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LA PRIGIONIA DI MORO

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di Vito Sibilio

La prigionia di Moro alla Balduina secondo gli Atti della Commissione Fioroni e la Pista Rossa del suo sequestro

In questo breve articolo mi soffermerò su quanto emerso, in sede di indagine parlamentare, sull’argomento della prigionia di Moro in Via della Balduina e che suffraga ancora una volta la matrice sovietica del Sequestro Moro.

Innanzitutto va menzionata la silloge di autorevoli pareri che dette Moro prigioniero in un edificio extraterritoriale, a un chilometro o poco più da Via Fani, in una stanza interna di un garage al Quartiere Prati, se non addirittura a cento-centocinquanta metri dal luogo dell’agguato in un garage sotterraneo per circa dieci giorni.

Tale cosa non poteva passare sotto silenzio, una volta dichiarata dal questore Emanuele  De Francesco nel 1981, dal generale Santovito nel 1980, da Mino Pecorelli nel 1979, dalla sinistra extraparlamentare di Metropoli nello stesso anno e da Licio Gelli nel 2015,  a meno che un potere superiore non avesse impedito di trarne profitto. Una fonte riservata della Guardia di Finanza indicò, tra il 17 e il 21 marzo 1978,  nel quadrilatero Balduina-Trionfale-Boccea-Cassia il luogo della prima detenzione di Moro, che sarebbe stato trasportato nella prigione del popolo in un pulmino o in un autocarro, dopo essere stato narcotizzato, in un raggio di due chilometri dal luogo del sequestro.

La stessa fonte dava presenti nella capitale Lauro Azzolini, Rocco Micaletto e Giustino De Vuono. Anche la Polizia aveva avuto una segnalazione sulla presenza delle BR nelle vie Massimi, Lucano e Licinio Calvo, nei pressi del luogo del ritrovamento di una delle macchine del commando, che era stata peraltro comodamente spostata, ossia la 128 blu Fiat. La segnalazione parlava di un covo in un appartamento ad un piano elevato, raggiungibile da un ascensore dall’interno del rispettivo box.

Di questa notizia vi è conferma negli appunti di Nicola Lettieri, il delegato di Cossiga nel Primo Comitato di crisi. In effetti alla Balduina, al civico 323, vi era il garage privato di due palazzine con accesso da Via Massimi 91, protetto da un muro di cinta lungo cento metri e alto tre, con una strada disagevole. All’interno vi era un corridoio con box privati muniti di porte ed inferriate e con dietro delle cantine. Perché lo Stato si fermasse dinanzi a queste porte ce lo dice una fonte che abbiamo già citato e che vale la pena di riprendere. Pietro Di Donato, nel suo Christ in Plastic, poté raccontare del Caso Moro perché un suo amico senatore del PCI lo mise in contatto con un uomo d’affari implicato nel terrorismo e che a sua volta lo mise in relazione con un personaggio vicino alla cellula BR che aveva Moro prigioniero.

Di Donato era inoltre in contatto con due terroristi che si spacciavano come amici della famiglia di Moro. Questa ricostruzione, comparsa sul Tempo – anch’esso infiltrato dal KGB – e per cui Moro stette quasi sempre alla Balduina tranne negli ultimi giorni quando lo portarono in una località di mare, fa chiaramente vedere la rete di protezioni interne ed esterne che avviluppavano le BR in un caldo bozzolo, che una volta aperto avrebbe fatto nascere una crisi politica senza precedenti. In ragione di ciò, gli accertamenti sulla possibile prigione di Moro alla Balduina furono fatti, ma in posti sbagliati.

Degno di nota è che nello stabile di proprietà dello IOR risiedevano, tra gli altri, uno straniero e alcune società estere – di cui nella Relazione intermedia della Commissione Fioroni non è dato di conoscere tutti i nomi e che invece sarebbero interessanti – un militante di Autonomia Operaia, uno delle BR e poi persone private e prelati. Forse il militante di Autonomia Operaia a cui si fa riferimento fu lo stesso Franco Piperno, del quale si afferma che ebbe residenza in Via Massimi 91 per un certo periodo, assieme a Birgit Kraaz, sua compagna e militante di Due Giugno.

Da qui, Piperno osservò alcune volte il convoglio di Moro in transito dinanzi a casa sua. Anche Prospero Gallinari trascorse, dopo il Sequestro Moro, parte della sua latitanza alla Balduina, dove quindi un covo sicuro BR esistette al di là di ogni ragionevole dubbio. Inoltre, tra le società ivi ubicate è degna di essere menzionata la Tumpane Company, dipendente dalla TUMCO e fornitrice di servizi per la NATO e gli USA in Turchia. La TUMCO a sua volta svolgeva attività di intelligence per la società The Amexe. Evidentemente, anche in Via Massimi come in Via Gradoli, i servizi occidentali monitoravano attentamente i covi delle BR, perché infiltrate e gestite dai loro competitori di Oltrecortina.

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  • Redazione

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