
La discussione accesa tra magistrati ed esponenti politici di questi giorni, indipendentemente dalla singole posizioni espresse, è il portato di una rinuncia della politica che, da anni, si è chiusa a difesa in un recinto, una sorta di riserva, impaurita dal fenomeno Mani Pulite e resasi autolesionista.
Che la funzione della magistratura sia debordata sul terreno politico è un fenomeno che ormai si registra da anni, così come si registra da anni il progressivo intervento del Presidente della Repubblica, in una sorta di semi presidenzialismo di fatto, che non trova riscontro nella Costituzione.
Il tema, pertanto, riguarda in primo luogo la politica, che deve uscire dal recinto nel quale si è cacciata, per riprendere a pieno titolo la sua funzione, in primo luogo legislativa.
Perché il Parlamento recuperi la sua piena funzione è necessario restaurare in toto l’immunità parlamentare e, al contempo, arrivare all’elezione diretta del Presidente della Repubblica.
E’ necessario anche riportare l’attenzione alla partecipazione dei cittadini, recuperando la loro possibilità di incidere sulla composizione degli organismi elettivi, con le preferenze ai candidati e con la formazione delle liste.
Un passo nella direzione della partecipazione è riportare le Provincie all’elezione e non alla nomina di secondo grado.
Bisogna, in buona sostanza, invertire la logica verticistica che ha contraddistinto gli ultimi trent’anni, per tornare a coinvolgere la popolazione nel fare politica.
E qui si pone la questione delle questioni: la sparizione dei corpi intermedi, ossia di partiti, sindacati e associazioni di categoria.
I corpi intermedi sono il modo attraverso il quale si forma la sintesi delle volontà politiche e anche il luogo nel quale si esercita la verifica.
I vecchi partiti, distrutti dall’ondata giustizialista, erano il luogo della formazione, del progetto e della verifica della volontà popolare, così come i sindacati, prima di diventare uffici distaccati dell’Inps e dello Stato, erano il luogo nel quale il conflitto sociale veniva composto e indirizzato.
Tutto questo è stato distrutto, anche per l’eccessivo intervento della magistratura nella sfera politica, ma spetta alla politica, che rappresenta il popolo sovrano, uscire dal recinto e riprendersi lo spazio che le è proprio.





