Home Politica LA PERFIDA ALBIONE E I BOLLITI D’EUROPA

LA PERFIDA ALBIONE E I BOLLITI D’EUROPA

0

Bolliti

Benito Mussolini, duce del fascismo al servizio di Sua Maestà britannica, definì l’Inghilterra la “perfida Albione”. Mussolini era stato reclutato dagli 007 inglesi all’inizio del 1918, con il nome in codice di “The Count”.

Il documentato reclutamento del duce del fascismo è contenuto nel libro di Cereghini e Fasanella “Nero di Londra” e ribadito nel testo, sempre di Cereghino e Fasanella uscito venerdì per i tipi di Fuori Scena: “La maledizione italiana”.

61P0yEIfgL. SL1497

Al servizio di Sua Maestà, come testimoniano Cereghino e Fasanella, c’era anche Italo Balbo, che gli inglesi volevano sostituire a Mussolini e Amedeo d’Aosta, che sempre gli inglesi volevano sostituire a Vittorio Emanuele III. Sempre al servizio di Sua Maestà troviamo anche Dino Grandi, colui che presentò al Gran Consiglio l’ordine del giorno che fece cadere Mussolini.

Insomma, della perfida Albione è meglio non fidarsi.

Il libro di Cereghino e Fasanella cade come il cacio sui maccheroni in questa fase della vita europea, in quanto mette in evidenza un fatto che dai vari commentatori delle vicende politiche viene solitamente sottaciuto, ossia il braccio di ferro sotterraneo che avviene dal secondo dopoguerra in poi tra gli Stati Uniti d’America e il Regno Unito.

Braccio di ferro ancora in atto, con la Gran Bretagna, ogni tanto superata per un attimo dal francese Emmanuel Macron in cerca di gloria, che guida i volontari guerrafondai europei, i quali non vogliono che la guerra in Ucraina finisca, perché la loro logica, che è quella di sempre, è che la Russia deve essere ridotta ai minimi termini e, se per farlo, si può azzerare un intero popolo che importa?

Del resto gli inglesi sono malthusiani, eugenetici e, secondo la narrazione di Giorgio Galli ( “Hitler e il nazismo magico”), anche attivi nell’uso della magia (Winston Churchill che utilizza Aleister Crowley).

Difficile fidarsi degli inglesi, considerato che, come narra Luciano Garibaldi (La pista inglese), attivarono Benito Mussolini, capo della Repubblica di Salò, da loro tradito tramite Dino Grandi, per far incontrare su una delle isolette accanto a Montisola, sul lago d’Iseo, nazisti, fascisti e inglesi per convincere Hitler a smettere di confliggere con l’Inghilterra e rivolgere le armi verso la Russia.

Se fosse uscita questa storia, Yalta avrebbe preso un’altra piega. Meglio eliminare Mussolini, prima che gli americani lo facciano parlare.

In un libro che narra le vicende dell’opposizione feroce degli inglesi a Alcide De Gasperi, con una documentazione impressionante per puntualità, Cereghino e Fasanella sostengono che è “molto radicata [alla fine della seconda guerra mondiale, ndr] in quegli ambienti l’idea che sui possedimenti britannici nei cinque continenti non debba mai tramontare il sole. Dove il Rule, Britannia! è ritenuto quasi un esercizio divino, legittimato non solo da una storia secolare, ma ancor più dalla vittoria nel Secondo conflitto mondiale. E questo conferisce all’Inghilterra quasi un diritto di vita o di morte sull’intero genere umano. Quell’ambizione non tiene conto, però, di uno scenario che sta mutando radicalmente nel dopoguerra. La Gran Bretagna non è più quella della fulgida era vittoriana”.

Cosa accade? “A Washington – scrivono Cereghino e Fasanella – matura la consapevolezza che il cuore e il cervello della nuova leadership occidentale sia ormai la Casa Bianca”.

Il libro sembra narrare la cronaca di questi giorni, con la casa Bianca che vuole a tutti i costi chiudere la guerra e il Regno Unito, con la squadra dei “bolliti” d’Europa, che vuole continuarla e con un’Unione Europea che pensa di poter reggere le spese belliche ancora per due anni, nell’illusione che la Russia, isolata, distrutta dalle sanzioni, conceda la vittoria a Zelensky.

La follia di questa posizione è alla base dell’azione dei neocon Usa e della Gran Bretagna ed è anche la causa del confronto per procura con la Russia.

Starmer, all’incontro dei volontari del “bollito misto”, al quale Giorgia Meloni saggiamente si è sottratta, ha detto che “se necessario siamo disponibili a mandare truppe in Ucraina, assieme ad altri attori”.

Nel teatro dei “bolliti” tutto è esternabile e, purtroppo, c’è anche chi queste buffonate le veicola come possibilità.

