
di Raffaele Romano
Una cosa è certa l’ignoranza sta tracimando sulle pagine dei giornali sia on line che cartacei.
Il diluvio di pregiudizi propri “tradotti” come trattati di politica estera e addirittura di geopolitica fa veramente paura, una paura che traduce ad ignari lettori convinzioni proprie come verità assolute.
Tutti gli scrivani e le scrivane sparano o contro Trump oppure contro Putin o, meglio ancora, contro Netanyahu senza avere una minima conoscenza della Storia contemporanea e della Diplomazia.
All’inizio della lotta elettorale negli USA scrissi, su queste stesse pagine, che dividersi accalorandosi a favore di Trump o della Harris era semplicemente inutile in quanto la Storia insegna che chiunque dei due avesse vinto gli Stati Uniti avrebbero continuato a fare, con toni e modalità apparentemente diversi, i loro legittimi interessi.
Gli improvvisati tifosi e tifose anti Trump scaricano centinaia di tonnellate di propri convincimenti su una questione di dimensioni a dir poco planetaria in bagattelle interne all’Italia nelle quali si parla di Salvini che scavalca la Meloni che, a sua volta, sta in silenzio presa nella morsa di Zelensky, Von de Leyen, il G7 e, udite, Tajani. Scrivere di queste cose in questi termini dimostra, se ancora ce ne fosse bisogno, il totale provincialismo di costoro che trasformano in litigate da comare di ballatoio eventi che già stanno cambiando il mondo.
E veniamo ad oggi: la Casa Bianca sa che il vero e pericoloso nemico si affaccia sull’altra sponda del Pacifico e si chiama Cina per cui continuare ad indebolire vieppiù la Russia portandola definitivamente tra le braccia di Pechino sarebbe un errore enorme, rimarchevole ed esiziale che metterebbe a fortissimo rischio la supremazia americana.
Nel frattempo, al di là di quello che scrivono i sapientoni e le sapientone nostrane, gli americani stano rivedendo il “contratto” tra Washington e Kiev per lo sfruttamento dei minerali delle terre rare. La Francia tenta di ritagliarsi un ruolo di primo piano sul proscenio mondiale convocando riunioni senza alcun risultato fino a capire che deve andare a Canossa ovvero da Trump la qual cosa sta per fare.
Lo stesso dicasi per il Regno Unito che, caso strano, ha l’atomica come Parigi e un patto al di sopra di ogni possibile equivoco, come Israele, dal 1939 a cui va aggiunto l’accordo UKUSA che è una alleanza di Paesi anglofoni, guidata dagli Stati Uniti e dal Regno Unito con lo scopo di raccogliere informazioni attraverso attività di SIGINT ovvero il SIGnal INTelligence che, a sua volta, ha guidato il mega progetto ECHELON.
Per far comprendere il fatto basilare che la differenza fra repubblicani e democratici è minima basti ricordare tutte le volte che gli Stati Uniti hanno iniziato un conflitto come se fosse la fine del mondo e poi, quando i loro interessi in corso d’opera si erano modificati, chiudere baracca e burattini ed andar via e, a volte, addirittura scappar via al di là del fatto che a guidare gli USA ci fosse un Dem o un Repubblicano. Eccone alcuni:
la seconda Guerra dell’Oppio 1856-1859, la guerra di Formosa 1867, quella nelle Filippine 1899-1913, Vietnam 1962-1975, Baia dei Porci a Cuba 1961, Repubblica Dominicana 1965-1966, Panama 1989-1990, Golfo Persico 1991 e 2003, Bosnia Erzegovina 1994, Kossovo 1997-1999, Afghanistan 2001 e precipitosa fuga nel 2021, Libia 2011 senza dimenticare la Siria e l’Iraq ancora in essere.
Nel frattempo l’Europa, meglio dire l’UE, arranca non sapendo che pesci pigliare chiusa in quel borbottio continuo di inutilità che hanno significato sempre e comunque: burocrazia che non ha prodotto né gli auspicati Stati Uniti d’Europa ma nemmeno uno straccio di Confederazione ognuno dei 27 chiuso nel proprio orticello dove si adotta solo ed esclusivamente il N.I.M.B.Y. (Not back in my yard) Italia esclusa ovviamente.





