
di Ugo Busatti
Quello che manca del tutto alla politica, é la capacitá di programmare. O forse sarebbe meglio dire la “possibilitá” di programmare.
Ieri l’altro, tra la solita indifferenza che viene regalata alle proposte di SEI (Stato Etico italiano), ho descritto, con cifre alla mano, una possibile integrazione del SSN che potrebbe portare, a mio avviso, notevoli vantaggi.
Uno degli amici mi ha risposto in quanto, giustamente, chiedeva come sarebbe stato possibile organizzare le auspicate “cooperative della salute” senza medici e infermieri. Al che ho risposto che il programma andrebbe gestito con parte delle risorse attuali e parte con quelle da formare. E lui correttamente ha risposto con un auspicio per le future generazioni.
Giá, perché le cose, soprattutto se belle, non si fanno dall’oggi al domani. Serve tempo. Per attuare il programma di SEI servirebbero dai cinque ai dieci anni per tutto ció che riguarda l’organizzazione dello Stato, meno le pensioni che andrebbero a pieno regime nell’arco dei 30 anni.
Serve tempo. Programmazione. Mettersi degli obiettivi che siano utili alla collettivitá. E perseguirli in modo tenace. Investire sui servizi, sulla organizzazione sociale, sul benessere fisico e psicologico del Paese. Si potrebbe fare cambiando il paradigma, cosa richiesta dal programma di SEI ma ancora non pienamente capita. Se la politica mettesse al centro della sua azione il benessere del cittadino inteso in senso lato e non solo ( eventualmente perché ora non abbiamo neppure quello) economico, la nostra vita cambierebbe in meglio.
Invece la politica pensa agli affari. “Sostiene” l’economia, come se questo fosse il problema principale dei cittadini. E mentre offre cassa integrazione a go-go agli industriali ( vedi ex Fiat, Ilva etc etc) gli Agnelli dichiarano un utile di 4,6 miliardi ( ma fuori dall’Italia, mi raccomando) e lo stesso fanno le Poste, che ormai non distribuiscono piú lettere e pacchi, ma danno pacchi di altra natura. La politica vive di marketing, e fa annunci per acquisire voti, per ottenere potere da condividere poi con i loro amici. É un cerchio magico fin troppo evidente.
Ecco perché non puó fare programmazione. Patisce lo stesso male che hanno le grandi multinazionali, partecipate dai fondi di investimento che comandano gli amministratori delegati che per restare al loro posto superpagato devono fare utili a breve, ogni tre mesi devono fare rendiconto. E per ottenere questo serve la finanza, che per definizione é nemica della produttivitá, del lavoro, del benessere diffuso.
La programmazione é morta, e con essa la possibilitá di offrire un mondo migliore alle future generazioni.





