
di Franco Torchia
Il Governo ieri pomeriggio ha approvato la Nota di aggiornamento al DEF (NADEF) con la quale porta al ribasso le stime di crescita del Pil allo 0,8% nel 2023 e all’1,2 % nel 2024 rispetto alla previsione dell’1,5% fissata ad aprile.
Il rapporto deficit/pil nel 2023 si attesterà al 5,3% rispetto all’8% del 2022, il livello più alto in Europa, e passerà al 4, 3% nel 2024 rispetto alla previsioni iniziali del 3,6%, con una differenza quindi di uno 0,7% in più che serve per recuperare quelle risorse, 13-14 miliardi, che sono stati divorati dall’aumento dei tassi praticato dalla BCE.
Il rapporto debito /pil per il 2023 dovrebbe attestarsi attorno al 140,1% rispetto al 145% del 2022 e scendere soltanto di uno 0,1% nel 2024 e comunque lontanissimo dal 60% previsto del Trattato di Maastricht, ma soprattutto lontano dalla media europea che si attesta attorno al 90% .
Siamo quindi fuori da ogni parametro.
Ci dobbiamo stracciare le vesti ?
Tra il deficit al 4,3 ed il rapporto debito/pil al 140, quest’ultimo è quello che ci dovrebbe preoccupare di più, ma nessuno può avere la presunzione della bacchetta magica per ridurre il debito in modo significativo in tempi brevi.
Del resto tutte le previsioni degli anni scorsi di far scendere questo rapporto sono state sbagliate, anche perché fortemente condizionate da alcune variabili che non riusciamo a controllare come la guerra, l’aumento dei prezzi dell’energia e del gas.
Eventi drammatici che si sono aggiunti alla pandemia ed hanno richiesto forti interventi finanziari di mitigazione da parte del governo che hanno inevitabilmente portato ad aumento del debito.
L’unico strumento in mano ai governi per mandare avanti la macchina dello Stato è di recuperare risorse e questo in parte si può fare aumentando il deficit.
Non si tratta quindi di una tragedia soprattutto perché, in qualche modo, Eurostat ci ha chiesto di imputare nel 2023 il debito derivante dal superbonus facendo lievitare in modo significativo il rapporto deficit/pil nel 2023 dal 4,3 al 5,3%.
Questa decisione che da una prima lettura potrebbe apparire negativamente in realtà non lo è perché scaricando il debito del superbonus nel 2023, consentirà al governo di lavorare con più tranquillità negli anni successivi per portare il parametro sotto il 3% previsto dal Patto di stabilità.
Quindi un po’ di ottimismo non guasta e guardiamo al bicchiere mezzo pieno.





