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LA PROPAGANDA È TOSSICA…. PER CHI LA FA

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“La propaganda ha un effetto collaterale: intossica chi la fa”.

Propaganda tossica

Così Lucio Caracciolo (Limes 6/2023) traccia il confine dell’utilità e della credibilità della propaganda e avverte che a forza di raccontare menzogne chi le racconta rischia di scambiarle per la realtà e finisce, come spesso accade, di sbattere le corna contro il muro duro e impietoso rappresentato dai fatti e dalle dinamiche reali.

Un esempio concreto e attualissimo riguarda la questione del grano.

Mosca, al fine di non perdere o, meglio, di rafforzare i suoi legami con molti Paesi africani, ha fatto sapere che donerà gratis il grano che verrà meno a causa della mancanza di quello ucraino per il blocco del porto di Odessa, dovuto al mancato rinnovo dell’accordo.

La propaganda si è subito scatenata con il dire che il Kenya ha comunque condannato la Russia. Nairobi ha detto senza mezzi termini che la posizione di Mosca è “una pugnalata alla schiena per la sicurezza alimentare globale”.

Peccato che il grano ucraino, transitato nel Mar Nero grazie all’accordo, sia andato solo al 3% ai Paesi africani e per l’80 per cento ai Paesi ricchi.

Peccato, anche, che il Kenya abbia fatto da raccoglitore, su invito inglese, di tutti gli armamenti ex sovietici sparsi nei vari Paesi africani dai cubani, che li avevano ricevuti in quantità ai tempi dell’Urss. Gli armamenti ex sovietici sono stati spediti all’Ucraina.

E’ del tutto evidente che il Kenya non era e non è amico della Russia, sta nella sfera anglosassone, ha favorito l’Ucraina e continua a farlo anche in termini di propaganda.

La questione è che la Russia è ben solidamente connessa con molti Paesi africani e velarsi con la stupida propaganda, finalizzata a illudere gli occidentali che Mosca sia isolata, non fa altro che intossicare chi la fa, continuando nel gioco delle illusioni che favorisce il Cremlino e le sue strategie.

Dmytro Kuleba, che dopo un incontro con l’ambasciatrice Usa all’Onu afferma che “l’Ucraina e gli Usa non risparmieranno sforzi per garantire l’esportazione dei cereali in Africa, Asia e oltre”, se la raccontasse giusta dovrebbe fermarsi all’oltre, ossia a quell’oltre che si è portato a casa l’80 per cento del grano ucraino uscito grazie all’accordo.

I Paesi africani non sono fessi e se Mosca darà loro davvero il grano che non hanno avuto sino ad ora, ciò farà il gioco del Cremlino, mentre gli illusionisti continueranno a raccontarsela e a cantarsela senza mai fare un esame di realtà.

Ieri la portavoce del ministero degli Esteri russo, Maria Zakharova, intervistata da Radio Sputnik, ha detto che le Nazioni Unite hanno tre mesi per adempiere al memorandum siglato con la Russia sull’esportazione di cereali e fertilizzanti russi. La portavoce ha sottolineato che Mosca tornerà a discutere l’accordo sul grano solo in caso di risultati concreti sull’attuazione del memorandum.

In gioco c’è un rapporto di reciprocità. Da un lato c’è il grano ucraino che prende la via dei Paesi ricchi che pagano (80 per cento delle esportazioni) e dall’altro ci sono le esportazioni dei fertilizzanti russi che non solo devono essere garantite, ma pagate attraverso lo sblocco dello Swift ad una banca russa.

Stiamo parlando di accordi commerciali che nulla hanno a che fare con la fame nel mondo, ma con gli affari della Russia e dell’Occidente.

Un altro esempio di menzogna è quello che riguarda il clima.

Nel 2003 ero a Parigi e il caldo era torrido. Le fontane della capitale francese erano tutte invase da bagnanti che cercavano, in qualche modo, un refrigerio.

Nel corso dell’estate di quell’anno l’Europa fu colpita da una massiccia ondata di calore, la quale raggiunse il suo apice nei primi quindici giorni di agosto. Questo fenomeno fu eccezionale, sia per la durata, sia per l’intensità, sia per l’alto tasso d’umidità dell’aria.