Nell’incontro con il Corpo diplomatico, venerdì Leone XIV ha detto: “L’esigenza che ogni popolo ha di provvedere alla difesa non può trasformarsi in una corsa generale al riarmo. Occorre smettere di produrre strumenti di distruzione e di morte”. E ancora: “La pace non è una semplice tregua, un momento di riposo tra una contesa e l’altra”, il che rende necessario “sradicare le premesse di ogni conflitto e di ogni distruttiva volontà di conquista”.

Eccoci giunti al tema centrale riguardante la guerra in Ucraina: sradicare le premesse.

Nel maggio del 2022 Jorge Mario Bergoglio, in un’intervista al Corriere della Sera, ebbe a riflettere sulle cause della guerra. Papa Francesco lo fece con una frase netta, parlando dell'”abbaiare della Nato alle porte della Russia”, che a suo giudizio avrebbe spinto Putin a reagire e a scatenare l’inferno in Ucraina: “Un’ira che non so dire se sia stata provocata ma facilitata forse sì”, concluse Francesco.

Alla fine della Guerra Fredda, con il collasso del blocco sovietico, la riunificazione della Germania era una priorità. L’URSS, guidata da Michail Gorbaciov, era preoccupata che una Germania unita potesse aderire alla NATO, rafforzando l’alleanza militare occidentale vicino ai confini sovietici. Durante i colloqui, in particolare quelli del 1990 tra Gorbaciov, il segretario di Stato USA James Baker e il cancelliere tedesco Helmut Kohl, si discusse del futuro della sicurezza europea.

Secondo documenti desecretati e memorie di diplomatici sovietici, James Baker avrebbe detto a Gorbaciov, durante un incontro il 9 febbraio 1990, che la NATO non si sarebbe espansa “un pollice verso est” se l’URSS avesse accettato la riunificazione della Germania e la sua appartenenza alla NATO. Questa frase è spesso citata come una “promessa” o un impegno informale.

La Russia, specialmente con Vladimir Putin, ha spesso citato questa “promessa” come una violazione da parte dell’Occidente, sostenendo che l’espansione della NATO negli anni ’90 e 2000.

I fatti contano più delle parole.

L’evoluzione territoriale della NATO dal 1990 in poi è stata caratterizzata da una significativa espansione verso est, includendo ex paesi del blocco sovietico e stati dell’Europa centrale e orientale.

1990 – La NATO conta 16 membri, tutti in Europa occidentale e Nord America. La Guerra Fredda volge al termine e inizia un dibattito sull’allargamento.

1999 – Primo allargamento post-Guerra Fredda. Entrano Polonia, Repubblica Ceca e Ungheria, ex membri del Patto di Varsavia. Questo segna l’inizio dell’espansione verso est.

2004 – Grande allargamento. Entrano sette paesi: Bulgaria, Estonia, Lettonia, Lituania, Romania, Slovacchia e Slovenia. Le repubbliche baltiche (Estonia, Lettonia, Lituania) sono particolarmente significative, essendo ex repubbliche sovietiche.

2009 – Entrano Albania e Croazia, consolidando la presenza NATO nei Balcani.

2017 – Montenegro aderisce, rafforzando ulteriormente l’influenza NATO nei Balcani occidentali.

2020 – La Macedonia del Nord diventa il 30º membro, dopo aver risolto la disputa sul nome con la Grecia.

2023 – La Finlandia aderisce come 31º membro, spinta dall’invasione russa dell’Ucraina (2022). Questo segna un cambiamento strategico, con un paese confinante con la Russia che entra nella NATO.

2024: La Svezia diventa il 32º membro, completando il processo di adesione avviato anch’esso in risposta alla crisi ucraina. L’ingresso di Svezia e Finlandia rafforza la NATO nel Baltico e nel Nord Europa

L’allargamento ha spostato i confini NATO più vicino alla Russia, causando tensioni geopolitiche, soprattutto con Mosca, che percepisce l’espansione come una minaccia. Finlandia e Svezia, tradizionalmente neutrali, hanno aderito, modificando l’equilibrio strategico nel Baltico.

L’idea di portare l’Ucraina nella Nato significa completare l’accerchiamento e mettere in discussione anche il Mar Nero.

Nato 1949 2024

Non si può vedere la realtà storica partendo dall’ultima puntata e ignorando le precedenti, perché così facendo si fa solo propaganda.

A proposito di propaganda, un interessante sguardo fa va dato all’influenza inglese sulla comunicazione italiana.

Ad esempio, l’Agenzia Nazionale Stampa Associata (ANSA) fu fondata il 15 gennaio 1945 a Roma, in forma di cooperativa, da rappresentanti di alcune delle principali forze politiche della Resistenza italiana.

All’inizio del 1945, l’Italia era divisa, con il Nord sotto il controllo della Repubblica Sociale Italiana e il Sud liberato dagli Alleati. In quest’area, gli Alleati gestivano l’informazione attraverso l’agenzia Notizie Nazioni Unite (NNU), creata dalla Psychological Warfare Division. La proposta di fondare ANSA ricevette l’approvazione delle autorità militari alleate, che pochi mesi dopo (marzo 1945) chiusero la NNU, favorendo così il successo della nuova agenzia.

