

“Ognuno per sé e Dio per tutti”, recitava il proverbio che invitava ognuno a provvedere a sé stesso e ad affidarsi a Dio per il resto. Non essendoci il dio del procurement militare (approvvigionamento) la conclusione è: ognuno per sé?
Parrebbe di no. Non c’è il dio del procurement, ma c’è l’amministratore e socio di maggioranza della ditta Nato, il quale ha detto che chi vuole stare nell’Alleanza deve sborsare il 5% del Pil.
C’è però l’Inghilterra che tenta la scalata per essere il nuovo amministratore delegato.
L’Unione Europea abbaia alla luna.
La conclusione è che l’aumento di capitale comporta sacrificare altri procurement militari, salvo che non si sia talmente ricchi da avere disponibilità gigantesche.
E così, chi pensava all’esercito europeo e alla ditta concorrente dei “volontari” è servito.
Come al solito a non capire sono i chiacchieroni dell’Unione Europea, chissà per quale motivo scelti tutti sul Baltico. Tutti nani ghiacciati, incapaci di intendere, figuriamoci di volere.
Kaja Kallas, estone, vuole l’hub sul Mar Nero, in linea con i neocon che vogliono accendere un fuoco con la Russia anche in Georgia, punto strategico per il corridoio che collega ilo Mar Nero con il Mar Caspio.
Andrius Kubilius, politico lituano, Commissario europeo per la difesa e lo spazio nella Commissione von der Leyen scrive: “Siamo pronti ad affrontare l’esercito russo forte di milioni di droni? Questa è la domanda a cui dobbiamo rispondere. Perché al momento, oltre all’Ucraina, solo altre due potenze stanno imparando le lezioni del conflitto ucraino, dove ormai esiste una valle della morte di 15 chilometri in cui un carro armato sopravvive in media solo 6 minuti”.
Nel frattempo gli Usa, mercoledì, hanno cambiato i vertici militari della loro presenza in Medio Oriente e in Africa. Vorrà pur dire qualcosa. Se ne accorgono i baltici della von der Leyen? O pensano che l’unica parte del mondo sia quella dove si allevano le renne?
Probabilmente il rapporto Usa con la Russia guarda oltre il conflitto ucraino e le follie inglesi.
Putin, nella telefonata avuta con Trump, avrebbe detto di essere disponibile a mediare tra gli Stati uniti e l’Iran. Il Cremlino avrebbe promesso di fare tutto il possibile per facilitare una soluzione pacifica alle tensioni sul programma nucleare di Teheran.
Non solo Ucraina, dunque e per fortuna, in quanto gli ultimi incidenti avvenuti stanno creando all’interno della Russia un durissimo confronto tra chi (gli oligarchi) vorrebbe uno scontro con la Nato e chi, più saggiamente suggerisce di non avviarsi verso un confronto disastroso. Va notato, giusto per capire, che gli oligarchi sono la componente che stava dietro le quinte dell’avventura del capo della Wagner (con porobabili agganci con i neocon occidentali).
Nelle prossime ore o nei prossimi giorni vedremo, ancora una volta, chi comanda in Russia.
Che la situazione sia bollente lo dimostra il fatto che agli abitanti di San Pietroburgo, città che si affaccia sul Baltico, è arrivato un invito della protezione civile russa affinché si dotino di un kit di sopravvivenza. Contenuti dello zaino di emergenza: alimenti non deperibili e acqua potabile per almeno tre giorni, strumenti di comunicazione (radio a manovella o a batterie, fischietto), illuminazione (torcia elettrica e batterie di scorta), pronto soccorso (medicazioni, antidolorifici, disinfettanti), documenti e denaro. Inoltre, accendino, coltellino svizzero, coperta, sacco a pelo, abbigliamento adeguato.