Questa canicola seguì a una primavera e a un inizio d’estate siccitosi, che ricordavano il 1976, quando la temperatura in Germania salì ufficialmente fino a 37-38 gradi e oltre i 40 nelle valli del Meno e della Mosella.

Nel 2003, quindi esattamente vent’anni fa, il continente europeo fu interessato in modo diverso a seconda delle zone. I Paesi dell’Europa sud-occidentale furono quelli maggiormente colpiti: in Portogallo fu raggiunta la temperatura record di 49 °C; in Spagna i maggiori picchi termici si registrarono in Andalusia, con 46,2 °C.

In Francia, furono rilevate temperature superiori a 35 °C nei due terzi delle stazioni e superiori a 40 °C nel 15% delle città francesi.

Il gran caldo seguì o si accompagnò ad altri fenomeni meteorologici, che, pur non essendo eccezionali, ne amplificarono le conseguenze, come la siccità primaverile e d’inizio estate.

Nei periodi intermedi non ci furono esplosioni di caldo e, a dire il vero, di periodi caldi e freddi sulla Terra se ne sono visti molti nei secoli.

Il clima di oggi, ad esempio, è meno caldo di quello del Medioevo.

A dirlo sono alcuni ricercatori dell’Harvard University pubblicate in Italia dalla rivista “Green Watch News”.

Le attuali condizioni climatiche, dunque, non sono le più estreme della storia.

Gli anni più caldi, secondo i climatologi dell’Harvard University, si concentrano in cinque secoli compresi tra l’800 dopo Cristo e il 1300 con temperature globali più alte mediamente di almeno un grado rispetto a oggi. “In quel periodo la civiltà umana si sviluppò enormemente, in Inghilterra si coltivava la vite e la Groenlandia era in parte libera da ghiacci. Si assistette infatti alla nascita dell’Età comunale italiana. Nel Medioevo c’era ampia disponibilità di cibo e le testimonianze sulla dieta anche degli stati sociali meno abbienti conferma l’abbondanza di carni. La popolazione europea aumentò a dismisura, arrivando a livelli raggiunti solamente con la Rivoluzione industriale”.

Il “caldo Medioevo” finì con un brusco calo delle temperature (mini-glaciazione): “Il cambiamento del clima fu accompagnato dalle pestilenze che dimezzarono di colpo la popolazione italiana ed europea e la piccola glaciazione ebbe il periodo più freddo nel ‘600 e proseguì fino al 1850 con temperature di 2,5, tre gradi più fredde di oggi. D’inverno ghiacciavano i grandi fiumi e perfino la Laguna di Venezia, sulla quale non era raro poter pattinare”.

La prosperità e l’espansione della civiltà europea coinciderebbero proprio con il periodo nel quale le temperature erano più alte. “Durante il periodo mite del Medio Evo, il mondo era molto più caldo di oggi e la storia dimostra che fu un periodo di tempo magnifico e prospero”, mentre, sottolinea la rivista, “epidemie, carestie e collasso economico si susseguirono in occasione della piccola glaciazione”. E infatti, “quando la temperatura cominciò a scendere i raccolti diminuirono e l’attività vinicola in Inghilterra morì”.

Lo studio anticipato da Green Watch News (poi pubblicato integralmente da ‘Energy and Environment’ – Energia e Ambiente) “si basa – assicura Green Watch News – su una rassegna di 240 diversi studi internazionali che hanno raccolto informazioni indirette sulle temperature medievali, ricavandole da sedimenti estratti col metodo del carotaggio, dagli anelli di accrescimento degli alberi secolari, e da antiche testimonianze scritte”.

Che senso ha usare titoli e articoli iperbolici sul clima, come ha fatto recentemente, ad esempio Repubblica, se non per pura propaganda della narrazione climatica di chi sta facendo della guerra alla CO2 l’ombelico del mondo?

Clima Repubblica 2

Clima Repubblica uno

La propaganda sul clima tende a sottacere il vero problema posto dall’antropizzazione, che non è la relativo al riscaldamento o al raffreddamento della Terra, ma al suo inquinamento.

La propaganda di chi vive di pubblicità è serva degli interessi di chi ha investito nelle politiche economiche green, le quali hanno bisogno di demonizzare l’antropizzazione produttrice di CO2.

