaci”, ma facendo intendere che da parte dell’Anci non è stata mai avanzata l’abrogazione dell’articolo 323 del codice penale. A chiarire la posizione dei sindaci è intervenuto anche il sindaco di Bologna, Matteo Lepore, il quale ha affermato: “Insieme ad Anci non chiedevamo la cancellazione dell’intero reato ma una semplice manutenzione, una sua riscrittura”. Per i sindaci non risultava sufficiente quella operata col il D.L. n. 76 -convertito in legge n. 120 del 2020.
Sicuramente è un segnale timido, anche se spinoso, quello delle intercettazioni, che non vengono né abolite e né limitate, ma il provvedimento mira a tutelare i terzi che sono estranei all’indagine. L’obiettivo è quello di evitare che le loro conversazioni finiscano in atti di indagini destinati alla divulgazione. In concreto significa potranno essere pubblicati sui giornali o nei siti solo quelle il cui contenuto siam”riprodotto dal giudice nella motivazione di un provvedimento o utilizzato nel corso del dibattimento”.
Questo significa che dovranno essere stralciati dai brogliacci e dai loro provvedimenti i riferimenti a persone terze comunque estranee alle indagini. Eppure, una norma, di così chiaro e lineare buon senso, ha fatto gridare che si è in presenza di “bavaglio alla informazione”. A tal proposito, l’avv. Gian Domenico Caiazza, presidente delle Camere penali, ha detto che “chi strepita di bavaglio sfida temerariamente il senso del ridicolo”.
Il ministro Nordio, ha detto che la norma in parola serve a “tutelare il cittadino ed evitare la gogna mediatica”. Altro argomento “caldo” della riforma di Nordio, è la introduzione del divieto di impugnazione per il Pubblico Ministero delle sentenze di assoluzione. Una limitazione riservata ai reati meno gravi, riguardo la qualee si tratta di incidere su un numero di casi molto limitato. Una introduzione di un certo rilievo a sfondo  garantista” è rappresentato dal “contraddittorio”, cioè la introduzione obbligatoria di un “contraddittorio preventivo” con la persona per cui il pubblico ministero ha chiesto una misura cautelare.
In concreto il pubblico ministero, salvo i casi nei quali c’è il rischio di fuga o di inquinamento delle prove, dovrebbe depositare tutti gli atti insieme alla richiesta di misura cautelare in modo che l’indagato possa vederli da subito e fornire, eventualmente, i doverosi e necessari chiarimenti.
Un’altra modifica è quella che sulla custodia cautelare, non sarà più il solo GIP (Giudice Indagini Preliminari) a decidere ma un collegio di tre giudici. Ma tale norma entrerà in vigore tra due anni, quando saranno assunti alcune centinaia di magistrati, con tempi più ristretti per i concorsi. Attualmente, dalla prima prova scritta e fino all’assunzione, passano mediamente dai 4 ai 5 anni, un vero tempo biblico.
La Meloni, aveva invitato tutti ad abbassare i toni e avviare un confronto sereno. Invece, è scoppiata un violento scontro tra il ministro Nordio e l’ Associazione Nazionale Magistrati. Il ministro Nordio, ha sostenuto che l’interlocutore è il Consiglio Superiore della Magistratura e non l’ANM (Associazione Nazionale Magistrati), sostenendo che quelle dell’ANM sono delle “interferenze”, cioè interventi in un ambito di altrui competenze.
Albamonte, segretario della corrente Area, ha detto che Nordio è un “autoritario altro che liberale”. Ma coloro che sono contrari alla riforma hanno sollevato il problema del rapporto con L’Unione Europea, la quale si accinge, come sottolinea la segretaria del PD, Elly Schlein, ad approvare una direttiva con la quale stabilisce che per la lotta alla corruzione ci sia anche l’abuso d’ufficio.
Qualcun altro, ha fatto presente che con l’abrogazione dell’abuso d’ufficio, si rende più difficile con la Commissione Europea ogni negoziazione sul Piano Naionale per la Ripresa e la Resilienza. E a tal proposito, è giunto a cesellare il tutto e con raffinata attenzione, il pensiero della Presidente della Corte Costituzionale, la dr.ssa Silvana Sciarra, la quale afferma “l’indiscutibile supremazia del diritto comunitario su quello nazionale, ricorda al governo il principio di indipendenza e autonomia della magistratura e, soprattutto, invoca il metodo dell’ascolto, in un momento in cui si riaccende lo scontro sulla giustizia”.
Proprio come aveva consigliato Giorgio Meloni, che vuole evitare lo scontro con la Magistratura, per non mettere a rischio la riforma, che il governo ha dedicata a Silvio Berlusconi. Ora si attende il lavoro e la decisione del Parlamento.

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  • Redazione

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