Il principale obiettivo sarebbe quello di essere preparati ad affrontare qualsiasi situazione di emergenza, come disastri naturali, blackout, o eventi che richiedano l’evacuazione. L’idea è che, in caso di bisogno, si possa contare su una scorta di risorse sufficienti per sopravvivere fino a quando non sarà possibile ricevere assistenza esterna.
Cosa bolle in pentola? Propaganda? Notizie di ulteriori provocazioni ucraine in territorio russo? Parte del deep state russo che alimenta la tensione? Tutto è possibile.
Di sicuro le azioni condotte dall’Ucraina nei giorni scorsi hanno attivato un confronto interno del quale vedremo presto i risultati.
Allargando la visuale, come s’è già detto, mercoledì l’amministrazione Trump ha nominato un ammiraglio della Marina e un generale dell’Aeronautica per guidare lo US Central Command e lo US Africa Command.
Il Pentagono ha affermato in un comunicato stampa che il viceammiraglio della Marina Charles “Brad” Cooper è stato scelto per guidare il CENTCOM, che sovrintende alle forze statunitensi in Medio Oriente, e il tenente generale dell’aeronautica Dagvin RM Anderson per guidare l’AFRICOM, che sovrintende alle truppe e alle operazioni statunitensi nella maggior parte del continente africano.
Se confermati dal Senato controllato dai repubblicani, entrambi gli ufficiali veterani riceverebbero una quarta stella.
Cooper è il vice comandante del CENTCOM, guidato dal generale dell’esercito Michael Kurilla, confermato dal Senato nel 2022 e che andrà in pensione. Negli ultimi mesi, Kurilla ha supervisionato gli attacchi statunitensi contro i terroristi Houthi sostenuti dall’Iran in Yemen, gli attacchi ai leader dello Stato Islamico in Siria e gli sforzi statunitensi a sostegno delle operazioni israeliane contro i terroristi di Hamas, sostenuti dall’Iran, nella Striscia di Gaza. Se confermato dal Senato, Cooper, che ha prestato servizio in Afghanistan, diventerà il primo ammiraglio della Marina a guidare il CENTCOM dalla sua istituzione nel 1983. Il CENTCOM ha sede presso la base aerea MacDill, nei pressi di Tampa, in Florida, e comprende 21 paesi, tra cui aree problematiche come Iraq, Yemen e Israele. Prima di diventare vice comandante del CENTCOM, Cooper è stato comandante della Quinta Flotta statunitense e del Comando Centrale delle Forze Navali statunitensi in Bahrein. Ha inoltre comandato la Forza Navale statunitense dell’Atlantico, l’Expeditionary Strike Group 7, le Forze Navali statunitensi in Corea, un cacciatorpediniere lanciamissili e un incrociatore, secondo la sua biografia in Marina.
Anderson, invece, se confermato, diventerà il primo ufficiale dell’Aeronautica Militare a guidare AFRICOM, l’organizzazione fondata nel 2007 con sede a Stoccarda, in Germania, che sovrintende alle relazioni militari con 53 nazioni africane. È al Pentagono come direttore per lo Sviluppo delle Forze Congiunte presso lo Stato Maggiore Congiunto dall’agosto 2022, secondo Stars and Stripes. Anderson sostituirà il generale dei Marines Michael Langley, alla guida dell’AFRICOM dal 2022. Secondo la sua biografia, Anderson venne arruolato nell’Aeronautica Militare nel 1992, dopo essersi laureato alla Washington University nel Missouri. Nel corso della sua carriera ha pilotato i jet KC-135 Stratotanker e gli aerei per operazioni speciali MC-130 e U-28, accumulando circa 3.400 ore di volo, di cui più di 700 in combattimento.
Gli Usa guardano a vari scenari e si attrezzano, non a caso dando il comando a uomini della marina e dell’aeronautica.
Ieri i ministri della Difesa della NATO si sono riuniti per stabilire gli obiettivi di acquisto per l’accumulo di armi e di equipaggiamento militare per difendere al meglio l’Europa, l’Artico e il Nord Atlantico, nell’ambito di un’iniziativa degli Stati Uniti volta ad aumentare la spesa per la sicurezza.