Anche in questo caso la propaganda intossica chi la fa, perché oggi il mercato della auto green è sostanzialmente fermo e già sconta chi dell’auto elettrica si va rapidamente disfacendo (vedi mercato dell’usato) e le imposizioni sulla casa green stanno creando una progressiva rivolta delle popolazioni che votano chi vuol mandare al diavolo i politici che si sono inchinati alle multinazionali e alla finanza.

Nonostante la realtà, gli intossicati dalla loro stessa propaganda continuano a propagandare il green producendo menzogne.

Torniamo alla geopolitica.

Una delle menzogne deleterie e intossicanti per chi le produce è che la Russia sia isolata nel mondo e che tutto il mondo la stia esecrando per quanto sta facendo.

Bugie.

Giusto nei giorni scorsi, al vertice tra i Paesi latino americani e l’Ue, si è visto l’esatto contrario. La dichiarazione congiunta, sottoscritta da 59 Paesi su 60, non parla di “ferma condanna della guerra contro Kiev” ma di “profonda preoccupazione”

Il vertice Ue-Celac (America latina e Caraibi) di Bruxelles si è concluso, infatti, con una dichiarazione congiunta sottoscritta da 59 Paesi sui 60 partecipanti. Unica defezione il Nicaragua, che non ha sottoscritto il testo per quanto affermato nel paragrafo sul conflitto in Ucraina. “Esprimiamo profonda preoccupazione per la guerra in corso contro l’Ucraina, che continua a causare immense sofferenze umane e sta esacerbando le fragilità esistenti nell’economia globale, limitando la crescita, aumentando l’inflazione, interrompendo le catene di approvvigionamento, aumentando l’insicurezza energetica e alimentare ed elevando i rischi per la stabilità finanziaria”, si legge nel testo.

Dopo due giorni di discussioni, in cui si è cercato un accordo unanime per far inserire una ferma “condanna” alla guerra “contro l’Ucraina”, il testo è stato sottoscritto con l’espressione “profonda preoccupazione” (al posto di condanna).

A fine agosto si terrà in Sudafrica l’incontro dei Paesi aderenti al Brics (Brasile, Russia, India, Cina e Sudafrica), i quali rappresentano la stragrande maggioranza della popolazione mondiale.

Inoltre, solo per proseguire nell’esame di realtà, entro la fine del 2023 la Russia avrà la sua base navale in Sudan con 300 militari in servizio, il ché significa che Mosca si affaccia su Mar Rosso. Il Sudan, infatti, costituisce un punto nevralgico negli equilibri del Corno d’Africa.

L’Etiopia si è schierata con Mosca.

L’Algeria a ottobre del 2022 ha ospitato per quattro giorni navi del Cremlino impegnate in un’esercitazione congiunta con la marina algerina.

Bangladesh, Brasile, Argentina, Messico, Arabia Saudita sono Paesi che non si sono schierati contro la Russia dopo l’invasione dell’Ucraina.

Pechino, alleata della Russia, ha una base navale a Gibuti e nella sola Africa sub-sahariana ben 44 Paesi hanno aderito alla Belt and Road Initiative (si arriva a 52 se si assommano anche quelli del Nord-Africa).

L’India rimane neutrale.

Alla Banca del Brics, nata nel 2015, hanno chiesto di partecipare Egitto, Emirati Arabi, Uruguay, Bangladesh, Algeria, Argentina, Messico, Nigeria e Arabia Saudita.

Gran parte dei Paesi sub-sahariani hanno buono rapporti con il Cremlino.

Preferiamo continuare a raccontarci che la Russia è isolata, esecrata nel mondo o è ora di prendere atto della realtà, uscendo dall’intossicazione, al fine di capire quali strategie siano da adottare davvero per contenere la Russia e la Cina, soprattutto nel continente Africano, dove si gioca la partita fondamentale delle materie prime?

La risposta non può che essere che l’Occidente deve disintossicarsi, perché se va avanti a raccontarsela e a cantarsela, per fare un favore alle multinazionali e alla finanza e ai loro lacché, rischia di essere sconfitto su tutti i fronti, non soltanto su quello del Donbas.

Autore

  • Silvano Danesi

    Silvano Danesi, laureato in Filosofia all’Università Statale di Milano. Dopo la laurea ha seguito studi storici e antropologici, ha pubblicato diversi saggi di storia, antropologia e massoneria, e ha tenuto varie conferenze e seminari.

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