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LA RIELEZIONE DI TRUMP, GLI SCENARI POSSIBILI

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di Sergio Restelli

La rielezione di Donald Trump, questa volta contro Kamala Harris, segna l’inizio di una nuova fase politica per gli Stati Uniti, nota come “seconda era della Trumpeconomics”.

La sua agenda, caratterizzata da un protezionismo commerciale aggressivo, il riavvio di una “guerra dei dazi” con la Cina e una radicale rimodulazione della spesa pubblica, mette sotto esame l’intero assetto economico internazionale. Le tensioni commerciali, la riduzione della spesa sociale a favore di quella militare e le implicazioni per i principali attori mondiali, come l’Europa, portano economisti e politici a interrogarsi sul futuro equilibrio di poteri.

La Guerra dei Dazi e i Rapporti con la Cina

Il ritorno della “guerra dei dazi” rappresenta uno dei pilastri della politica economica di Trump.

Durante la campagna elettorale, ha promesso un innalzamento delle tariffe fino al 60% sui prodotti importati dalla Cina e aumenti dal 10 al 20% sui beni provenienti da altri paesi.

Queste misure mirano a ridurre il deficit commerciale statunitense e a incentivare il reshoring, ossia il ritorno della produzione industriale negli Stati Uniti.

Tuttavia, molti analisti, avvertono che una politica così protezionista potrebbe rivelarsi un boomerang per l’economia americana: le industrie nazionali, che dipendono da supply chain globali, potrebbero subire forti perdite in seguito all’aumento dei costi di produzione.

Inoltre, la reintroduzione dei dazi rischia di inasprire le tensioni con la Cina, colpendo non solo i settori commerciali ma anche quelli diplomatici. Pechino potrebbe rispondere diversificando ulteriormente i propri partner economici e cercando una maggiore cooperazione con l’Europa.

Questa “chiusura” americana finirebbe dunque per spingere la Cina a intensificare i legami commerciali con l’UE, costringendo i paesi europei a riconsiderare il proprio posizionamento nello scacchiere globale.

Implicazioni per l’Europa

L’approccio di Trump avrà conseguenze dirette anche per l’Europa, sia dal punto di vista economico che strategico, di conseguenza le frizioni nel “triangolo” commerciale USA-UE-Cina spingeranno l’Europa ad accelerare i processi di integrazione, soprattutto per difendere la propria autonomia.

In particolare, l’UE dovrà affrontare pressioni da Washington affinché si allinei alle politiche americane, il che potrebbe limitare l’autonomia strategica europea.

Contemporaneamente, la Cina vedrà nell’Europa un partner potenzialmente più aperto rispetto agli Stati Uniti, rafforzando la propria influenza economica e diplomatica nel continente.

In questa situazione, l’Europa si trova di fronte a un dilemma: da un lato, la pressione americana per un allineamento sul fronte commerciale e militare; dall’altro, l’opportunità di diversificare le proprie partnership economiche avvicinandosi alla Cina.

La spinta protezionistica di Trump potrebbe così accelerare l’evoluzione dell’Europa verso un soggetto politico più coeso e autonomo, soprattutto in ambito militare.

Aumentando la spesa difensiva, i paesi NATO saranno costretti a una maggiore cooperazione e armonizzazione dei meccanismi di coordinamento, un passo che fino a poco tempo fa sembrava lontano.

Welfare e Addio alla Bideneconomics

L’elezione di Trump segna anche una netta inversione di marcia rispetto alla “Bideneconomics”, che si era concentrata sul sostegno alla classe media, sul welfare e sugli investimenti infrastrutturali.

Durante la sua presidenza, Biden aveva varato piani ambiziosi, come l’Infrastructure Investment and Jobs Act, per migliorare l’accesso all’istruzione e rafforzare le reti di sicurezza sociale.

Tuttavia, con Trump alla guida, queste iniziative rischiano di essere tagliate in favore di una politica di sgravi fiscali mirati ai redditi più alti e a un aumento della spesa militare.

C’è chi osserva come la working class americana, che ha appoggiato Trump, possa subire un impatto negativo dalle politiche del nuovo governo.

Da decenni, la classe media statunitense è in crisi, con difficoltà ad accedere a servizi essenziali come l’istruzione superiore.

Biden aveva tentato di colmare questo gap, ma le politiche di Trump puntano a un modello economico più incentrato sul taglio delle tasse per le imprese e sulle agevolazioni per i redditi alti.

Questo spostamento delle risorse verso la difesa e lontano dai programmi sociali potrebbe quindi aumentare le disuguaglianze interne e minare ulteriormente la mobilità sociale, colpendo soprattutto le fasce più deboli della popolazione.

La Sfida dell’Ucraina e le Tensioni con la Russia

La crisi ucraina resta un tema cruciale nella politica estera americana, soprattutto con Trump al potere.

Durante la sua precedente amministrazione, Trump aveva adottato un atteggiamento ambivalente verso la Russia, nonostante le tensioni nell’Europa orientale.

La nuova amministrazione potrebbe trovarsi a gestire un conflitto prolungato tra Kiev e Mosca, cercando un difficile equilibrio tra il sostegno all’Ucraina e la necessità di evitare un’escalation diretta con la Russia.

Un rafforzamento della spesa militare potrebbe, da un lato, aumentare il supporto logistico e strategico all’Ucraina, ma al contempo richiede una diplomazia attenta per evitare un confronto diretto con Mosca.

Questa posizione complessa potrebbe condurre a una ridefinizione dei rapporti tra Stati Uniti, Russia e NATO, con il rischio di spingere ulteriormente l’Europa in una posizione di difesa e di consolidamento delle proprie capacità militari.

Verso una “Nuova Trumpeconomics”

La seconda era della Trumpeconomics si profila come una fase caratterizzata da tensioni e cambiamenti significativi.

La politica economica e industriale di Trump, con un focus su protezionismo e riduzione del welfare, si configura come un terreno di incertezza non solo per gli Stati Uniti, ma per l’intero sistema economico globale.

Le decisioni del nuovo governo potrebbero influenzare la distribuzione del potere a livello internazionale, innescando frizioni non solo tra Stati Uniti e Cina, ma anche all’interno dell’Occidente, quindi, la vittoria di Trump apre un periodo di sfide complesse e di trasformazioni profonde.

Gli Stati Uniti torneranno a concentrarsi su una politica interna dominata da incentivi alla produzione domestica e riduzione della spesa sociale, mentre all’estero si preannunciano tensioni crescenti con la Cina e un’Europa chiamata a definire una posizione autonoma. In questo scenario, gli equilibri economici e politici saranno sottoposti a forti pressioni, richiedendo a tutti gli attori coinvolti di ripensare strategie e alleanze in risposta a un mondo che sembra dirigersi verso un nuovo ordine globale.

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  • Redazione

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