Il segretario alla Difesa Pete Hegseth ha affermato che molti sembrano sulla buona strada per raggiungere un accordo. “L’impegno c’è: il 5% sulla spesa per la difesa”, ha detto ai giornalisti dopo aver lasciato la riunione. “Se si considerano le minacce che affrontiamo, l’urgenza nel mondo, è fondamentale. Non abbiamo bisogno di più bandiere. Abbiamo bisogno di più formazioni di combattimento. Non abbiamo bisogno di più conferenze. Abbiamo bisogno di più capacità. Hard power.”
Altro che disimpegno. Gli Usa dettano la linea e chiedono l’aumento di capitale. Inoltre annunciano che il presidente Donald Trump e i suoi omologhi della NATO si incontreranno il 24 e 25 giugno per concordare nuovi obiettivi di investimento nella difesa.
Gli “obiettivi di capacità” stabiliscono gli impegni per ciascuna delle 32 nazioni in termini di acquisto di equipaggiamenti prioritari come sistemi di difesa aerea, missili a lungo raggio, artiglieria, munizioni, droni e “abilitatori strategici” come rifornimento in volo, trasporto aereo pesante e logistica. Il piano di ciascuna nazione è classificato, quindi i dettagli sono scarsi.
“Oggi decidiamo gli obiettivi di capacità. Da lì, valuteremo le nostre lacune, non solo per essere in grado di difenderci oggi, ma anche tra tre, cinque, sette anni”, ha affermato il Segretario Generale della NATO, Mark Rutte, aggiungendo: “Tutti questi investimenti devono essere finanziati”.
I nuovi obiettivi vengono assegnati dalla NATO sulla base di un piano concordato nel 2023.
Secondo questi piani, la NATO punterebbe ad avere fino a 300.000 soldati pronti a spostarsi sul fianco orientale entro 30 giorni, anche se gli esperti ritengono che gli alleati farebbero fatica a radunare simili numeri. Ai paesi membri vengono assegnati ruoli nella difesa del territorio NATO in tre zone principali: l’estremo nord e la zona atlantica, una zona a nord delle Alpi e un’altra nell’Europa meridionale.
Non solo Ucraina, dunque. Nell’Europa meridionale c’è il punto strategico che si chiama Mediterraneo, centro fondamentale per gli scambi commerciali.
Come al solito, ad agitare la paura dell’Orso russo ci pensano i baltici. “Ci riuniremo di nuovo qui e diremo ‘OK, abbiamo fallito un po’, e poi magari inizieremo a imparare il russo?”, ha chiesto il Ministro della Difesa lituana Dovilė Šakalienė. Anche il ministro della Difesa svedese Pål Jonson ha avvertito che, sebbene la Russia sia attualmente impantanata in Ucraina, la situazione potrebbe cambiare rapidamente. “Sappiamo anche che, dopo un armistizio o un accordo di pace, la Russia allocherà più forze nelle nostre vicinanze. Pertanto, è estremamente importante che l’Alleanza sfrutti questi due anni, in cui la Russia è ancora limitata dalla sua presenza militare in Ucraina e nei suoi dintorni”, ha affermato Jonson.
Capito bene? Meglio che la guerra in Ucraina prosegua, così i baltici si sentono al sicuro, perché la Russia, dopo la fine del conflitto, secondo loro ne accenderebbe un altro, invadendo gli stati del Nord.
Ucraini, morite tranquilli ancora per molto, così i russi non guardano al Baltico e l’allevamento delle renne prosegue tranquillo. Solidarietà baltica. Non c’è che dire.
Forse è il caso di dare una calmata ai baltici. Forse sì.
Hanno già pianificato la guerra, invece, gli inglesi, ma con l’obbiettivo di comandare loro la Nato al posto degli Usa.