E’ noto che gli Alleati, inclusi gli inglesi, avevano un ruolo significativo nel controllo dell’informazione nell’Italia liberata. La chiusura della NNU e il sostegno alla nascita di ANSA possono essere interpretati come parte di una strategia alleata per promuovere un’informazione controllata dagli Alleati.

Un elemento da considerare è che Renato Mieli, primo direttore non ufficiale di ANSA, aveva precedentemente lavorato per la NNU, il che potrebbe aver facilitato il passaggio di competenze e strutture dalla gestione alleata a quella italiana.

I rapporti tra i servizi di intelligence inglesi e il Corriere della Sera sono un argomento complesso, che emerge principalmente da documenti storici e analisi di studiosi, come quelli riportati in libri e articoli che indagano l’influenza britannica sull’Italia nel Novecento. Non esistono prove dirette e recenti di un legame operativo tra i servizi segreti britannici (come il Secret Intelligence Service, noto come MI6) e il Corriere della Sera, ma ci sono indizi storici che suggeriscono tentativi di influenza sull’opinione pubblica italiana, inclusa la stampa, da parte del Regno Unito.

Secondo il libro Colonia Italia di Giovanni Fasanella e Mario José Cereghino, basato su documenti desecretati britannici, il Regno Unito avrebbe condotto per tutto il Novecento una “guerra segreta” per controllare l’opinione pubblica italiana, utilizzando media come stampa, radio e televisione. Questo includeva il tentativo di influenzare testate giornalistiche di primo piano, come il Corriere della Sera, per allineare il dibattito pubblico agli interessi economici e politici britannici. Gli autori parlano di uno “schedario” di figure italiane, inclusi giornalisti, utili alla causa inglese.

L’obiettivo era contrastare influenze considerate ostili, come il comunismo o politiche italiane troppo indipendenti (es. quelle di De Gasperi o Mattei), e mantenere l’Italia in una posizione subordinata agli interessi britannici, anche in competizione con l’influenza americana.

Ora, suona tanto meno strano che il Corriere della Sera, nel giorno della pubblicazione del libro di Cereghino e Fasanella “La maledizione italiana”, ne amplifichi la diffusione allegandolo alla copia del giornale. Un cambio di bandiera dagli inglesi agli americani? Un bacio della pantofola?

Parrebbe di sì. E se consideriamo il bacio della pantofola di Elkann a Donald Trump c’è da spettarsi una svolta anche del gruppo Gedi, con qualche contorcimento, perché l’Economist in versione Donald metterebbe in grossa difficoltà i rapporti con gli inglesi.

La canea italiana contro Giorgia Meloni, che non si presta alle follie dei volonterosi per una continuazione della guerra, così come le presunte analisi sulla possibile continuazione della guerra sostenuta dall’Unione Europea, sono del tutto funzionali alle logiche guerrafondaie inglesi e neocon, che dell’Unione Europea hanno fatto il loro fortilizio contro Donald Trump.

I “bolliti d’Europa” non sono altro che i continuatori delle logiche della perfida Albione e dei neocon Usa.

E’ del tutto evidente che se si vuole, come ha detto Leone XIV nell’incontro con il Corpo diplomatico, venerdì, che la pace non sia “una semplice tregua, un momento di riposo tra una contesa e l’altra”, il che rende necessario “sradicare le premesse di ogni conflitto e di ogni distruttiva volontà di conquista”, il tema del rapporto con la Russia non può essere quello voluto dai guerrafondai “bolliti”, dai neocon e dai propagandisti loro lacchè, ma deve fare i conti con il tema della sicurezza reciproca; dei Paesi europei e della Russia.

Per l’Italia, la questione si pone in termini di totale indipendenza dalle pressioni dirette e indirette degli inglesi, perché la perfida Albione è ormai allo scoperto.

L’Italia, come opportunamente sta facendo Giorgia Meloni, deve stare con gli Stati Uniti d’America, come fece a suo tempo De Gasperi, non a caso osteggiato dagli inglesi, assieme a tutta il suo nucleo di alleati politici.

Autore

  • Silvano Danesi

    Silvano Danesi, laureato in Filosofia all’Università Statale di Milano. Dopo la laurea ha seguito studi storici e antropologici, ha pubblicato diversi saggi di storia, antropologia e massoneria, e ha tenuto varie conferenze e seminari.

Ricevi i nostri articoli via mail!

Ogni giorno i contenuti del Nuovo Giornale Nazionale sulla tua casella di posta elettronica

Non inviamo spam! Leggi la nostra Informativa sulla privacy per avere maggiori informazioni.

LASCIA UN COMMENTO

Per favore inserisci il tuo commento!
Per favore inserisci il tuo nome qui