Nel documento Strategic Defence Review, introdotto dal primo ministro, il laburista fabiano Keir Starmer,
John Healey, Segretario di Stato per la Difesa, traccia le coordinate dell’impegno britannico.
Dice John Healey che “il mondo è cambiato. Le minacce che affrontiamo ora sono più gravi e meno prevedibili rispetto a qualsiasi momento dalla Guerra Fredda, tra cui la guerra in Europa, l’aumentata aggressione russa, nuovi rischi nucleari e attacchi informatici quotidiani a livello nazionale. I nostri avversari stanno collaborando sempre più tra loro, mentre la tecnologia sta cambiando il modo in cui si combatte la guerra. I droni ora uccidono più persone dell’artiglieria tradizionale nella guerra in Ucraina e chi riesce a introdurre nuove tecnologie nelle mani delle proprie Forze Armate più velocemente vincerà. Da quando abbiamo avviato la Revisione Strategica della Difesa (SDR), il Regno Unito e i nostri alleati europei sono stati chiamati a rafforzare la sicurezza europea. Ci troviamo in una nuova era di minacce, che richiede una nuova era per la Difesa del Regno Unito. Questa Revisione delinea una visione per rendere la Gran Bretagna più sicura, protetta a livello nazionale e forte all’estero”.
Finito il pippone politico e ringraziati gli autori del documento, John Healey arriva al dunque: la leadership nella Nato.
“L’SDR – afferma il Ministro della Difesa britannico – segna un cambiamento epocale nella nostra deterrenza e difesa: passare alla prontezza per il combattimento per scoraggiare le minacce e rafforzare la sicurezza nell’area euro-atlantica. Questo sarà raggiunto con il Regno Unito che assume un ruolo di leadership all’interno della NATO e maggiore responsabilità per la sicurezza europea. Ecco perché la nostra politica di difesa è “NATO First”. La forza strategica del Regno Unito deriva dai nostri alleati e, in un mondo pericoloso, il nostro impegno incrollabile verso la NATO significa che non combatteremo mai da soli. Ma “NATO First” non significa “solo NATO” – restiamo impegnati con i nostri alleati e partner in tutto il mondo, poiché la nostra sicurezza è strettamente connessa”.
Capito? Gli inglesi che comandano la Nato. Questo l’obbiettivo.
Comandare la Nato per fare cosa?
Ecco la risposta di John Healey nel documento: “L’SDR definisce un percorso per il prossimo decennio e oltre, per trasformare la Difesa. Porremo fine all’indebolimento delle nostre Forze Armate e guideremo una NATO più forte e letale. Trarremo anche lezioni dalla guerra in Ucraina, che ha dimostrato che le Forze Armate di una nazione sono forti solo quanto l’industria, gli innovatori e gli investitori che le supportano. E che l’innovazione tecnologica è vitale per rimanere davanti ai nostri avversari”.
Capito bene? Una Nato più forte e letale a guida inglese.
Gli Usa saranno d’accordo? L’Unione Europea non è pervenuta.
Cosa dice Keir Starmer?
“In questa nuova era per la difesa e la sicurezza, mentre la Russia conduce una guerra nel nostro continente e mette alla prova le nostre difese in patria, dobbiamo affrontare il pericolo direttamente. Dobbiamo riconoscere che la natura stessa della guerra si sta trasformando sui campi di battaglia dell’Ucraina e adattare le nostre forze armate e la nostra industria per guidare questa innovazione”.
Mettendo a fuoco l’impegno per gli investimenti in armi, Starmer è chiaro: “Questo investimento metterà fine all’indebolimento delle nostre forze armate e consentirà al Regno Unito di farsi avanti, di guidare nella NATO e di assumersi maggiore responsabilità per la nostra difesa collettiva”.
Per concludere, la posta in gioco è se nella Nato comandano gli Usa o comanda la Gran Bretagna.
L’Unione Europea abbaia alla luna con i baltici, mentre la Germania fa accordi con Trump in barba a Bruxelles.





